Collazione: come si contano nell’eredità le donazioni ricevute

Figli e coniuge che ereditano insieme devono tenere conto delle donazioni ricevute in vita. Ecco come funziona la collazione, come si calcola e quando c’è la dispensa.

5 min di lettura

Collazione: come si contano nell’eredità le donazioni ricevute

La collazione è l’obbligo per figli, discendenti e coniuge che ereditano insieme di riportare nella massa da dividere ciò che hanno ricevuto in donazione dal defunto, perché la divisione tenga conto di quanto ciascuno ha già avuto (art. 737 c.c.). Si fa restituendo il bene donato oppure, più spesso, imputandone il valore alla propria quota.

La legge presume che chi dona a un figlio o al coniuge voglia anticipargli una parte dell’eredità, non avvantaggiarlo rispetto agli altri. Vediamo chi è tenuto alla collazione, quali donazioni contano, come si calcola e come il donante può escluderla.

In breve

  • Sono tenuti alla collazione i figli, i loro discendenti e il coniuge che concorrono alla successione, salvo dispensa del defunto (art. 737 c.c.); lo stesso vale per l’unito civilmente (L. 76/2016).
  • La dispensa dalla collazione vale solo nei limiti della quota disponibile: oltre quel limite gli altri legittimari possono agire in riduzione.
  • Per gli immobili si sceglie tra restituzione in natura e imputazione del valore; se il bene è stato venduto o ipotecato si procede solo per imputazione (art. 746 c.c.), sul valore al momento della morte (art. 747 c.c.).
  • Non si conferiscono le spese di mantenimento, educazione e malattia né le donazioni di modico valore al coniuge (artt. 738 e 742 c.c.).

A cosa serve la collazione e chi deve farla?

Un esempio aiuta. Un padre dona in vita a uno dei due figli un appartamento che alla sua morte vale 150.000 euro; nel conto corrente lascia altri 150.000 euro. Con la collazione la massa da dividere è di 300.000 euro e a ciascun figlio spettano 150.000: chi ha ricevuto la casa la tiene imputandone il valore, l’altro prende il denaro.

L’obbligo riguarda solo figli, discendenti e coniuge che diventano coeredi. Non riguarda gli altri eredi, come fratelli o nipoti chiamati per testamento, né i legatari. Il nipote che eredita al posto del genitore premorto deve conferire anche ciò che era stato donato al genitore (art. 740 c.c.), mentre l’erede non conferisce le donazioni fatte ai propri figli o al proprio coniuge (art. 739 c.c.).

La collazione presuppone che il donatario sia erede. Chi rinuncia all’eredità non vi è tenuto, ma la donazione ricevuta resta esposta all’azione di riduzione se lede la quota legittima degli altri.

Quali donazioni vanno in collazione?

Vanno conferite le donazioni dirette, fatte con atto notarile, come quella spiegata nella guida su come donare la casa ai figli, ma anche quelle indirette: per esempio il genitore che paga il prezzo della casa intestata al figlio. Secondo l’orientamento consolidato della Cassazione, in questo caso oggetto della collazione è l’immobile, non la somma versata.

Sono soggette a collazione anche le somme spese dal defunto per i discendenti a causa di matrimonio, per avviarli a un’attività produttiva o professionale, per pagare premi di assicurazioni sulla vita a loro favore o per pagare i loro debiti (art. 741 c.c.).

Restano invece fuori:

  • spese ordinarie: mantenimento, educazione, cure mediche, abbigliamento e nozze nella misura ordinaria (art. 742 c.c.);
  • istruzione e corredo: solo per la parte che supera notevolmente la misura ordinaria, tenuto conto delle condizioni economiche del defunto;
  • liberalità d’uso, come i regali per ricorrenze, e le donazioni di modico valore al coniuge (artt. 738 e 742 c.c.);
  • beni andati distrutti per causa non imputabile al donatario (art. 744 c.c.).

Come si calcola: in natura o per imputazione?

Per gli immobili chi conferisce può scegliere tra restituire il bene alla massa e imputarne il valore alla propria porzione, cioè prendere meno dagli altri beni (art. 746 c.c.). Se l’immobile è stato venduto o ipotecato resta solo l’imputazione. Il valore da considerare è quello al momento dell’apertura della successione, non quello della donazione (art. 747 c.c.), tenendo conto delle migliorie e delle spese fatte dal donatario (art. 748 c.c.).

I beni mobili si conferiscono solo per imputazione, sempre al valore del momento della morte (art. 750 c.c.). Per il denaro donato, il donatario preleva meno denaro tra quello presente nell’eredità; se non basta e non vuole versare altro, gli altri coeredi prelevano beni ereditari in proporzione (art. 751 c.c.).

Cos’è la dispensa dalla collazione?

Il donante può dispensare il donatario dalla collazione, nell’atto di donazione o nel testamento. La dispensa però vale solo nei limiti della quota disponibile (art. 737 c.c.): se il vantaggio supera quello che il defunto poteva liberamente attribuire, i legittimari possono chiedere la riduzione.

Collazione e riduzione vanno tenute distinte. La prima serve a ristabilire la parità tra coeredi nella divisione; la seconda tutela la legittima ed è l’azione con cui si contestano le donazioni che la ledono. Dal 18 dicembre 2025 la riforma dell’art. 563 c.c. (art. 44 L. 182/2025) ha limitato gli effetti della riduzione verso chi ha comprato dal donatario: le novità sono spiegate nella guida su quando si può impugnare una donazione.

Fa eccezione il patto di famiglia: ciò che i familiari ricevono con quel contratto non è soggetto né a collazione né a riduzione (art. 768-quater c.c.). La collazione, infine, opera all’interno della divisione ereditaria, amichevole o giudiziale.

Domande frequenti

I soldi ricevuti da mio padre per comprare casa vanno in collazione?

Di regola sì, come donazione indiretta, salvo dispensa. Secondo la giurisprudenza si conferisce il valore dell’immobile acquistato, calcolato al momento della morte del genitore.

Il figlio che ha assistito il genitore deve conferire i regali ricevuti?

I regali d’uso e le spese ordinarie no. Le vere donazioni, anche fatte per gratitudine, vanno conferite, salvo che il genitore ne abbia disposto la dispensa.

Entro quando si fa valere la collazione?

La collazione opera nella divisione, che può essere chiesta in qualunque momento finché dura la comunione. Conviene comunque raccogliere presto atti e documenti sulle donazioni.

Ricostruire donazioni dirette e indirette fatte in molti anni è spesso il punto più delicato di una successione. Per una valutazione del caso concreto, le modalità di contatto sono nella pagina Sedi e contatti.

Assistenza legale

Ogni caso ha le sue particolarità

Un articolo offre un orientamento generale. Per sapere come le norme si applicano alla tua situazione, lo studio esamina fatti e documenti e ti indica le strade percorribili, con tempi e costi.