L’assistenza domiciliare integrata (ADI) spetta alle persone non autosufficienti o fragili che hanno bisogno di cure continuative a casa, dopo una valutazione multidimensionale dell’ASP: non dipende dal reddito né dall’età, ma dal bisogno di assistenza, e la parte sanitaria è a carico del Servizio sanitario.
L’ADI porta a domicilio medici, infermieri, fisioterapisti e operatori, secondo un piano personalizzato, per stabilizzare la malattia, limitare il declino e migliorare la qualità della vita. Vediamo cosa comprende, chi ne ha diritto, come si chiede e cosa fare se viene negata o tarda ad arrivare.
In breve
- I livelli essenziali di assistenza prevedono cure domiciliari di base e ADI di primo, secondo e terzo livello, secondo l’intensità dell’assistenza necessaria (art. 22 D.P.C.M. 12 gennaio 2017).
- Si accede con una valutazione multidimensionale e un Progetto di assistenza individuale (PAI); l’ADI si può attivare anche su richiesta dei familiari o dei servizi sociali.
- Aiuto infermieristico e assistenza tutelare sono interamente a carico del Servizio sanitario per i primi 30 giorni dopo una dimissione ospedaliera protetta, poi al 50 per cento.
- La responsabilità clinica delle cure è del medico di famiglia o del pediatra.
Cos’è l’ADI e cosa comprende?
Le cure domiciliari sono garantite dall’art. 22 del D.P.C.M. 12 gennaio 2017 alle persone non autosufficienti e in condizioni di fragilità, con patologie in atto o con i loro esiti. Sono organizzate in livelli, misurati con il coefficiente di intensità assistenziale (CIA): il rapporto tra i giorni in cui c’è stato almeno un accesso a domicilio e i giorni complessivi di presa in carico.
- cure domiciliari di base: prestazioni mediche, infermieristiche o riabilitative per bisogni di bassa complessità;
- ADI di primo e secondo livello: interventi programmati per persone che hanno bisogno di continuità assistenziale, con accessi via via più frequenti;
- ADI di terzo livello: per malati complessi, instabili o con sintomi difficili da controllare, anche con supporto alla famiglia.
Nei livelli integrati sono compresi, quando servono, accertamenti diagnostici, farmaci, dispositivi medici e preparati per la nutrizione artificiale. L’ADI non è però un’assistenza continua sulle 24 ore e non sostituisce la badante: chi ha bisogno di presenza costante deve organizzarla con altri strumenti. Per i malati inguaribili in fase avanzata c’è un percorso dedicato, quello delle cure palliative.
Chi ha diritto all’assistenza domiciliare integrata?
Ha diritto all’ADI chi, per malattia o disabilità, non è autosufficiente o è fragile e ha bisogno di cure che possono essere prestate a casa in sicurezza. La norma non pone limiti di età o di reddito: decide la valutazione dei bisogni clinici, funzionali e sociali.
La legge privilegia gli interventi che permettono di restare al proprio domicilio (art. 21, comma 4, D.P.C.M. 12 gennaio 2017). Le cure domiciliari sono poi integrate da interventi sociali, come l’aiuto nelle attività quotidiane, che dipendono dai servizi del Comune e possono prevedere una compartecipazione in base all’ISEE. Chi non è autosufficiente può avere diritto anche all’indennità di accompagnamento, che è una prestazione economica distinta.
Per gli ultrasettantenni con patologie croniche il D.Lgs. 29/2024 ha previsto una valutazione multidimensionale unificata nei Punti unici di accesso, ma la sua piena applicazione è stata più volte rinviata: fino ad allora restano le procedure regionali.
Come si chiede l’ADI?
La richiesta segue un percorso preciso, che può partire da casa o dall’ospedale:
- Richiesta del medico di famiglia (o del pediatra), oppure dei familiari o dei servizi sociali, secondo le modalità dell’ASP.
- Punto unico di accesso (PUA) del distretto sanitario o della Casa della comunità, che raccoglie la domanda.
- Valutazione multidimensionale da parte dell’unità di valutazione dell’ASP, spesso a domicilio.
- Progetto di assistenza individuale, che stabilisce prestazioni, frequenza degli accessi e durata, condiviso con il paziente e la famiglia.
- Attivazione e verifiche periodiche, con possibilità di modificare il piano se le condizioni cambiano.
Se il paziente è ricoverato, l’ADI va organizzata prima dell’uscita, con la dimissione protetta: in quel caso aiuto infermieristico e assistenza tutelare sono gratuiti per i primi 30 giorni e poi a carico del Servizio sanitario per il 50 per cento (art. 22, comma 4, D.P.C.M. 12 gennaio 2017).
Cosa fare se l’ADI viene negata, ridotta o tarda ad arrivare?
Un diniego o una riduzione del servizio devono essere motivati per iscritto. Il primo passo è chiedere copia della valutazione multidimensionale e del progetto di assistenza: sono atti che riguardano la persona e possono essere ottenuti con una richiesta all’ASP.
Se la richiesta resta senza risposta, si può presentare un reclamo all’URP dell’azienda e poi una diffida formale; quando l’amministrazione non decide nei termini, valgono gli strumenti contro il silenzio della pubblica amministrazione. Nei casi urgenti, con un rischio concreto per la salute, si può valutare un ricorso al giudice.
Anche la qualità delle cure conta. Se l’assistenza a casa è insufficiente e la persona subisce danni evitabili, come le piaghe da decubito, può esserci una responsabilità di chi doveva prestarla. Quando le cure a domicilio non bastano più, l’alternativa è la RSA: le regole su chi paga sono nell’articolo sulla retta della RSA.
Domande frequenti
L’ADI si paga?
Le prestazioni sanitarie sono a carico del Servizio sanitario. Gli interventi sociali collegati, come l’assistenza domestica fornita dal Comune, possono prevedere una compartecipazione secondo i regolamenti comunali e l’ISEE.
L’ADI comprende una badante a tempo pieno?
No. L’ADI prevede accessi programmati di professionisti sanitari e operatori, non una presenza continua. L’assistenza sulle 24 ore resta a carico della famiglia, salvo eventuali contributi comunali o regionali.
Quanto dura l’assistenza domiciliare integrata?
Dura quanto previsto dal progetto di assistenza individuale e viene rivalutata periodicamente. Se le condizioni peggiorano, si può chiedere una nuova valutazione per passare a un livello più intenso.
Se l’assistenza domiciliare è stata negata, ridotta o non è mai partita, lo studio può esaminare la documentazione e indicare le strade possibili. Riceve a Palermo e a Mussomeli: i recapiti sono nella pagina sedi e contatti.



