Causa per malasanità: quanto costa e quanto dura

Fasi, tempi e costi di una causa per malasanità: consulenza medico-legale, tentativo obbligatorio, rito semplificato, spese, compenso dell’avvocato e transazione.

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Causa per malasanità: quanto costa e quanto dura

Una causa per malasanità si svolge di regola in tre fasi: raccolta della documentazione e parere del medico legale, tentativo obbligatorio di conciliazione e, se non si trova un accordo, il giudizio davanti al tribunale civile. Le spese principali sono il consulente medico-legale di parte, il contributo unificato, il compenso dei consulenti nominati dal giudice e quello dell’avvocato.

Nessuno può indicare in anticipo una durata o un costo precisi: dipendono dalla complessità medica del caso, dal valore del danno, dall’atteggiamento della struttura e dell’assicurazione e dai tempi del tribunale. Si possono però conoscere le regole che scandiscono il percorso e le voci di spesa, per decidere con consapevolezza. Chi deve ancora capire se ha diritto al risarcimento può partire dalla guida su come chiedere il risarcimento per malasanità.

In breve

  • Prima della causa è obbligatoria la consulenza tecnica preventiva (art. 696-bis c.p.c.) o, in alternativa, la mediazione (art. 8, c. 1 e 2, L. 24/2017).
  • Se la conciliazione non riesce o il procedimento non si chiude entro sei mesi dal deposito del ricorso, la causa va proposta entro novanta giorni con il rito semplificato di cognizione (artt. 281-decies ss. c.p.c.).
  • Il compenso dell’avvocato si concorda per iscritto; in mancanza si applicano i parametri del D.M. 55/2014, aggiornati dal D.M. 147/2022.
  • È vietato il patto di quota lite, cioè il compenso pari a una quota di quanto si ottiene (art. 13, c. 4, L. 247/2012 e art. 25 del codice deontologico forense).

Quali sono le fasi di una causa per malasanità?

  1. Documentazione: si chiede la cartella clinica, che la struttura deve consegnare entro sette giorni, e si raccolgono esami e certificati successivi.
  2. Consulenza medico-legale di parte: un medico legale, spesso affiancato da uno specialista, valuta se c’è stato un errore, se ha causato il danno e quanto vale. Se il parere è negativo, di solito ci si ferma qui.
  3. Richiesta scritta alla struttura e, se nota, alla sua assicurazione, che interrompe la prescrizione e può aprire una trattativa.
  4. Tentativo obbligatorio: consulenza tecnica preventiva davanti al giudice oppure mediazione.
  5. Giudizio di merito davanti al tribunale, se l’accordo non arriva, ed eventuale appello.

Quanto dura una causa per malasanità?

La prima fase dura di solito qualche settimana o qualche mese, il tempo di ottenere i documenti e il parere medico-legale. La consulenza tecnica preventiva è affidata a un collegio formato da un medico legale e da uno specialista della materia (art. 15 L. 24/2017), che visita il paziente, esamina i documenti, tenta la conciliazione e deposita una relazione. La legge fissa un termine perentorio di sei mesi dal deposito del ricorso: se entro quella data il procedimento non si è concluso, la causa può comunque essere avviata, entro novanta giorni (art. 8, c. 3).

Il giudizio di merito si svolge con il rito semplificato di cognizione, che ha sostituito il vecchio rito sommario con la riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022). La relazione della consulenza preventiva può essere acquisita nella causa e questo, spesso, riduce l’attività istruttoria. La durata complessiva varia comunque molto da tribunale a tribunale e secondo la complessità: per una causa di primo grado va messo in conto un periodo che si misura di regola in anni, non in mesi. Il Ministero della Giustizia pubblica periodicamente le statistiche sulla durata dei procedimenti nei singoli uffici, compreso il Tribunale di Palermo, competente per le strutture della città.

Quali sono le spese di una causa per malasanità?

