Quando la banca viene a sapere della morte del correntista blocca il conto, e gli eredi possono ottenere il saldo solo dopo aver documentato chi sono e aver provato di aver presentato la dichiarazione di successione, o di non esservi tenuti, come impone l’art. 48 del D.Lgs. 346/1990. Il denaro non spetta al primo familiare che si presenta allo sportello: entra nella comunione tra tutti gli eredi.
Questa guida spiega quali documenti chiede la banca, cosa cambia con il conto cointestato, come si apre la cassetta di sicurezza e cosa fare se la pratica si blocca. I rischi di chi preleva di sua iniziativa sono trattati nella guida su i prelievi dal conto di un familiare appena deceduto.
In breve
- Banche e altri debitori del defunto non possono pagare agli eredi senza la prova della dichiarazione di successione o una dichiarazione scritta di non esservi tenuti (art. 48, commi 3 e 4, D.Lgs. 346/1990).
- Con la morte si estinguono deleghe e procure (art. 1722 c.c.): chi poteva operare sul conto per conto del titolare non può più farlo.
- Nel conto cointestato le quote si presumono uguali (art. 1298 c.c.): la parte del defunto va agli eredi, salvo prova che il denaro fosse di uno solo.
- La cassetta di sicurezza si apre solo davanti a un notaio o a un funzionario dell’Agenzia delle entrate, che redige l’inventario (art. 48, comma 6).
Cosa succede al conto quando muore il titolare?
Appena riceve la comunicazione del decesso, di solito da un familiare con il certificato di morte, la banca blocca il conto intestato solo al defunto. Da quel momento non si eseguono prelievi né bonifici in uscita, e le deleghe rilasciate dal titolare cessano, perché il mandato si estingue con la morte (art. 1722 c.c.).
Il saldo diventa un credito ereditario. Secondo le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 24657 del 2007), i crediti del defunto non si dividono automaticamente tra gli eredi, come avviene per i debiti, ma entrano nella comunione ereditaria fino alla divisione. Le rate di pensione accreditate dopo il decesso vengono di regola recuperate dall’ente che le ha pagate.
Quali documenti chiede la banca agli eredi?
Ogni istituto ha la sua modulistica, ma i documenti richiesti sono in genere questi:
- Certificato di morte del titolare.
- Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (art. 47 D.P.R. 445/2000) che indica gli eredi e l’esistenza o meno di un testamento; per somme elevate alcune banche chiedono un atto notorio redatto dal notaio o in tribunale.
- Copia del testamento pubblicato, se esiste.
- Prova della dichiarazione di successione, cioè la ricevuta di presentazione telematica, oppure la dichiarazione scritta di non esservi tenuti: la dichiarazione non è dovuta, per esempio, se l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, vale non più di 100.000 euro e non comprende immobili (vedi la guida alla dichiarazione di successione).
- Documenti e codici fiscali degli eredi, con le coordinate per l’accredito e il modulo di liquidazione firmato.
Se tra gli eredi c’è un minore, per riscuotere la sua parte serve l’autorizzazione del giudice. Una deroga introdotta dalla riforma fiscale del 2024 consente all’unico erede di età non superiore a 26 anni di ottenere lo svincolo anticipato delle somme necessarie a pagare le imposte ipotecaria, catastale e di bollo, se nell’eredità ci sono immobili (art. 48, comma 4-bis).
Le imposte di successione sono oggi regolate dal D.Lgs. 346/1990, modificato dal D.Lgs. 139/2024. Il nuovo testo unico dei tributi indiretti (D.Lgs. 123/2025), che riordina anche questa materia, si applicherà dal 1° gennaio 2027 per effetto del rinvio disposto alla fine del 2025.
Il conto cointestato si blocca?
Dipende da come è stato aperto. Con la firma disgiunta ciascun intestatario è creditore in solido dell’intero saldo (art. 1854 c.c.) e il cointestatario superstite può in genere continuare a operare; molte banche, però, congelano la quota del defunto in attesa degli eredi. Con la firma congiunta il conto resta bloccato finché gli eredi non intervengono.
In ogni caso, nei rapporti interni le quote si presumono uguali (art. 1298 c.c.): metà del saldo di un conto intestato a due persone spetta agli eredi del defunto. È una presunzione che ammette prova contraria: il superstite può dimostrare che il denaro era suo, gli eredi che proveniva solo dal defunto, per esempio dalla sua pensione. Chi preleva più della propria parte deve restituire l’eccedenza.
Come si apre la cassetta di sicurezza del defunto?
Dopo la morte del titolare, o di uno dei contitolari, la cassetta può essere aperta solo alla presenza di un notaio o di un funzionario dell’amministrazione finanziaria, che redige l’inventario del contenuto; la banca comunica in anticipo giorno e ora all’Agenzia delle entrate (art. 48, comma 6, D.Lgs. 346/1990).
Gli stessi vincoli valgono per titoli, fondi e strumenti finanziari: banche e intermediari non possono trasferirli agli eredi senza la prova della dichiarazione di successione (art. 48, comma 4). L’inventario della cassetta serve anche a evitare contestazioni tra eredi su gioielli e valori custoditi.
Quanto tempo ci vuole e cosa fare se la banca non paga?
Con la documentazione completa la liquidazione richiede di solito alcune settimane, ma i tempi variano molto tra istituti. Va ricordato che riscuotere il saldo come erede significa, in genere, accettare tacitamente l’eredità: prima di farlo conviene leggere la guida all’accettazione dell’eredità, soprattutto se il defunto aveva debiti.
Il problema più frequente è l’erede che non firma. Le Sezioni Unite del 2007 hanno affermato che ciascun coerede può agire da solo per il credito comune; applicando questo principio, il Collegio di coordinamento dell’Arbitro bancario finanziario (decisione n. 27252 del 2018) ha ritenuto che il singolo coerede possa chiedere alla banca la propria quota o anche l’intero, con effetto liberatorio per la banca. Il ricorso all’ABF è preceduto da un reclamo scritto all’intermediario; resta sempre possibile rivolgersi al giudice.
La ripartizione definitiva delle somme tra gli eredi avviene con la divisione ereditaria. Se alcuni eredi vivono all’estero, si aggiungono procure e documenti tradotti: vedi la guida alla successione con beni o eredi all’estero.
Domande frequenti
Si possono pagare le spese del funerale con il conto del defunto?
Alcune banche, su richiesta e presentando la fattura, pagano direttamente l’impresa funebre attingendo al conto. È una prassi, non un obbligo di legge: va chiesta all’istituto e documentata.
Serve la dichiarazione di successione anche per un saldo di poche centinaia di euro?
Se ricorrono i casi di esonero, basta una dichiarazione scritta degli eredi di non essere tenuti a presentarla. Negli altri casi la dichiarazione va presentata, qualunque sia l’importo del conto.
Il cointestatario superstite può chiudere il conto?
Dipende dal contratto e dalla banca. Anche quando può operare da solo, la quota del defunto appartiene agli eredi e va loro restituita.
Le pratiche bancarie dopo un lutto sono spesso lunghe e possono creare tensioni tra familiari. Per un esame della situazione concreta, le modalità di contatto sono nella pagina Sedi e contatti.



