Patto di famiglia: come passare l’azienda ai figli

Con il patto di famiglia l’imprenditore passa l’azienda o le quote ai figli in vita, liquidando subito gli altri familiari. Ecco come funziona, chi partecipa e che vantaggi dà.

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Patto di famiglia: come passare l’azienda ai figli

Il patto di famiglia è il contratto, stipulato per atto pubblico dal notaio, con cui l’imprenditore trasferisce in tutto o in parte l’azienda, o il socio le sue quote di società, a uno o più discendenti, con la partecipazione del coniuge e degli altri futuri legittimari, che vengono liquidati subito (artt. 768-bis e seguenti c.c.). È l’unica eccezione al divieto di accordi sulla propria successione (art. 458 c.c.): ciò che si riceve con il patto non torna in discussione alla morte dell’imprenditore.

Vediamo a cosa serve, chi deve partecipare, come si liquidano i familiari che non ricevono l’impresa, quali vantaggi fiscali offre e come si modifica.

In breve

  • Il patto si stipula per atto pubblico, a pena di nullità (art. 768-ter c.c.), e vi partecipano il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se la successione si aprisse in quel momento (art. 768-quater c.c.).
  • Chi riceve l’azienda liquida gli altri partecipanti con una somma pari al valore della loro quota di legittima, salvo rinuncia; la liquidazione può avvenire anche in natura.
  • Quanto ricevuto con il patto non è soggetto a collazione né a riduzione (art. 768-quater, ultimo comma).
  • Il trasferimento a discendenti e coniuge è esente da imposta di successione e donazione se chi riceve prosegue l’attività o mantiene il controllo per almeno cinque anni (art. 3, comma 4-ter, D.Lgs. 346/1990).

A cosa serve il patto di famiglia?

Serve a organizzare il passaggio generazionale dell’impresa mentre l’imprenditore è in vita, scegliendo chi la guiderà e mettendo d’accordo fin da subito il resto della famiglia. Può riguardare un’impresa individuale o partecipazioni in qualunque tipo di società, nel rispetto delle regole sull’impresa familiare e delle clausole statutarie, come prelazione e gradimento (vedi la guida a patti parasociali e statuto di srl).

Le alternative classiche presentano limiti. La donazione al figlio che continua l’attività resta soggetta alla collazione e, se lede la legittima degli altri, alla riduzione. Il testamento è revocabile fino all’ultimo e, alla morte, può essere contestato da chi si ritiene leso nella quota legittima. Con il patto, invece, gli assetti sono definiti e accettati da tutti.

Chi deve partecipare e come si liquidano gli altri figli?

Al contratto partecipano l’imprenditore, il discendente o i discendenti che ricevono l’azienda e, obbligatoriamente, il coniuge e gli altri potenziali legittimari, di regola gli altri figli (art. 768-quater c.c.).

Chi riceve l’azienda o le quote deve liquidare gli altri con una somma corrispondente al valore della quota di legittima calcolata sull’azienda, salvo che vi rinuncino in tutto o in parte. Le parti possono concordare che la liquidazione avvenga in natura, e l’imprenditore stesso può assegnare altri beni ai non assegnatari, anche con un successivo contratto collegato al primo. I beni ricevuti si imputano alla loro legittima.

Il coniuge e i legittimari che non hanno partecipato, per esempio un figlio nato dopo o un nuovo coniuge, possono chiedere ai beneficiari, all’apertura della successione, il pagamento della somma prevista aumentata degli interessi legali (art. 768-sexies c.c.).

Come si fa il patto di famiglia, passo per passo?

Il patto richiede una preparazione accurata, perché il valore dell’azienda è la base di tutte le liquidazioni:

  1. Analisi dell’impresa: forma giuridica, statuto, debiti, contratti in corso, eventuali soci estranei alla famiglia.
  2. Stima dell’azienda o delle quote, di solito con una perizia condivisa da tutti i partecipanti.
  3. Accordo sulle liquidazioni: importi, tempi di pagamento, eventuali beni in natura o rinunce.
  4. Atto pubblico davanti al notaio, con la presenza di tutti i partecipanti.
  5. Adempimenti successivi: iscrizioni nel registro delle imprese e comunicazioni a banche, clienti e fornitori.

Se si trasferisce l’azienda, i rapporti di lavoro proseguono con il nuovo titolare e i dipendenti conservano i diritti maturati (art. 2112 c.c.; vedi la guida sul trasferimento d’azienda). La scelta tra trasferire l’azienda o le quote ha conseguenze diverse su debiti e responsabilità, come spiegato nella guida su cessione d’azienda o di quote.

Quali vantaggi fiscali offre?

I trasferimenti di aziende, rami d’azienda, quote e azioni a favore di discendenti e coniuge, anche con patto di famiglia, sono esenti dall’imposta di successione e donazione (art. 3, comma 4-ter, D.Lgs. 346/1990). Per le società di capitali l’esenzione spetta solo se le partecipazioni trasferite consentono di acquisire o integrare il controllo.

La condizione è che i beneficiari proseguano l’attività o mantengano il controllo per almeno cinque anni dal trasferimento, dichiarandolo nell’atto. Se l’impegno non viene rispettato si perdono i benefici e si pagano l’imposta, una sanzione e gli interessi. Il trattamento fiscale delle somme pagate ai familiari non assegnatari va verificato caso per caso.

Si può modificare o impugnare il patto di famiglia?

Il patto può essere sciolto o modificato dalle stesse persone che lo hanno concluso, con un nuovo contratto con le stesse caratteristiche oppure con il recesso, se previsto nel patto, mediante dichiarazione agli altri contraenti certificata da un notaio (art. 768-septies c.c.).

Può essere impugnato per errore, violenza o dolo, ma l’azione si prescrive in un anno (art. 768-quinquies c.c.). Per le liti sui patti di famiglia la mediazione è condizione per poter agire in giudizio (art. 5 D.Lgs. 28/2010). Anche il patto, come ogni scelta successoria, si coordina con il testamento, per il quale può essere utile il testamento pubblico.

Domande frequenti

Si può fare il patto di famiglia con un solo figlio?

Sì, ma al contratto deve partecipare anche il coniuge dell’imprenditore, se c’è, perché è un legittimario. Va liquidato, salvo che rinunci.

Cosa ottiene il figlio che non vuole lavorare nell’impresa?

Ottiene la liquidazione della sua quota di legittima calcolata sul valore dell’azienda, in denaro o in natura. Può anche rinunciarvi, in tutto o in parte.

Il patto vale anche per le quote di una srl?

Sì, il titolare di partecipazioni può trasferirle con il patto, rispettando lo statuto. Per l’esenzione fiscale le quote devono dare al beneficiario il controllo della società.

Il passaggio dell’impresa ai figli richiede di coordinare aspetti civili, societari e fiscali. Per un esame della situazione concreta, le modalità di contatto sono nella pagina Sedi e contatti.

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