Screenshot di una chat: quando diffonderlo è reato?

Quando pubblicare o inoltrare lo screenshot di una conversazione è reato, come difendersi con querela e risarcimento e quanto vale uno screenshot come prova.

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Screenshot di una chat: quando diffonderlo è reato?

Fare lo screenshot di una chat e tenerlo sul proprio telefono non è reato. Può diventarlo diffonderlo: pubblicare o inoltrare la conversazione integra la diffamazione se ne esce lesa la reputazione di qualcuno e più persone la leggono (art. 595 c.p.), il revenge porn se contiene immagini sessualmente esplicite (art. 612-ter c.p.) e altri reati se la chat è stata ottenuta entrando di nascosto nel telefono o nell’account di un altro.

Negli altri casi la diffusione può restare un illecito civile, per violazione della riservatezza, con diritto al risarcimento. Vediamo quando lo screenshot è lecito, quali reati si rischiano, come si difende chi lo subisce e quanto vale uno screenshot come prova.

In breve

  • Conservare lo screenshot di una chat a cui si partecipa è lecito; il problema nasce quando lo si mostra o lo si inoltra ad altri.
  • Diffondere uno screenshot offensivo a più persone è diffamazione, aggravata se pubblicato sui social (art. 595, comma 3, c.p.).
  • Inviare senza consenso immagini sessualmente esplicite ricevute in chat, per danneggiare chi vi compare, è punito con la reclusione da uno a sei anni (art. 612-ter c.p.).
  • La querela va presentata entro tre mesi da quando si è saputo del fatto (art. 124 c.p.), sei mesi per il revenge porn.

Fare lo screenshot di una chat è legale?

Sì, se si partecipa alla conversazione. Chi scrive a qualcuno accetta che il destinatario conservi i messaggi, così come può ricordarli o annotarli: vale la stessa logica che rende lecito registrare una conversazione a cui si partecipa. Anche l’uso per sé, per esempio consegnare lo screenshot al proprio avvocato, è lecito.

Il discorso cambia quando la conversazione viene portata a conoscenza di altre persone: pubblicata su Facebook o Instagram, inoltrata in un gruppo WhatsApp, oppure inviata a più amici singolarmente. In tutti questi casi terzi non autorizzati conoscono fatti riservati, e possono essere lesi la reputazione e la riservatezza di chi aveva scritto.

Quando condividere uno screenshot è reato?

Diffamazione

Se il contenuto della chat offende l’onore o la reputazione di una persona che non partecipa alla comunicazione, la diffusione a due o più persone, anche in momenti diversi, integra la diffamazione (art. 595 c.p.). Se lo screenshot finisce sui social, scatta l’aggravante del mezzo di pubblicità, con la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro. Come difendersi e quanto vale il risarcimento lo spieghiamo nella guida sulla diffamazione sui social.

Se invece l’offesa è rivolta direttamente alla persona, anche con un messaggio privato, si tratta di ingiuria: dal 2016 non è più reato ma un illecito civile, con risarcimento e una sanzione pecuniaria civile da 100 a 8.000 euro (D.Lgs. 7/2016).

Revenge porn

Il caso più grave riguarda foto e video intimi. Chi, avendoli ricevuti in chat, li invia, pubblica o diffonde senza il consenso della persona ritratta e al fine di recarle nocumento è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5.000 a 15.000 euro (art. 612-ter, comma 2, c.p.). La pena aumenta se il fatto è commesso dal partner o dall’ex, o con strumenti informatici.

Chat rubate dal telefono di un altro

La violazione di corrispondenza (art. 616 c.p.), che comprende anche la corrispondenza informatica e telematica, punisce chi prende cognizione di una corrispondenza a lui non diretta; la pena sale fino a tre anni se poi ne rivela il contenuto causando un danno. Non riguarda quindi il destinatario che inoltra i messaggi ricevuti, ma chi legge e diffonde le chat di altri.

