La retta della RSA si divide in due parti: la quota sanitaria, che paga il Servizio sanitario, e la quota sociale (detta anche alberghiera), che paga l’ospite, con l’eventuale aiuto del Comune in base all’ISEE. Nei trattamenti di lungo periodo le due quote valgono di regola il 50 per cento ciascuna; nella prima fase di cura più intensa, invece, il Servizio sanitario paga tutto.
La Residenza sanitaria assistenziale (RSA) è una struttura che accoglie persone non autosufficienti che non possono essere assistite a casa. Vediamo come si ripartisce la retta, cosa prevede la Regione Siciliana, quando la Cassazione ha messo l’intero costo a carico della sanità pubblica e come muoversi se si ritiene di aver pagato più del dovuto.
In breve
- I livelli essenziali di assistenza mettono a totale carico del Servizio sanitario i trattamenti estensivi in RSA, di norma per non più di 60 giorni, e al 50 per cento quelli di lungoassistenza (art. 30 D.P.C.M. 12 gennaio 2017).
- In Sicilia la retta giornaliera riconosciuta alle RSA è di 118 euro dal 1° gennaio 2026, più 59 euro nei moduli per la malattia di Alzheimer (D.A. n. 1058 dell’8 ottobre 2025).
- Per la quota sociale contano l’ISEE e le regole del Comune di residenza, che può integrare la retta di chi non riesce a pagarla.
- Secondo un orientamento della Cassazione, se le prestazioni sanitarie e assistenziali sono inscindibili l’intera retta spetta al Servizio sanitario; non è automatico e va verificato caso per caso.
Come si divide la retta della RSA tra sanità e ospite?
La regola nazionale è nell’art. 30 del D.P.C.M. 12 gennaio 2017 sui livelli essenziali di assistenza (LEA). L’ingresso in RSA a carico del Servizio sanitario richiede una valutazione multidimensionale, cioè l’esame dei bisogni clinici, funzionali e sociali della persona da parte dell’unità di valutazione dell’ASP, che porta alla presa in carico.
La norma distingue due tipi di trattamento:
- trattamenti estensivi: cure e recupero funzionale per persone che hanno bisogno di elevata tutela sanitaria e di presenza infermieristica sulle 24 ore; durano di norma non più di 60 giorni e sono interamente a carico del Servizio sanitario;
- trattamenti di lungoassistenza: recupero e mantenimento funzionale, compresi i ricoveri di sollievo per chi assiste la persona a casa; il Servizio sanitario paga il 50 per cento della tariffa giornaliera.
Lo stesso 50 per cento vale per i centri diurni (assistenza semiresidenziale). Il resto della retta è la quota sociale: la paga l’ospite e, se il suo reddito non basta, interviene il Comune secondo i propri regolamenti. Chi sceglie una RSA privata non convenzionata, senza passare dall’ASP, di regola paga l’intera retta.
Cosa prevede la Regione Siciliana?
In Sicilia le regole sulla retta risalgono a un decreto assessoriale del 2010, modificato il 25 gennaio 2013 dopo una sentenza del TAR di Palermo. La retta è a totale carico del Servizio sanitario regionale per i ricoveri fino a 60 giorni e per l’intera durata dei ricoveri di persone con malattia di Alzheimer nei moduli dedicati.
Oltre i 60 giorni, il 50 per cento della retta resta a carico del Servizio sanitario regionale e il restante 50 per cento è posto a carico del Comune di residenza, che può chiedere all’assistito una compartecipazione in base alla sua capacità economica. Gli importi sono stati aggiornati dal D.A. n. 1058 dell’8 ottobre 2025: 116 euro al giorno dal 2025 e 118 euro dal 1° gennaio 2026, con una maggiorazione di 59 euro per i moduli Alzheimer.
Le modalità di compartecipazione cambiano da Comune a Comune. Prima dell’ingresso conviene chiedere per iscritto all’ASP e ai servizi sociali del Comune quale quota resterà a carico della famiglia e su quale ISEE verrà calcolata.
Quando paga tutto il Servizio sanitario, anche dopo i 60 giorni?
