Cosa succede se un erede non vuole pubblicare il testamento?

Chi possiede un testamento olografo deve presentarlo al notaio: come si ottiene la pubblicazione, cosa rischia chi lo nasconde e quanto vale un accordo tra eredi.

Aggiornato il

6 min di lettura

Cosa succede se un erede non vuole pubblicare il testamento?

Un erede non può decidere da solo di non pubblicare il testamento: chi possiede un testamento olografo deve presentarlo a un notaio appena ha notizia della morte del testatore (art. 620 c.c.). Se non lo fa, chiunque vi abbia interesse può chiedere al tribunale di fissargli un termine; chi lo nasconde per trarne un vantaggio o per danneggiare altri commette un reato e rischia di essere escluso dall’eredità come indegno.

Il testamento resta nel cassetto per risparmiare sul notaio, perché ricalca le quote di legge, per un accordo tra familiari o perché un erede vuole tenere per sé ciò che spettava ad altri. Vediamo cosa prevede la legge, cosa si può fare e fin dove arrivano gli accordi tra eredi.

In breve

  • Chi ha in mano un testamento olografo deve portarlo a un notaio per la pubblicazione appena sa della morte del testatore (art. 620, comma 1, c.c.).
  • Chi ha interesse può chiedere al tribunale del luogo dell’ultimo domicilio del defunto di fissare un termine per la presentazione (art. 620, comma 2, c.c.).
  • Distruggere o nascondere un testamento olografo per avvantaggiarsi o danneggiare altri è reato, procedibile d’ufficio (artt. 490 e 493-bis c.p.).
  • Chi ha soppresso, celato o alterato il testamento può essere dichiarato indegno di succedere (art. 463, n. 5, c.c.).

Cos’è la pubblicazione del testamento e perché serve?

La pubblicazione è l’atto con cui il notaio, alla presenza di due testimoni, redige un verbale che descrive lo stato del testamento, ne riproduce il contenuto e vi allega l’originale e l’estratto dell’atto di morte (art. 620, comma 3, c.c.). I requisiti di forma dell’olografo sono spiegati nella guida su come scrivere un testamento olografo valido.

La pubblicazione non è un requisito di validità: il testamento vale dal momento in cui è stato scritto. Però solo dopo la pubblicazione «ha esecuzione» (art. 620, comma 5, c.c.). Senza il verbale, i beneficiari non possono far valere le disposizioni, e alla dichiarazione di successione va allegata la copia del testamento e del verbale di pubblicazione (art. 30 D.Lgs. 346/1990).

Se il testamento era stato depositato dal testatore presso un notaio, la pubblicazione spetta al notaio depositario (art. 620, comma 4, c.c.): in questo caso gli eredi non possono tenerlo nascosto. Il testamento segreto lo apre e lo pubblica il notaio che lo custodisce (art. 621 c.c.).

Cosa fare se un erede tiene nascosto il testamento?

Chi ritiene di avere interesse alla pubblicazione, per esempio un erede nominato nel testamento, un legatario o un parente che erediterebbe per legge, ha diversi strumenti:

  1. Diffida scritta: una lettera che invita chi detiene il testamento a presentarlo al notaio entro una data precisa.
  2. Ricorso al tribunale: con un procedimento di volontaria giurisdizione si chiede al tribunale del luogo in cui si è aperta la successione di fissare un termine per la presentazione (art. 620, comma 2, c.c.).
  3. Denuncia: se ci sono elementi per ritenere che il testamento sia stato distrutto o occultato di proposito, si può presentare denuncia; il reato è perseguibile d’ufficio.
  4. Causa civile: per far valere le disposizioni testamentarie, chiedere la dichiarazione di indegnità ed eventualmente il risarcimento dei danni, di regola dopo il tentativo obbligatorio di mediazione previsto per le liti successorie.

Per ora il ricorso si presenta al tribunale: dal 31 ottobre 2027 la competenza passerà al giudice di pace (art. 27 D.Lgs. 116/2017; termine da ultimo rinviato dal D.L. 100/2026, convertito dalla L. 145/2026), salvo nuovi rinvii.

Nascondere il testamento è reato?

