Se una persona muore senza testamento, l’eredità va ai familiari indicati dal codice civile, in quote fissate dalla legge: è la successione legittima (artt. 565 e seguenti c.c.). Si applica anche quando il testamento è nullo o riguarda solo una parte dei beni (art. 457 c.c.).
Gli eredi sono, nell’ordine, il coniuge, i figli e i loro discendenti, i genitori e gli altri ascendenti, i fratelli e le sorelle, gli altri parenti fino al sesto grado e infine lo Stato. I parenti più vicini escludono quelli più lontani, mentre il coniuge concorre sempre con gli altri eredi.
Di seguito trovi le quote per ogni situazione, alcuni esempi pratici e le regole per coniuge separato, divorziato e convivente.
Chi eredita? L’ordine degli eredi
Il codice individua sei categorie di successibili. Ognuna entra in gioco solo se mancano quelle che la precedono, con l’eccezione del coniuge, che concorre con figli, genitori e fratelli.
- Coniuge, compreso quello separato senza addebito, e la persona unita civilmente, equiparata al coniuge dalla L. 76/2016.
- Figli, tutti con gli stessi diritti: nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio o adottivi. Se un figlio è morto prima o non può o non vuole ereditare, subentrano i suoi discendenti: è la rappresentazione (art. 467 c.c.).
- Genitori e, se mancano, gli altri ascendenti, come i nonni.
- Fratelli e sorelle, sia germani (stessi genitori) sia unilaterali (un solo genitore in comune), con l’eventuale subentro dei loro figli.
- Altri parenti fino al sesto grado, come zii e cugini, solo in assenza di tutti i precedenti.
- Stato, quando non c’è nessun altro erede (art. 586 c.c.).
Attenzione a non confondere la successione legittima con la quota di legittima: quest’ultima è la parte di patrimonio che la legge riserva a coniuge, figli e, se non ci sono figli, ascendenti, anche contro la volontà espressa in un testamento.
Quali sono le quote?
Coniuge e figli
Con coniuge e un solo figlio l’eredità si divide a metà. Con due o più figli al coniuge spetta un terzo e i figli si dividono in parti uguali gli altri due terzi (art. 581 c.c.). Senza coniuge, i figli ereditano tutto in parti uguali (art. 566 c.c.).
Al coniuge spettano inoltre il diritto di abitare nella casa familiare, se era del defunto o di entrambi, e l’uso dei mobili che la arredano (art. 540 c.c.). Secondo la Cassazione questi diritti si aggiungono alla quota.
Coniuge senza figli
Se non ci sono figli, il coniuge riceve due terzi quando concorre con genitori o altri ascendenti oppure con fratelli e sorelle. Il terzo rimanente va a loro, ma agli ascendenti è garantito comunque un quarto dell’intera eredità (art. 582 c.c.). Senza figli, ascendenti, fratelli o sorelle, il coniuge eredita tutto (art. 583 c.c.).
Senza coniuge e senza figli
- Solo genitori: ereditano tutto in parti uguali, o per intero il genitore superstite (art. 568 c.c.).
- Solo fratelli e sorelle: ereditano in parti uguali, ma gli unilaterali ricevono metà della quota dei germani (art. 570 c.c.).
- Genitori con fratelli e sorelle: si divide per capi, cioè in parti uguali tra tutti, ma ai genitori spetta almeno la metà dell’eredità (art. 571 c.c.).
- Nessuno di questi: eredita il parente più prossimo entro il sesto grado, senza distinzione tra linea paterna e materna (art. 572 c.c.).
Esempi pratici
Qualche caso concreto aiuta a capire come si combinano le regole:
- Moglie e due figli. Un terzo alla moglie e un terzo a ciascun figlio.
- Marito e un figlio. Metà al marito e metà al figlio.
- Moglie, madre e un fratello, senza figli. Due terzi alla moglie. Il terzo residuo andrebbe diviso tra madre e fratello, un sesto ciascuno, ma alla madre è garantito un quarto: quindi un quarto alla madre e un dodicesimo al fratello.