La legge mette a carico della sanità le prestazioni sociosanitarie «ad elevata integrazione sanitaria» (art. 3-septies D.Lgs. 502/1992). Su questa base la Cassazione ha affermato più volte che, quando le prestazioni assistenziali sono strettamente connesse e inscindibili da quelle sanitarie, l’intera retta spetta al Servizio sanitario. È il caso, per esempio, di persone con demenza grave che hanno bisogno di cure sanitarie continue, non separabili dall’assistenza quotidiana; l’orientamento è stato ribadito anche nel 2026.
Non si tratta però di una regola automatica. Alcuni giudici di merito hanno respinto le richieste di rimborso osservando che la sola diagnosi non basta: occorre dimostrare, caso per caso, che il paziente riceveva cure sanitarie continuative e non separabili dal resto. Contano il progetto di assistenza individuale, la cartella della struttura e il tipo di prestazioni effettivamente erogate.
I figli devono pagare la retta del genitore?
Il semplice rapporto di parentela non obbliga a pagare la retta. L’obbligo nasce, di solito, quando un familiare firma il contratto d’ingresso o un impegno di pagamento come garante: va letto con attenzione prima di firmare. Resta fermo il diverso obbligo agli alimenti tra familiari (art. 433 c.c.), che però riguarda i bisogni essenziali della persona e va chiesto da chi ne ha diritto.
Il calcolo dell’ISEE per le prestazioni sociosanitarie residenziali può tenere conto anche della situazione economica dei figli non conviventi, ma questo incide sulle agevolazioni, non crea un debito dei figli verso la RSA. Se il genitore non è più in grado di gestire i propri interessi, può essere utile nominare un amministratore di sostegno. L’indennità di accompagnamento è una prestazione distinta, che spetta a chi non è autosufficiente.
Cosa fare se si pensa di pagare più del dovuto?
Prima di contestare la retta servono i documenti giusti. Questi i passaggi:
- Raccogli la valutazione multidimensionale, il progetto di assistenza individuale, il contratto d’ingresso e le fatture pagate.
- Chiedi la documentazione clinica della RSA: diario assistenziale, terapie, interventi infermieristici.
- Scrivi all’ASP e al Comune chiedendo di rivedere la ripartizione della quota, con una risposta motivata.
- Fai valutare il caso da un medico legale e da un avvocato prima di sospendere i pagamenti: smettere di pagare di propria iniziativa espone a contestazioni.
Le somme versate per prestazioni che spettavano al Servizio sanitario possono essere chieste in restituzione, nei termini di prescrizione. Se invece i dubbi riguardano la qualità dell’assistenza, le regole sono nell’articolo sui maltrattamenti in RSA o casa di riposo. Quando la persona può restare a casa, l’alternativa è l’assistenza domiciliare integrata; se l’ingresso in RSA avviene dopo un ricovero, conta come è stata organizzata la dimissione dall’ospedale.
Domande frequenti
Chi decide se un anziano può entrare in una RSA convenzionata?
Decide l’unità di valutazione multidimensionale dell’ASP, dopo la richiesta del medico di famiglia o del reparto ospedaliero. La valutazione stabilisce il tipo di trattamento e quindi la quota a carico del Servizio sanitario.
Per l’Alzheimer la RSA è sempre gratuita?
Non sempre. In Sicilia la retta è a totale carico del Servizio sanitario regionale per i ricoveri nei moduli dedicati all’Alzheimer; negli altri casi bisogna dimostrare che le cure sanitarie erano inscindibili dall’assistenza, con una valutazione caso per caso.
Posso chiedere indietro le rette pagate negli anni passati?
È possibile, se le prestazioni spettavano al Servizio sanitario e la richiesta è fatta entro i termini di prescrizione. Servono la documentazione clinica e una valutazione medico-legale delle cure effettivamente ricevute.
Se state valutando l’ingresso di un familiare in RSA o avete dubbi sulla retta pagata, lo studio può esaminare i documenti e verificare la ripartizione dei costi. Riceve a Palermo e a Mussomeli: i recapiti sono nella pagina sedi e contatti.



