Contenzione del paziente: quando è legittima e quando è reato

Quando legare un paziente al letto è ammesso, quando diventa reato secondo la Cassazione, le regole nelle RSA e cosa possono fare paziente e familiari.

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Contenzione del paziente: quando è legittima e quando è reato

La contenzione del paziente, cioè legarlo al letto o alla sedia o usare mezzi che gli impediscono di muoversi, è legittima solo come misura eccezionale: quando c’è un pericolo attuale e grave per lui o per altri, non evitabile in altro modo, per il tempo strettamente necessario e con le ragioni annotate in cartella. Fuori da questi presupposti è una privazione illegittima della libertà personale e può integrare il reato di sequestro di persona (art. 605 c.p.).

La contenzione si usa in psichiatria, nei reparti con pazienti agitati o disorientati e nelle RSA, spesso con l’intenzione di evitare cadute. Vediamo cosa prevede la legge, cosa ha stabilito la Cassazione, quali regole valgono per gli anziani e cosa possono fare il paziente e i familiari.

In breve

  • La contenzione non è un atto terapeutico ma un presidio cautelare, ammesso solo nello stato di necessità dell’art. 54 c.p. (Cass. pen., sez. V, 20 giugno 2018, n. 50497, depositata il 7 novembre 2018).
  • Nessuna legge la disciplina in modo espresso: valgono gli artt. 13 e 32 della Costituzione e le regole generali del codice penale.
  • Per la Corte europea dei diritti dell’uomo, protrarre la contenzione oltre la necessità è un trattamento inumano o degradante (Lavorgna c. Italia, 7 novembre 2024).
  • Le stesse regole valgono in ospedale, in psichiatria e in RSA; la richiesta dei familiari non basta a renderla lecita.

Cos’è la contenzione e quali forme esistono?

Per contenzione si intende qualsiasi mezzo che limita i movimenti volontari della persona. Si distinguono:

  • contenzione meccanica: fasce ai polsi o alle caviglie, cinture al letto o alla carrozzina, corpetti, spondine che impediscono di alzarsi;
  • contenzione farmacologica: farmaci sedativi usati non per curare, ma solo per controllare il comportamento;
  • contenzione ambientale: porte chiuse o ambienti che impediscono di allontanarsi.

Il Comitato nazionale per la bioetica, nel parere del 2015 sulla contenzione, ha indicato l’obiettivo del suo superamento, con modelli organizzativi che la rendano sempre meno necessaria. L’articolo si concentra sulla contenzione meccanica, quella su cui si è pronunciata la giurisprudenza.

Quando la contenzione è legittima?

La libertà personale è inviolabile e ogni sua restrizione richiede una base di legge (art. 13 Cost.). Poiché una legge specifica manca, la contenzione è lecita solo se ricorre lo stato di necessità: il bisogno di salvare la persona o altri da un pericolo attuale di danno grave, non provocato volontariamente e non evitabile in altro modo (art. 54 c.p.).

Da questo principio derivano requisiti concreti:

  1. pericolo attuale e grave, non un rischio generico o futuro;
  2. nessuna alternativa meno invasiva efficace, come la presenza di un operatore, la sorveglianza o la gestione verbale dell’agitazione;
  3. decisione medica motivata e annotata in cartella, con ora di inizio e di fine;
  4. durata minima e rivalutazione continua, con controllo dei parametri vitali, idratazione e igiene.

La carenza di personale o la comodità organizzativa non sono ragioni ammesse. Anche gli infermieri, che spesso applicano e sorvegliano la contenzione, ne rispondono: il tema è trattato nell’articolo sulla responsabilità dell’infermiere.

Quando la contenzione diventa reato?

Con la sentenza n. 50497 del 2018, relativa alla morte di un paziente rimasto legato per giorni in un reparto psichiatrico (il caso Mastrogiovanni), la Cassazione ha affermato che la contenzione usata senza i presupposti dello stato di necessità è un’illegittima privazione della libertà personale e integra il sequestro di persona (art. 605 c.p.).

Se dalla contenzione derivano lesioni o la morte, si aggiungono le responsabilità per queste conseguenze. La Corte europea, nel caso Lavorgna c. Italia del 7 novembre 2024, ha condannato l’Italia sia perché la contenzione era durata oltre il necessario, sia perché le indagini sulla denuncia del paziente non erano state approfondite. Come si presenta una denuncia è spiegato nell’articolo sulla denuncia penale per malasanità.

Contenzione in RSA e con le persone anziane: cosa cambia?

Nelle RSA e nei reparti con anziani disorientati la contenzione viene spesso giustificata con il rischio di cadute. Le regole però sono le stesse: le spondine e le cinture che impediscono a una persona di alzarsi sono contenzione e richiedono una valutazione motivata e periodica. La prevenzione delle cadute passa prima da altre misure, come letti bassi, sorveglianza e mobilizzazione assistita; quando la struttura non le adotta, la caduta in ospedale o in RSA può comportare un risarcimento.

La contenzione non fa parte del trattamento sanitario obbligatorio: il TSO autorizza il ricovero e le cure, non legare il paziente. Se la contenzione è usata come punizione o in modo sistematico, può rientrare nei maltrattamenti in RSA o casa di riposo.

Domande frequenti

Le spondine del letto sono una forma di contenzione?

Lo sono quando impediscono a una persona che vorrebbe alzarsi di farlo. Per questo il loro uso va valutato, motivato e rivalutato nel tempo, come ogni altra forma di contenzione.

I familiari possono chiedere che il paziente venga legato per evitare cadute?

La richiesta dei familiari non rende di per sé lecita la contenzione. La decisione spetta ai sanitari, che devono verificare la necessità e preferire misure meno invasive.

Cosa posso fare se scopro che un familiare è stato legato?

Chiedi spiegazioni al medico responsabile, fai annotare la risposta e chiedi copia della cartella con le prescrizioni e gli orari. Se ci sono segni sul corpo, fotografali con la data e valuta una segnalazione scritta alla direzione sanitaria.

Se un tuo familiare è stato sottoposto a contenzione in ospedale o in RSA e vuoi capire se era legittima, lo studio può esaminare la documentazione con un medico legale. Riceve a Palermo e a Mussomeli: i recapiti sono nella pagina sedi e contatti.

Assistenza legale

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