- Padre, madre e tre fratelli, senza coniuge né figli. Dividendo per capi ciascuno avrebbe un quinto e i genitori insieme meno della metà. Per questo ai genitori va la metà (un quarto ciascuno) e ai fratelli l’altra metà (un sesto ciascuno).
- Un figlio e due nipoti di un figlio premorto, senza coniuge. Metà al figlio; l’altra metà, che sarebbe spettata al figlio premorto, va ai suoi due figli (un quarto ciascuno).
- Un fratello germano e uno unilaterale, senza altri eredi. Due terzi al germano e un terzo all’unilaterale.
Per verificare la tua situazione puoi usare il calcolatore delle quote ereditarie: fornisce una stima indicativa, da confermare sui documenti.
Coniuge separato, divorziato o convivente: cosa spetta?
Il coniuge separato senza addebito ha gli stessi diritti di quello non separato. Se la separazione gli è stata addebitata con sentenza definitiva, ha diritto solo a un assegno vitalizio, e soltanto se riceveva gli alimenti dal defunto (artt. 548 e 585 c.c.).
L’ex coniuge divorziato non è erede. Se riceveva l’assegno di divorzio e si trova in stato di bisogno, può però chiedere al tribunale un assegno periodico a carico dell’eredità.
La persona unita civilmente eredita come un coniuge, con le stesse quote e lo stesso diritto di abitazione. Il convivente di fatto, invece, non eredita nulla per legge: ha solo il diritto di continuare ad abitare per un periodo limitato nella casa comune di proprietà del defunto. Per tutelarlo occorre un testamento, che rispetti le quote riservate ai familiari più stretti.
Allo stesso modo, i figli del coniuge nati da una precedente relazione non ereditano per legge dal patrigno o dalla matrigna, se non sono stati adottati.
Cosa fare dopo l’apertura della successione?
Essere indicati dalla legge come eredi non basta: occorre accettare l’eredità, in modo espresso o tacito, e il diritto di accettare si prescrive in dieci anni. Chi teme che i debiti superino i beni può accettare con beneficio d’inventario oppure rinunciare. I passaggi principali sono:
- procurarsi il certificato di morte e ricostruire l’elenco degli eredi e dei beni;
- verificare debiti, mutui e garanzie prima di compiere atti da erede;
- decidere se accettare, accettare con beneficio d’inventario o rinunciare (leggi tempi e modi per accettare l’eredità);
- presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate entro dodici mesi, salvi i casi di esonero previsti dalla legge;
- dividere i beni, d’accordo o in tribunale, per uscire dalla comunione ereditaria (vedi lo scioglimento della comunione fra gli eredi).
Fino alla divisione i beni appartengono a tutti gli eredi in comune, ciascuno per la propria quota: nessuno può disporne da solo per intero.
Domande frequenti
I figli nati fuori dal matrimonio ereditano come gli altri?
Sì. Dopo la riforma della filiazione del 2012-2013 tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico ed ereditano in parti uguali, anche dai nonni e dagli altri parenti, senza alcuna differenza rispetto ai figli nati nel matrimonio.
I debiti del defunto passano agli eredi?
Sì, a chi accetta e in proporzione alla quota. Chi accetta puramente e semplicemente risponde anche con i propri beni: per evitarlo si può accettare con beneficio d’inventario o rinunciare all’eredità.
Chi eredita se non ci sono parenti entro il sesto grado?
Lo Stato, che acquista l’eredità automaticamente, senza bisogno di accettazione e senza possibilità di rinuncia, e non risponde dei debiti oltre il valore dei beni ricevuti.
Le regole generali sono chiare, ma ogni successione ha le sue complicazioni: eredi irreperibili, debiti, immobili in comune, donazioni fatte in vita. Se devi gestire una successione puoi contattare lo studio per un esame della tua situazione.