La semplice mancata consegna al notaio, di per sé, non è punita. Diverso è il caso di chi distrugge, sopprime o nasconde un testamento olografo al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno: è il reato di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri (art. 490 c.p.). La pena è quella prevista per il falso materiale in atto pubblico, ridotta di un terzo quando il fatto è commesso da un privato (artt. 476 e 482 c.p.).

Dopo la depenalizzazione del 2016 il reato non riguarda più le comuni scritture private, ma il testamento olografo è rimasto espressamente tutelato. E, a differenza di quanto avviene per cambiali e titoli di credito, si procede d’ufficio, senza bisogno di querela (art. 493-bis c.p.).

Chi nasconde il testamento perde l’eredità?

Può perderla. È escluso dalla successione come indegno chi ha soppresso, celato o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata (art. 463, n. 5, c.c.). L’indegnità va dichiarata dal giudice su domanda di chi vi ha interesse e riguarda tutta la successione, non solo i beni oggetto del testamento nascosto.

Secondo la giurisprudenza, però, serve una condotta volontaria e consapevole che abbia impedito o ostacolato l’attuazione delle ultime volontà: un semplice ritardo o una negligenza non bastano.

E se il testamento è stato distrutto o non si trova più?

Se l’olografo è stato distrutto, strappato o cancellato, la legge presume che l’abbia fatto il testatore per revocarlo, salvo prova che l’ha fatto un’altra persona o che il testatore non voleva revocarlo (art. 684 c.c.). Secondo l’orientamento consolidato della Cassazione, il testamento che non si trova dopo la morte è equiparato a quello distrutto.

Chi sostiene che il testamento esisteva ed è andato perso senza sua colpa può provarne il contenuto anche con testimoni (artt. 2724, n. 3, e 2725 c.c.), ma deve dimostrare che il documento esisteva al momento della morte e che aveva i requisiti di forma. Sui vizi che permettono di contestare un testamento vedi la guida su quando si può impugnare un testamento.

Il patto di non pubblicazione tra eredi è valido?

Capita che tutti gli eredi, conoscendo il contenuto del testamento, si accordino per non pubblicarlo e regolare la successione tra loro. Dopo la morte gli eredi possono in effetti accordarsi liberamente su come dividere i beni, anche in modo diverso da quanto previsto dal testatore.

Un accordo del genere, però, non cancella l’obbligo di legge e non vincola chi non lo ha firmato: un legatario, un altro beneficiario o un creditore può sempre chiedere al tribunale di fissare il termine per la presentazione. Inoltre senza pubblicazione il testamento non ha esecuzione, e se l’accordo serve a danneggiare qualcuno restano il reato e l’indegnità. La soluzione più sicura è quasi sempre pubblicare il testamento e poi, se tutti sono d’accordo, stipulare una divisione o una transazione.

Domande frequenti

Quanto costa pubblicare un testamento olografo?

Il verbale di pubblicazione sconta l’imposta di registro in misura fissa (200 euro), l’imposta di bollo e l’onorario del notaio, che varia secondo il caso. Le spese le anticipa chi presenta il testamento; gli eredi possono poi accordarsi per ripartirle.

C’è un termine per pubblicare il testamento?

La legge non indica un numero di giorni: il testamento va presentato appena si ha notizia della morte. Il termine preciso lo fissa il tribunale, se un interessato lo chiede. Chi vi ha interesse può anche chiedere al giudice di fissare ai chiamati un termine per accettare l’eredità (art. 481 c.c.).

Chi può chiedere la pubblicazione del testamento?

Chiunque abbia un interesse concreto: eredi e legatari nominati, parenti che erediterebbero per legge, creditori. Chi detiene il testamento, anche se non è erede, deve presentarlo.

Ogni situazione va valutata sui documenti e sui rapporti tra gli eredi, anche per scegliere tra diffida, ricorso e azione giudiziaria. Se sospettate che un testamento sia stato nascosto o dovete pubblicarne uno, potete chiedere una valutazione allo Studio Legale Di Carlo, a Palermo e Mussomeli, dalla pagina sedi e contatti.

Assistenza legale

Ogni caso ha le sue particolarità

Un articolo offre un orientamento generale. Per sapere come le norme si applicano alla tua situazione, lo studio esamina fatti e documenti e ti indica le strade percorribili, con tempi e costi.