Medico competente in azienda: responsabilità verso il lavoratore

Chi è il medico competente, cosa deve fare nella sorveglianza sanitaria, come si contesta il giudizio di idoneità e quando risponde dei danni al lavoratore.

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Medico competente in azienda: responsabilità verso il lavoratore

Il medico competente è il medico che il datore di lavoro nomina per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti a rischi: li visita, esprime il giudizio di idoneità alla mansione e collabora alla valutazione dei rischi (D.Lgs. 81/2008). Risponde penalmente se viola gli obblighi che il decreto gli impone e civilmente se un suo errore danneggia il lavoratore; chi non condivide il giudizio di idoneità può fare ricorso all’azienda sanitaria entro trenta giorni.

Vediamo chi è il medico competente, cosa deve fare, come si contesta il suo giudizio e quando risponde dei danni.

In breve

  • Gli obblighi del medico competente sono elencati nell’art. 25 del D.Lgs. 81/2008; la sorveglianza sanitaria è regolata dall’art. 41.
  • Il giudizio può essere di idoneità, idoneità parziale con prescrizioni o limitazioni, inidoneità temporanea o permanente, e va consegnato per iscritto al lavoratore e al datore (art. 41, commi 6 e 6-bis).
  • Contro il giudizio è ammesso ricorso entro trenta giorni dalla comunicazione all’organo di vigilanza dell’azienda sanitaria territorialmente competente (art. 41, c. 9).
  • Le violazioni degli obblighi del medico competente sono punite dall’art. 58; il datore resta responsabile della sicurezza (art. 2087 c.c.).

Chi è il medico competente e quando è obbligatorio?

Il medico competente è il medico in possesso dei titoli richiesti dall’art. 38 del D.Lgs. 81/2008, iscritto nell’elenco nazionale tenuto dal Ministero della Salute, che collabora con il datore di lavoro alla valutazione dei rischi e svolge la sorveglianza sanitaria. Il datore deve nominarlo quando la legge prevede la sorveglianza sanitaria dei lavoratori (art. 18), per esempio per l’esposizione a rumore, sostanze chimiche, movimentazione di carichi o lavoro notturno.

Può essere un dipendente dell’azienda, un libero professionista o un medico di una struttura convenzionata (art. 39). In ogni caso svolge la sua attività secondo i principi della medicina del lavoro e del codice etico internazionale, con autonomia professionale rispetto al datore che lo paga.

Cosa deve fare il medico competente?

L’art. 25 gli impone, tra l’altro, di:

  • collaborare alla valutazione dei rischi e alla predisposizione delle misure di tutela;
  • programmare ed effettuare la sorveglianza sanitaria con protocolli adeguati ai rischi specifici;
  • istituire e custodire la cartella sanitaria e di rischio di ogni lavoratore, nel rispetto del segreto professionale, e consegnargliene copia alla cessazione del rapporto;
  • informare il lavoratore sul significato degli accertamenti e sui loro risultati, rilasciandogli su richiesta copia della documentazione sanitaria;
  • visitare gli ambienti di lavoro almeno una volta all’anno, salvo una diversa periodicità indicata nella valutazione dei rischi.

Le visite comprendono quella preventiva, anche prima dell’assunzione, quella periodica, quella richiesta dal lavoratore, quella al cambio di mansione e, se il medico la ritiene necessaria, quella al rientro dopo un’assenza per motivi di salute superiore a sessanta giorni continuativi (art. 41, c. 2). Le visite non possono servire ad accertare lo stato di gravidanza (art. 41, c. 3).

Al datore il medico comunica il giudizio di idoneità, non la diagnosi: i dati sanitari restano coperti dal segreto. Una loro diffusione illecita è trattata nella guida sulla violazione dei dati sanitari.

Come si contesta il giudizio di idoneità?

Il lavoratore che non condivide il giudizio, anche preassuntivo, può fare ricorso entro trenta giorni dalla comunicazione all’organo di vigilanza dell’azienda sanitaria territorialmente competente, che in Sicilia è il servizio di prevenzione nei luoghi di lavoro dell’ASP. L’organo di vigilanza, dopo eventuali ulteriori accertamenti, conferma, modifica o revoca il giudizio (art. 41, c. 9).

  1. Chiedere copia del giudizio scritto e, se utile, della cartella sanitaria e di rischio.
  2. Raccogliere la documentazione medica che contrasta con il giudizio, per esempio visite e accertamenti eseguiti presso altri medici.
  3. Presentare il ricorso motivato all’organo di vigilanza entro il termine, conservando la prova della data di invio.

Le conseguenze sul rapporto di lavoro possono essere rilevanti. In caso di inidoneità alla mansione, il datore deve adibire il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in mancanza, a mansioni inferiori con il trattamento economico di quelle di provenienza (art. 42). Se nessuna mansione compatibile esiste, può arrivare un licenziamento, i cui limiti sono spiegati nella guida sul licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Quando il medico competente risponde dei danni al lavoratore?

Le situazioni contestate più spesso sono tre: un giudizio di idoneità rilasciato a un lavoratore le cui condizioni erano incompatibili con la mansione, che ne ha peggiorato la salute; la mancata individuazione di segni di una malattia professionale che una sorveglianza diligente avrebbe fatto emergere; la mancata informazione del lavoratore sull’esito degli accertamenti o sulla necessità di controlli successivi.

Sul piano civile la tutela del lavoratore passa anzitutto dal datore di lavoro, che deve proteggerne la salute (art. 2087 c.c.), e dall’INAIL per infortuni e malattie professionali, come spiegato nella guida su infortunio sul lavoro e malattia professionale. Il medico competente può essere chiamato a rispondere personalmente quando il danno dipende da un suo errore professionale; la qualificazione di questa responsabilità, che non nasce da un contratto con il lavoratore, è discussa e va valutata caso per caso.

Sul piano penale l’art. 58 punisce le violazioni dei principali obblighi del medico competente, anche quando non ne deriva un danno; se dall’errore derivano lesioni, si aggiungono i reati di lesioni colpose. Per stabilire se il giudizio o la sorveglianza erano corretti serve la valutazione di un medico del lavoro e di un medico legale, come spiegato nell’articolo sul medico legale di parte.

Domande frequenti

Il medico competente può dire al datore di lavoro quale malattia si ha?

No. Al datore comunica solo il giudizio di idoneità, con eventuali prescrizioni o limitazioni. Diagnosi e dati clinici restano nella cartella sanitaria e di rischio, coperti dal segreto professionale.

Si può rifiutare la visita del medico competente?

No, quando la sorveglianza sanitaria è prevista per la propria mansione: sottoporsi ai controlli sanitari è un obbligo del lavoratore (art. 20, c. 2, D.Lgs. 81/2008). Si può invece contestare il giudizio con il ricorso all’azienda sanitaria.

Cosa succede se il lavoratore viene dichiarato inidoneo?

Il datore deve cercare, ove possibile, una mansione compatibile, anche inferiore, conservando la retribuzione di provenienza (art. 42). Solo se non esiste alcuna mansione adatta il rapporto può cessare, nel rispetto delle regole sul licenziamento.

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