La bancarotta è il reato dell’imprenditore, o dell’amministratore di società, che danneggia i creditori sottraendo beni, falsificando o non tenendo le scritture contabili o favorendo alcuni creditori, quando l’impresa è dichiarata in liquidazione giudiziale, la procedura che ha sostituito il fallimento. La bancarotta fraudolenta è punita con la reclusione da tre a dieci anni, quella semplice da sei mesi a due anni (artt. 322 e 323 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, D.Lgs. 14/2019).
Nelle società le stesse pene si applicano ad amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori (artt. 329 e 330). Vediamo le forme di bancarotta, chi ne risponde, quali pagamenti sono esenti e quanto durano pene accessorie e prescrizione.
In breve
- La bancarotta fraudolenta patrimoniale o documentale è punita con la reclusione da tre a dieci anni; la preferenziale, cioè i pagamenti per favorire alcuni creditori, da uno a cinque anni (art. 322 D.Lgs. 14/2019).
- La bancarotta semplice (spese eccessive, operazioni imprudenti, aggravamento del dissesto, contabilità irregolare) è punita con la reclusione da sei mesi a due anni (art. 323 D.Lgs. 14/2019).
- La condanna per bancarotta fraudolenta comporta l’inabilitazione all’impresa commerciale e l’incapacità a uffici direttivi fino a dieci anni, con durata commisurata dal giudice dopo la sentenza n. 222 del 2018 della Corte costituzionale.
- Non sono bancarotta preferenziale o semplice i pagamenti eseguiti in attuazione di un concordato preventivo, di un accordo di ristrutturazione omologato o degli accordi di un piano attestato (art. 324 D.Lgs. 14/2019).
Quali sono i tipi di bancarotta fraudolenta?
- Patrimoniale: distrarre, occultare, dissimulare, distruggere o dissipare beni dell’impresa, oppure esporre o riconoscere passività inesistenti per danneggiare i creditori (art. 322, comma 1, lett. a). Esempi tipici: prelievi ingiustificati dalle casse sociali, cessioni di beni a prezzo vile a società collegate.
- Documentale: sottrarre, distruggere o falsificare libri e scritture contabili per trarne un ingiusto profitto o danneggiare i creditori, oppure tenerli in modo da non permettere di ricostruire patrimonio e affari (lett. b).
- Preferenziale: eseguire pagamenti o simulare titoli di prelazione per favorire un creditore a danno degli altri, prima o durante la procedura (comma 3).
Contano anche condotte avvenute anni prima della liquidazione giudiziale, se hanno sottratto garanzie ai creditori. La legge punisce inoltre chi, a procedura aperta, sottrae beni o scritture (comma 2).
Per gli amministratori la bancarotta cosiddetta impropria comprende due ipotesi specifiche (art. 329, comma 2): aver causato o concorso a causare il dissesto commettendo reati societari, come il falso in bilancio, oppure averlo causato con dolo o per effetto di operazioni dolose. Secondo l’orientamento consolidato della Cassazione vi rientra anche il sistematico mancato pagamento di imposte e contributi che fa crescere il debito fino all’insolvenza, con i rischi visti nella guida sui reati tributari.
Bancarotta semplice: quando l’amministratore risponde per imprudenza?
La bancarotta semplice punisce condotte imprudenti o negligenti (art. 323): spese personali o familiari eccessive; consumo di una parte notevole del patrimonio in operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti; operazioni di grave imprudenza per ritardare la liquidazione giudiziale; aggravamento del dissesto per non averla chiesta o per altra grave colpa; inadempimento di un precedente concordato.
È bancarotta semplice anche la contabilità non tenuta, irregolare o incompleta nei tre anni prima della dichiarazione, senza lo scopo di danneggiare i creditori. Per gli amministratori rileva inoltre aver concorso a causare o aggravare il dissesto violando gli obblighi di legge (art. 330), per esempio proseguendo l’attività dopo la perdita del capitale. Le pene accessorie arrivano fino a due anni.
Amministratore di diritto, di fatto e prestanome: chi risponde?
Risponde innanzitutto l’amministratore nominato, cioè di diritto. Secondo l’orientamento consolidato della Cassazione risponde però anche l’amministratore di fatto, chi gestisce concretamente la società senza una nomina formale.
