Il medico legale di parte è il consulente scelto dal paziente, o dai familiari, che esamina la documentazione sanitaria e dice se c’è stato un errore, se ha causato il danno e quanto vale quel danno. Nella malasanità è la prima figura da coinvolgere: il suo parere indica se ha senso procedere e, se si procede, accompagna il caso nel tentativo di conciliazione e nella causa, a confronto con i consulenti nominati dal giudice.
Non è un perito imparziale come il consulente d’ufficio: è un tecnico di fiducia, che però deve lavorare con rigore, perché una relazione di parte poco fondata si smonta facilmente. Vediamo cosa fa nelle diverse fasi, perché spesso serve anche un clinico, come sceglierlo, quali documenti preparare e chi lo paga.
In breve
- Il consulente di parte può essere nominato in ogni consulenza tecnica disposta dal giudice, compresa quella preventiva, e partecipa a tutte le operazioni (art. 201 c.p.c.).
- Nella responsabilità sanitaria conviene affiancare al medico legale un medico esperto della disciplina interessata, perché anche il collegio del giudice è composto così (art. 15, L. 24/2017).
- Le osservazioni sulla bozza di relazione del collegio vanno inviate nel termine fissato dal giudice (art. 195, c. 3, c.p.c.).
- Il compenso si concorda liberamente; in caso di esito favorevole il giudice può porlo a carico della controparte, in tutto o in parte.
Cosa fa il medico legale di parte prima della causa?
La prima attività è la valutazione preliminare. Il consulente legge la cartella clinica, gli esami e la documentazione successiva, ricostruisce il decorso e lo confronta con le regole della disciplina e con le raccomandazioni applicabili all’epoca. Il risultato è un parere che risponde a quattro domande: c’è stata una condotta scorretta? Ha causato il danno, con probabilità prevalente? Quale danno ne è derivato? Era evitabile?
Se il parere è negativo, di solito ci si ferma: è un risultato utile, perché evita una causa senza fondamento e il rischio di pagare le spese della controparte. Se è positivo, il consulente redige una relazione che accompagna la richiesta di risarcimento e che dà concretezza alle allegazioni del paziente, come spiegato nell’articolo sull’onere della prova nella malasanità.
Che ruolo ha nella consulenza tecnica d’ufficio?
Nella consulenza tecnica preventiva e nell’eventuale causa il giudice nomina un collegio di consulenti. Il medico legale di parte, nominato dal paziente, partecipa a tutte le operazioni:
- Assiste alla visita del paziente e all’esame dei documenti, segnalando gli elementi che il collegio deve considerare.
- Formula osservazioni e richieste durante le operazioni, che vengono verbalizzate.
- Esamina la bozza della relazione e invia osservazioni scritte entro il termine fissato.
- Collabora con l’avvocato per eventuali richieste di chiarimenti o di rinnovo della consulenza.
È in questa fase che il suo lavoro pesa di più: il collegio deve dare conto delle osservazioni delle parti nella relazione finale (art. 195 c.p.c.). Come si svolge la consulenza è spiegato nell’articolo sulla consulenza tecnica d’ufficio nelle cause di malasanità.
Serve anche un medico esperto della disciplina?
Spesso sì. Il medico legale conosce i criteri per valutare nesso causale e danno, ma la correttezza di una scelta chirurgica, di una terapia oncologica o della gestione di un parto richiede una competenza clinica specifica. La legge Gelli-Bianco impone questa doppia competenza ai consulenti del giudice (art. 15): per confrontarsi alla pari con il collegio, anche la parte ha interesse ad affiancare al medico legale un clinico della branca interessata.
Il clinico va scelto con attenzione: deve conoscere le raccomandazioni e le buone pratiche dell’epoca dei fatti e non deve avere legami con la struttura coinvolta o con la sua assicurazione.
Come si sceglie e quali documenti preparare?
Alcuni criteri pratici per la scelta: esperienza nella responsabilità sanitaria e nelle consulenze giudiziarie, assenza di conflitti di interesse, disponibilità a seguire il caso fino alla fine, preventivo scritto che distingua il parere iniziale dalla partecipazione alle operazioni peritali.
Al primo incontro conviene portare:
- Cartella clinica completa e lettera di dimissione: come ottenerle è spiegato nella guida sulla cartella clinica.
- Esami e immagini su supporto digitale, non solo i referti.
- Documentazione precedente e successiva: stato di salute di partenza e cure seguite dopo.
- Un diario dei fatti: date, orari, sintomi, nomi e comunicazioni ricevute, scritto il prima possibile.
- Spese e documenti di lavoro, per il danno patrimoniale.
In caso di decesso, i familiari possono concordare con la direzione sanitaria un riscontro diagnostico e farvi assistere un medico di fiducia; se il pubblico ministero dispone un accertamento tecnico non ripetibile, come l’autopsia, la persona offesa che riceve l’avviso può nominare un proprio consulente (art. 360 c.p.p.). Il risarcimento ai familiari è trattato nell’articolo sulla morte del paziente per malasanità.
Quanto costa e chi lo paga?
Il compenso del consulente di parte è libero e va concordato per iscritto. È una spesa anticipata dal paziente; se la causa si conclude favorevolmente, il giudice può porla a carico della controparte insieme alle altre spese, ma non sempre per intero. Anche in una transazione conviene che l’accordo indichi se e quanto viene riconosciuto per le spese di consulenza.
Per gli incidenti stradali le regole sono diverse, a partire dalla visita del medico dell’assicurazione prevista dal Codice delle assicurazioni: sono illustrate nell’articolo sulla perizia medico-legale dopo un incidente.
Domande frequenti
Il medico legale di parte è obbligatorio?
No, ma nella malasanità è quasi sempre indispensabile: senza un parere tecnico non si può valutare se ci sia stato un errore, e nella consulenza del giudice il paziente resterebbe senza voce tecnica.
Posso cambiare consulente durante il procedimento?
Sì, ma conviene evitarlo nelle fasi avanzate, perché il nuovo consulente non ha partecipato alle operazioni già svolte. Se succede, va informato subito di tutti i verbali e delle osservazioni già depositate.
Il parere negativo si paga lo stesso?
Sì, è un’attività professionale. È però la spesa che permette di evitare una causa infondata e i relativi rischi.
La collaborazione tra avvocato e consulenti di parte è decisiva in ogni fase di un caso di responsabilità sanitaria. Per un primo esame della documentazione puoi rivolgerti allo studio, a Palermo o a Mussomeli: i recapiti sono nella pagina sedi e contatti.



