Errori al pronto soccorso: dimissioni affrettate e diagnosi mancate

Codice di triage sbagliato, attese eccessive, dimissioni con sintomi sottovalutati: quando un errore al pronto soccorso dà diritto al risarcimento e chi ne risponde.

6 min di lettura

Errori al pronto soccorso: dimissioni affrettate e diagnosi mancate

Un errore al pronto soccorso dà diritto al risarcimento quando il paziente riceve una valutazione o un trattamento non conformi alle regole dell’emergenza-urgenza (un codice di priorità sbagliato, un’attesa eccessiva per il suo quadro clinico, esami non eseguiti, una dimissione affrettata) e da questo deriva un danno. Ne risponde, di regola, la struttura sanitaria da cui dipende il pronto soccorso.

Il pronto soccorso lavora in condizioni difficili, con molti accessi e poco tempo: la gran parte delle valutazioni è corretta, e un esito negativo non è di per sé un errore. Vediamo come funziona il triage, quali sono gli errori tipici, quando la dimissione è responsabilità dei sanitari e cosa fare.

In breve

  • Le linee di indirizzo nazionali sul triage intraospedaliero (accordo Stato-Regioni del 1° agosto 2019) prevedono cinque codici di priorità numerici, da 1 (emergenza) a 5 (non urgenza).
  • Per ciascun codice è indicato un tempo massimo di accesso alle cure: immediato per il codice 1, fino a 240 minuti per il codice 5.
  • Degli errori commessi al pronto soccorso risponde la struttura a titolo contrattuale (art. 7 della legge 24/2017).
  • Il paziente deve dimostrare che una gestione corretta avrebbe evitato o ridotto il danno, secondo il criterio del «più probabile che non».

Come funziona il triage e cosa significano i codici?

Il triage è la valutazione con cui, all’arrivo in pronto soccorso, un infermiere formato stabilisce la priorità di accesso alle cure in base alla gravità, non all’ordine di arrivo. Le linee di indirizzo nazionali del 2019 hanno introdotto cinque codici numerici, ai quali le Regioni possono associare un colore:

  • codice 1, rosso: emergenza, con interruzione o compromissione delle funzioni vitali, accesso immediato;
  • codice 2, arancione: urgenza, con rischio di compromissione delle funzioni vitali, accesso entro 15 minuti;
  • codice 3, azzurro: urgenza differibile, accesso entro 60 minuti;
  • codice 4, verde: urgenza minore, accesso entro 120 minuti;
  • codice 5, bianco: non urgenza, accesso entro 240 minuti.

Le linee di indirizzo prevedono che la valutazione sia ripetuta durante l’attesa e raccomandano che la permanenza in pronto soccorso non superi, di regola, le 8 ore dall’arrivo. In Sicilia il sistema a cinque codici con i nuovi colori (arancione e azzurro al posto del vecchio giallo) è stato introdotto nei pronto soccorso tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, su indicazione dell’assessorato regionale della Salute; anche l’ASP di Palermo lo ha adottato nei propri ospedali.

Questi tempi sono standard organizzativi, non soglie automatiche di responsabilità. Superarli non basta, da solo, per ottenere un risarcimento: conta se il ritardo o il codice sbagliato hanno inciso sulla salute del paziente.

Quali sono gli errori più frequenti al pronto soccorso?

Le contestazioni ricorrenti riguardano:

  • codice di priorità troppo basso: un dolore toracico o un deficit neurologico classificati come non urgenti, con un’attesa incompatibile con la gravità reale;
  • mancata rivalutazione: il paziente peggiora in sala d’attesa e nessuno se ne accorge;
  • esami non eseguiti: accertamenti indicati dai protocolli per quei sintomi (elettrocardiogramma, esami del sangue ripetuti, diagnostica per immagini) non richiesti o non ripetuti;
  • dimissione affrettata: il paziente viene rimandato a casa con una diagnosi rassicurante senza che siano state escluse le cause più gravi dei suoi sintomi.

Si tratta spesso di una forma di errore diagnostico o diagnosi tardiva, aggravata dal contesto dell’urgenza, in cui poche ore possono fare la differenza.

Infarto, ictus, appendicite: perché le dimissioni sono il momento critico?