Chi si impossessa delle conversazioni entrando nel profilo o nel telefono altrui rischia anche l’accesso abusivo a un sistema informatico (art. 615-ter c.p.). Chi le intercetta con un’app spia e ne rivela il contenuto al pubblico commette il reato dell’art. 617-quater c.p., punito con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni.

E se lo screenshot rivela fatti privati?

Condividere confidenze su salute, orientamento sessuale, vicende familiari o economiche lede la riservatezza anche quando non c’è nulla di offensivo. Il reato di trattamento illecito di dati (art. 167 D.Lgs. 196/2003) scatta però solo in casi limitati: servono il fine di trarne profitto o di danneggiare, un nocumento effettivo per l’interessato e la violazione di specifiche regole del Codice privacy.

Fuori da questi casi resta la tutela civile. Il GDPR non si applica alle attività strettamente personali, ma pubblicare dati altrui sui social o in gruppi numerosi va oltre l’uso personale: chi subisce un danno può chiedere il risarcimento (art. 82 GDPR) o presentare reclamo al Garante privacy. Il fatto che la chat riveli un comportamento scorretto, poi, non autorizza a diffonderla: la strada corretta è la denuncia o l’uso come prova in giudizio.

Come difendersi se qualcuno diffonde le tue chat?

  1. Conservare le prove: screenshot del post o dell’inoltro, con autore, data e destinatari; chiedere a chi l’ha ricevuto di non cancellarlo e, se serve, di testimoniare.
  2. Chiedere la rimozione all’autore e segnalare il contenuto alla piattaforma.
  3. Presentare querela a polizia postale, carabinieri o procura della Repubblica entro tre mesi (sei per il revenge porn); come si fa è spiegato nella guida su querela e denuncia.
  4. Chiedere il risarcimento, costituendosi parte civile nel processo penale o con una causa civile.

Per le immagini intime c’è anche una tutela preventiva: chi teme che vengano diffuse può segnalarlo al Garante privacy, che entro 48 ore adotta un provvedimento per impedirne la diffusione sulle piattaforme digitali (art. 144-bis D.Lgs. 196/2003).

Uno screenshot vale come prova?

Sì, ma con dei limiti. Nel processo civile i messaggi di WhatsApp e gli SMS sono considerati riproduzioni informatiche: fanno piena prova se la controparte non ne contesta la conformità (art. 2712 c.c.). Per la Cassazione il disconoscimento deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, e anche in quel caso il giudice può accertare l’autenticità con altri elementi.

Nel processo penale lo screenshot è un documento (art. 234 c.p.p.), ma se la sua genuinità è contestata conta il supporto originale: una pronuncia spesso citata della Cassazione (sez. V pen., n. 49016/2017) ha subordinato l’utilizzabilità della trascrizione dei messaggi all’acquisizione del dispositivo che li contiene, mentre altre decisioni ammettono lo screenshot come documento e ne rimettono la valutazione al giudice. Per questo è prudente conservare il telefono e la chat originale e, nei casi importanti, farne una copia forense.

Domande frequenti

Posso inoltrare lo screenshot di una chat a un solo amico?

Se il contenuto è offensivo per qualcuno, l’invio a una sola persona di regola non basta per la diffamazione, che richiede la comunicazione ad almeno due persone. Resta però la possibile violazione della riservatezza, e il limite si supera facilmente con un secondo invio.

Si può usare lo screenshot di una chat in tribunale?

Sì. Usarlo per difendersi in giudizio è lecito anche senza il consenso di chi ha scritto. Conviene però conservare il telefono e la conversazione originale, perché la controparte può contestare lo screenshot.

Pubblicare uno screenshot senza nomi è reato?

Dipende. Se le persone coinvolte sono comunque riconoscibili, per il numero di telefono, la foto del profilo o il contesto, la diffamazione e la violazione della riservatezza restano possibili.

Ogni caso dipende dal contenuto della chat, da come è stata ottenuta e da quante persone l’hanno vista. Se le tue conversazioni sono state diffuse, o devi usare delle chat come prova, puoi chiedere una valutazione allo Studio Legale Di Carlo, a Palermo e Mussomeli, dalla pagina sedi e contatti.

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