Corte d’appello di Palermo: tardivo l’appello dopo la notifica via PEC

La Corte d’appello di Palermo ha dichiarato tardivo l’appello contro una condanna a restituire somme a un Comune: la sentenza di primo grado era stata notificata via PEC.

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Corte d’appello di Palermo: tardivo l’appello dopo la notifica via PEC

La Corte d’appello di Palermo ha dichiarato inammissibile, perché proposto fuori termine, l’appello di un ex amministratore locale contro la sentenza di primo grado che lo aveva condannato a restituire a un Comune della provincia di Palermo oltre 200 mila euro, oltre agli interessi e alle spese. La decisione è stata resa nota il 27 agosto 2019. L’avv. Sandro Di Carlo ha assistito il Comune insieme all’avv. Giancarlo Pellegrino.

Il caso

Con la sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Palermo nel 2014, l’ex amministratore era stato condannato a restituire all’ente somme percepite a titolo di indennità di carica, ritenute non cumulabili con quelle di un altro incarico pubblico ricoperto nello stesso periodo. Contro quella decisione era stato proposto appello nel 2015.

La difesa del Comune ha eccepito fin dall’inizio che il termine per impugnare era già scaduto, perché la sentenza di primo grado era stata notificata tramite posta elettronica certificata. L’appellante aveva contestato la regolarità di quella notifica, richiamando anche presunti problemi tecnici.

La questione giuridica

La Corte d’appello ha ritenuto valida la notifica telematica. Secondo quanto riportato dalla stampa, i giudici hanno rilevato che sia il messaggio di posta elettronica certificata sia la relazione di notificazione contenevano tutte le indicazioni previste, e che la relazione era stata redatta come documento informatico separato, sottoscritto con firma digitale e allegato al messaggio. Da qui la tardività dell’appello e la conferma integrale della condanna di primo grado.

La decisione non è entrata nel merito della controversia: si è fermata, come prevede la legge, alla verifica del rispetto dei termini per impugnare.

Perché è importante

Nel processo civile la notificazione della sentenza fa decorrere il cosiddetto termine breve per impugnarla, che per l’appello è di trenta giorni. Gli avvocati possono eseguire direttamente la notifica a mezzo PEC secondo le regole della legge n. 53 del 1994: se la notifica rispetta i requisiti formali, produce pienamente i suoi effetti, compreso l’avvio del termine. Dopo la riforma Cartabia (art. 3-ter della stessa legge, introdotto dal d.lgs. 149/2022) la notifica via PEC da parte dell’avvocato è diventata di regola obbligatoria quando il destinatario è tenuto ad avere un domicilio digitale risultante dai pubblici elenchi, come imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni, o lo ha eletto.

Per chi intende impugnare, l’indicazione è chiara: una sentenza ricevuta via PEC va considerata notificata, e i tempi vanno calcolati da quel momento. Per le amministrazioni e per i privati che hanno ottenuto una sentenza, una notifica telematica eseguita correttamente consente di rendere la decisione definitiva in tempi certi.

Le fonti

Lo Studio Legale Di Carlo, con sedi a Palermo e Mussomeli, si occupa di diritto amministrativo, diritto civile e del lavoro, con attività di assistenza agli enti locali. Per informazioni sull’attività dello studio è possibile consultare la pagina Sedi e contatti.

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