L’avviso di garanzia, che il codice chiama «informazione di garanzia» (art. 369 c.p.p.), è l’atto con cui il pubblico ministero comunica a una persona che è indagata e che sta per compiere un atto al quale il suo difensore ha diritto di assistere. Non è una condanna e non è ancora un’accusa formale: serve a garantire il diritto di difesa, permettendo di nominare subito un avvocato.
In questa guida vediamo cosa contiene l’avviso dopo la riforma del 2024, perché si riceve, quanto possono durare le indagini, cosa conviene fare nei primi giorni e quali errori evitare.
In breve
- L’informazione di garanzia (art. 369 c.p.p.) si riceve quando il pubblico ministero deve compiere un atto «garantito», come un interrogatorio, un’ispezione o un confronto, e va notificata anche alla persona offesa.
- Dalla legge 114/2024 (riforma Nordio) l’avviso contiene una descrizione sommaria del fatto, le norme che si ritengono violate, la data e il luogo, e va notificato in modo da tutelare la riservatezza.
- Essere indagati non significa essere colpevoli (art. 27 Cost.) e la sola iscrizione nel registro degli indagati non può produrre, da sola, effetti civili o amministrativi sfavorevoli (art. 335-bis c.p.p.).
- La prima cosa da fare è nominare un difensore di fiducia e non rilasciare dichiarazioni prima di averci parlato.
Cos’è l’avviso di garanzia e perché si riceve?
Quando una notizia di reato arriva in Procura, il pubblico ministero iscrive il nome della persona a cui il fatto è attribuito nel registro delle notizie di reato. Dopo la riforma Cartabia l’iscrizione va fatta non appena emergono indizi a carico di quella persona (art. 335, comma 1-bis, c.p.p.).
L’iscrizione, però, non viene comunicata automaticamente. L’avviso di garanzia arriva solo quando il pubblico ministero deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere: per esempio un interrogatorio, un’ispezione o un confronto. Per questo molte persone scoprono di essere indagate solo più tardi, con l’avviso di conclusione delle indagini o con un decreto penale.
Insieme all’avviso, o prima dell’interrogatorio, arriva spesso anche la comunicazione della nomina di un difensore d’ufficio (art. 369-bis c.p.p.). Non è un’altra accusa: la difesa tecnica nel processo penale è obbligatoria, quindi se l’indagato non ha scelto un avvocato lo Stato gliene assegna uno.
Cosa contiene l’avviso dopo la riforma Nordio?
La legge 9 agosto 2024, n. 114, in vigore dal 25 agosto 2024, ha modificato l’art. 369 c.p.p. Oggi l’informazione di garanzia deve indicare:
- la descrizione sommaria del fatto contestato;
- le norme di legge che si ritengono violate;
- la data e il luogo del fatto;
- l’invito a nominare un difensore di fiducia;
- il diritto di chiedere alla Procura la comunicazione delle iscrizioni nel registro (art. 335, comma 3, c.p.p.);
- la facoltà di accedere ai programmi di giustizia riparativa.
La riforma ha rafforzato anche la riservatezza. L’avviso non viaggia più per posta in busta chiusa ma viene notificato; la polizia giudiziaria può consegnarlo solo in casi di urgenza e in modo da proteggere la riservatezza del destinatario. Inoltre vale il divieto di pubblicazione previsto dall’art. 114, comma 2, c.p.p.
Cosa fare subito dopo averlo ricevuto?
I primi giorni contano, perché spesso l’avviso annuncia un atto già fissato. Questi sono i passi pratici da seguire.
- Leggere l’atto con calma: annotare la data di notifica, il numero del procedimento, la Procura (per esempio Palermo o Termini Imerese) e l’eventuale data dell’atto da compiere.
- Nominare un difensore di fiducia: la nomina è un atto scritto che l’avvocato deposita in Procura. Se non lo si fa, resta il difensore d’ufficio, che va comunque retribuito salvo i casi di patrocinio a spese dello Stato.
- Dichiarare o eleggere domicilio: al primo atto con l’indagato l’autorità lo invita a indicare dove ricevere le notifiche o un indirizzo di posta elettronica certificata (art. 161 c.p.p.). Dopo la prima notifica, quasi tutte le successive si fanno al difensore (art. 157-bis c.p.p.): per questo il rapporto con l’avvocato deve essere costante.
- Raccogliere i documenti utili (contratti, ricevute, messaggi, nomi di possibili testimoni) e consegnarli solo al difensore.
- Decidere con il difensore se rispondere alle domande o avvalersi della facoltà di non rispondere.
Quanto durano le indagini dopo l’avviso?
I termini decorrono dall’iscrizione del nome nel registro, non dalla notifica dell’avviso. Secondo l’art. 405 c.p.p. le indagini durano un anno per i delitti, sei mesi per le contravvenzioni e un anno e sei mesi per i reati più gravi indicati dall’art. 407, comma 2.
Il pubblico ministero può chiedere al giudice una sola proroga, per non più di sei mesi, se le indagini sono complesse (art. 406). La durata massima è di diciotto mesi, un anno per le contravvenzioni e due anni per i reati più gravi (art. 407). Gli atti compiuti dopo la scadenza non possono essere utilizzati.
Scaduti i termini, il pubblico ministero ha tre mesi (nove per i reati più gravi) per chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale (art. 407-bis). Prima di chiedere il processo deve di regola notificare l’avviso di conclusione delle indagini.
Cosa non fare dopo un avviso di garanzia
Alcune reazioni istintive possono peggiorare molto la situazione, anche per chi è estraneo ai fatti.
- Non contattare la persona offesa o i possibili testimoni per «chiarire»: il gesto può essere letto come un tentativo di condizionare le prove.
- Non cancellare messaggi, file o documenti: oltre a essere rischioso, priva la difesa di elementi che potrebbero essere utili.
- Non rilasciare dichiarazioni alla polizia giudiziaria, neppure «informali», senza aver parlato con l’avvocato.
- Non commentare il procedimento sui social o con i giornalisti.
- Non ignorare le notifiche successive: i termini per difendersi possono essere brevi.
Domande frequenti
L’avviso di garanzia risulta nel casellario o nei carichi pendenti?
No. Il casellario giudiziale registra i provvedimenti definitivi, come le condanne. Il certificato dei carichi pendenti riporta i procedimenti in cui è già stata esercitata l’azione penale, non quelli ancora nella fase delle indagini preliminari.
Posso sapere se sono indagato anche senza avviso?
Sì, con una richiesta alla Procura ai sensi dell’art. 335, comma 3, c.p.p. La risposta non viene data per alcuni reati gravi e il pubblico ministero può disporre il segreto sull’iscrizione, per non più di tre mesi, se lo richiedono le indagini.
Il difensore d’ufficio va pagato?
Sì. L’art. 369-bis c.p.p. prevede l’obbligo di retribuire il difensore d’ufficio, salvo che si abbiano i requisiti per il patrocinio a spese dello Stato. In qualsiasi momento lo si può sostituire con un difensore di fiducia.
Ricevere un avviso di garanzia genera preoccupazione, ma è anche il momento in cui la difesa può essere impostata con più margine. Lo studio segue i procedimenti penali con la collaborazione dell’Avv. Claudio Nigrelli, penalista: se ha ricevuto un atto, può chiedere una valutazione del caso concreto attraverso la pagina sedi e contatti.