Alcune patologie tempo-dipendenti si presentano con sintomi sfumati e sono proprio quelle su cui si concentrano le contestazioni. Un infarto può manifestarsi con dolore allo stomaco, alla schiena o al braccio, e un primo elettrocardiogramma può risultare normale: per questo i protocolli prevedono di norma controlli ripetuti prima di escluderlo. Un ictus può esordire con disturbi della parola o della vista, e le terapie più efficaci si possono praticare solo entro poche ore. Un’appendicite scambiata per un disturbo intestinale può evolvere in peritonite.

In questi casi la domanda da porsi è se, con i sintomi e i dati disponibili al momento della dimissione, un medico diligente avrebbe dovuto trattenere il paziente, chiedere altri esami o una consulenza specialistica. La lettera di dimissione e il verbale di pronto soccorso sono i documenti decisivi: riportano l’orario di arrivo, il codice assegnato, i parametri, gli esami eseguiti e le indicazioni date. Vanno richiesti subito, insieme al resto della documentazione sanitaria.

Diverso è il caso del paziente che si allontana o chiede di essere dimesso contro il parere dei sanitari, firmando per l’uscita. Se è stato informato in modo chiaro dei rischi, la sua scelta può escludere o ridurre la responsabilità della struttura (art. 1227 c.c.).

Chi risponde e cosa bisogna provare?

Il pronto soccorso è un servizio dell’ospedale: degli errori di medici e infermieri risponde la struttura, pubblica o privata accreditata, come chi non ha adempiuto una propria obbligazione (artt. 1218 e 1228 c.c., richiamati dall’art. 7 della legge Gelli-Bianco). A Palermo, per esempio, i pronto soccorso fanno capo alle aziende ospedaliere (come l’ARNAS Civico, Villa Sofia-Cervello o il Policlinico «Paolo Giaccone») o all’ASP, secondo l’ospedale.

Il paziente deve provare il danno e il collegamento con la gestione ricevuta; spetta poi alla struttura dimostrare di aver agito correttamente o che il danno dipende da una causa a lei non imputabile. Se il paziente muore dopo una dimissione affrettata, i familiari possono chiedere il risarcimento del proprio danno e di quello subito dal congiunto, come spiegato nell’articolo sulla morte del paziente per malasanità.

Cosa fare dopo un errore al pronto soccorso?

  1. Chiedi copia del verbale di pronto soccorso e di tutta la documentazione, compresi i tracciati e le immagini degli esami.
  2. Annota subito i fatti: orari, persone presenti, sintomi riferiti, frasi dette alla dimissione. I ricordi si perdono in fretta.
  3. Conserva la documentazione successiva: il nuovo accesso, il ricovero, l’intervento che hanno chiarito la diagnosi.
  4. Fai valutare il caso da un medico legale, se serve con un medico d’urgenza o uno specialista.
  5. Segui la procedura della legge Gelli-Bianco: richiesta scritta, tentativo obbligatorio di conciliazione e, se non c’è accordo, causa, come illustrato nella guida su come chiedere il risarcimento per malasanità.

Domande frequenti

Ho aspettato molte ore al pronto soccorso: posso chiedere un risarcimento?

Solo se l’attesa ha causato un danno alla salute. Il superamento dei tempi indicati per il codice assegnato è un elemento da valutare, ma serve dimostrare che una presa in carico più rapida avrebbe evitato o ridotto il danno.

Il codice bianco o verde assegnato era sbagliato: è un errore?

Può esserlo, se i sintomi e i parametri rilevati all’arrivo indicavano una priorità più alta secondo i protocolli di triage. La valutazione va fatta sulla base del verbale, non con il senno di poi.

Mi hanno dimesso e sono tornato il giorno dopo con una diagnosi grave: cosa faccio?

Chiedi la documentazione di entrambi gli accessi e falla esaminare da un medico legale. Il confronto tra i due verbali permette di capire se, alla prima visita, la malattia era già riconoscibile.

Ogni caso richiede un esame attento dei verbali e il parere di un medico legale prima di qualsiasi iniziativa. Se ritieni di aver subito un danno per una gestione non corretta al pronto soccorso, puoi chiedere una valutazione allo studio, che riceve a Palermo e a Mussomeli: i riferimenti sono nella pagina sedi e contatti.

Assistenza legale

Ogni caso ha le sue particolarità

Un articolo offre un orientamento generale. Per sapere come le norme si applicano alla tua situazione, lo studio esamina fatti e documenti e ti indica le strade percorribili, con tempi e costi.