Il prestanome, la cosiddetta «testa di legno», non è al riparo. La giurisprudenza ne afferma spesso la responsabilità per la bancarotta documentale, perché la legge gli impone di tenere le scritture; per la distrazione richiede invece la prova che fosse consapevole delle sottrazioni. Anche chi ha lasciato la carica può rispondere dei fatti commessi durante il suo mandato.
Chi riceve un avviso di garanzia per bancarotta dovrebbe raccogliere subito con il difensore i documenti della gestione: verbali, estratti conto, contratti e corrispondenza con il commercialista.
Quali pagamenti non sono bancarotta?
La legge tutela chi prova a risanare l’impresa con gli strumenti del Codice della crisi. Le norme sulla bancarotta preferenziale e sulla bancarotta semplice non si applicano ai pagamenti e alle operazioni compiuti (art. 324):
- in esecuzione di un concordato preventivo, di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato o di un concordato minore omologato;
- in esecuzione degli accordi collegati a un piano attestato di risanamento;
- come pagamenti e finanziamenti autorizzati dal giudice nel concordato (artt. 99, 100 e 101).
Un’esenzione analoga riguarda i pagamenti e le operazioni compiuti, dopo l’accettazione dell’incarico da parte dell’esperto, in coerenza con l’andamento delle trattative nella composizione negoziata della crisi (art. 24 D.Lgs. 14/2019). L’esenzione non copre la bancarotta fraudolenta patrimoniale o documentale: distrarre beni resta reato anche durante un piano. Quando invece si decide di chiudere, le regole sono quelle viste nella guida su come chiudere una srl con debiti.
Pene accessorie e prescrizione: quanto durano?
Oltre alla reclusione, la condanna per bancarotta fraudolenta comporta l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa fino a dieci anni (art. 322, comma 4). La legge fallimentare le fissava in dieci anni per tutti: la Corte costituzionale (sentenza n. 222 del 2018) ha dichiarato illegittima la durata fissa e le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 28910 del 2019) hanno chiarito che il giudice la determina caso per caso secondo i criteri dell’art. 133 c.p.
Le pene aumentano fino alla metà se il danno patrimoniale è di rilevante gravità e aumentano se sono stati commessi più fatti di bancarotta; si riducono fino a un terzo se il danno è di speciale tenuità (art. 326).
Quanto alla prescrizione, secondo l’orientamento consolidato il termine decorre dalla dichiarazione di liquidazione giudiziale (prima, di fallimento), anche se le condotte sono precedenti. Per la bancarotta fraudolenta il termine base è di dieci anni, che con gli atti interruttivi può arrivare a dodici anni e sei mesi (artt. 157 e 161 c.p.), salvo aggravanti che lo allungano; per la bancarotta semplice è di sei anni, fino a sette anni e sei mesi. La disciplina della prescrizione dopo la sentenza di primo grado è oggetto di un progetto di riforma ancora all’esame del Parlamento.
Per i fallimenti chiesti con ricorsi depositati prima del 15 luglio 2022 continuano ad applicarsi gli artt. 216 e seguenti della legge fallimentare (art. 390 D.Lgs. 14/2019): le fattispecie sono sostanzialmente le stesse e la Cassazione ha riconosciuto la continuità tra le due discipline.
Domande frequenti
Senza liquidazione giudiziale può esserci bancarotta?
Di regola no: per la bancarotta serve la dichiarazione di liquidazione giudiziale. Alcune norme penali si applicano però anche al concordato preventivo e agli accordi di ristrutturazione (art. 341 D.Lgs. 14/2019), e le stesse condotte possono integrare altri reati, come l’appropriazione indebita.
Restituire i beni sottratti evita la condanna?
La restituzione avvenuta prima della dichiarazione di liquidazione giudiziale può escludere il danno per i creditori: è la cosiddetta bancarotta «riparata», riconosciuta dalla giurisprudenza a condizioni rigorose. Dopo, può incidere sulla pena e sul risarcimento, ma non cancella il reato.
Il curatore può chiedere i danni all’amministratore?
Sì: oltre a costituirsi parte civile nel processo penale, il curatore può promuovere l’azione di responsabilità contro amministratori e sindaci. Per la difesa penale lo studio collabora con l’Avv. Claudio Nigrelli.
Ogni procedura di crisi ha una storia contabile diversa, e i rischi penali si valutano sui documenti. Per una valutazione del caso concreto, prima o dopo l’apertura della liquidazione giudiziale, si possono consultare le sedi e i contatti dello studio a Palermo e Mussomeli.