  • Consulente medico-legale di parte: il compenso è concordato liberamente; conviene chiedere un preventivo scritto che distingua il parere iniziale dalla partecipazione alle operazioni peritali.
  • Contributo unificato: è la tassa per iscrivere la causa e dipende dal tipo di procedimento e, di regola, dal valore della domanda (art. 13 D.P.R. 115/2002); si paga per la consulenza tecnica preventiva e poi per il giudizio. Gli importi vanno verificati sulla tabella in vigore.
  • Consulenti del giudice: il compenso è liquidato dal giudice secondo le tabelle ministeriali; di regola viene anticipato dalla parte che chiede la consulenza, o ripartito tra le parti, e alla fine grava su chi perde.
  • Avvocato: il compenso e le spese vive, come notifiche e marche.

Alla fine del giudizio chi perde è di regola condannato a rimborsare le spese all’altra parte (art. 91 c.p.c.), ma il giudice può compensarle in tutto o in parte (art. 92 c.p.c.), e la somma liquidata non sempre copre ciò che si è pagato. Se si perde, si rischia di dover pagare anche le spese della struttura e dell’assicurazione: è una ragione in più per partire da un parere medico-legale solido.

Come si paga l’avvocato: parametri, accordi e quota lite

L’avvocato deve comunicare per iscritto il prevedibile costo della prestazione, distinguendo oneri, spese e compenso (art. 13, c. 5, L. 247/2012). Il compenso si pattuisce di regola per iscritto; se manca un accordo si applicano i parametri del D.M. 55/2014, calcolati per fasi e per valore della causa, che si possono stimare con il calcolatore dei parametri forensi.

La legge ammette anche compensi forfettari, a tempo o a percentuale sul valore dell’affare (art. 13, c. 3), ma vieta i patti con cui l’avvocato riceve come compenso una quota del bene o della somma contesa (c. 4). Il codice deontologico forense (art. 25) ribadisce il divieto e lo sanziona con la sospensione da due a sei mesi. Secondo un orientamento della giurisprudenza disciplinare del Consiglio nazionale forense, la percentuale va riferita a un valore predeterminato e non al risultato ottenuto, e il compenso deve restare proporzionato all’attività: ogni accordo va quindi valutato e scritto con attenzione.

Chi ha un reddito basso può chiedere il patrocinio a spese dello Stato, che copre il compenso dell’avvocato e alcune spese del processo. Anche una polizza di tutela legale, se c’è, può coprire parte dei costi.

Conviene una transazione con la struttura o l’assicurazione?

Spesso sì, se l’offerta è congrua. Nella consulenza tecnica preventiva le assicurazioni devono partecipare e formulare un’offerta di risarcimento o spiegare perché non la fanno; se poi il giudice dà ragione al paziente e l’offerta non c’è stata, la sentenza viene trasmessa all’IVASS (art. 8, c. 4). L’accordo raggiunto davanti al consulente, con il decreto del giudice, acquista efficacia di titolo esecutivo (art. 696-bis c.p.c.).

Per valutare un’offerta servono la relazione medico-legale e un calcolo del danno secondo le tabelle applicabili. Una transazione riduce tempi e incertezze, ma chiude definitivamente la questione: va accettata solo quando si è compreso il valore del danno e la copertura disponibile, spiegata nella guida sull’assicurazione della struttura e l’azione diretta.

Domande frequenti

Il medico legale di parte si paga anche se la causa non si fa?

Sì, il parere è un’attività professionale e va retribuito anche se sconsiglia di procedere. È comunque la spesa che permette di evitare una causa senza fondamento.

Se vinco, recupero le spese del consulente di parte?

Il giudice può porle a carico di chi perde insieme alle altre spese, ma non sempre per intero. Conviene conservare fatture e ricevute di ogni pagamento.

Si può evitare il tribunale?

Sì, se si raggiunge un accordo con la struttura o con l’assicurazione prima o durante il tentativo obbligatorio di conciliazione. Il tentativo obbligatorio serve proprio a favorire l’accordo.

Prima di affrontare una causa è utile conoscere i costi prevedibili e i passaggi necessari nel proprio caso. Per un preventivo scritto e un primo esame dei documenti puoi contattare lo studio, che riceve a Palermo e a Mussomeli: i recapiti sono nella pagina sedi e contatti.

Assistenza legale

Ogni caso ha le sue particolarità

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