Un melanoma non diagnosticato dà diritto al risarcimento quando il medico, davanti a una lesione della pelle con caratteristiche sospette, non la esamina con l’attenzione dovuta, non ne dispone l’asportazione e l’esame istologico, o quando l’esame viene letto in modo errato, e quando il ritardo ha peggiorato lo stadio della malattia e quindi le cure o la prognosi. Il risarcimento non dipende dall’errore in sé, ma dal danno che il ritardo ha prodotto.
Il melanoma è un tumore che nasce dalle cellule che producono il pigmento della pelle; la sua gravità dipende molto dallo spessore raggiunto al momento della diagnosi. Vediamo quali obblighi hanno i medici, dove nascono gli errori, chi ne risponde e come si prova il danno.
In breve
- Per il melanoma non esiste in Italia un programma di screening organizzato come per seno, collo dell’utero e colon: la diagnosi passa dalla visita del medico e del dermatologo.
- La diagnosi certa si ottiene con l’esame istologico della lesione asportata, che indica anche lo spessore e le altre caratteristiche da cui dipendono le cure.
- Della diagnosi mancata in una struttura pubblica o accreditata risponde la struttura (art. 7 della legge 24/2017); il medico scelto privatamente risponde per contratto.
- Il danno si valuta confrontando lo stadio reale con quello che si sarebbe avuto con una diagnosi tempestiva.
Come si arriva alla diagnosi di melanoma?
Il percorso tipico comincia con l’osservazione della lesione da parte del medico di famiglia o del dermatologo, spesso con l’aiuto della dermatoscopia, un esame non invasivo che, con una lente e una luce particolare, permette di vedere la struttura interna del neo. Le immagini possono essere archiviate e confrontate nelle visite successive. Se la lesione è sospetta, viene asportata e sottoposta a esame istologico, cioè all’analisi al microscopio del tessuto da parte dell’anatomopatologo.
L’esame istologico è decisivo due volte: conferma o esclude il tumore e ne descrive le caratteristiche (spessore, ulcerazione, altri parametri) da cui dipendono gli esami successivi e le terapie. Un errore in uno qualsiasi di questi passaggi può tradursi in un ritardo diagnostico. Le regole generali sono quelle dell’errore diagnostico e della diagnosi tardiva.
Quali errori si contestano più spesso?
- lesione sottovalutata: un neo che cambia forma, colore o dimensioni, segnalato dal paziente, viene giudicato benigno senza esame dermatoscopico o senza programmare un controllo;
- asportazione senza istologico: la lesione viene eliminata, per esempio con tecniche che distruggono il tessuto, senza conservarlo per l’analisi;
- referto istologico errato: un melanoma scambiato per un neo benigno, o un referto incompleto che non riporta i dati necessari per le cure;
- risultato non comunicato: il referto positivo resta nel fascicolo e il paziente non viene richiamato;
- mancato invio: il medico di famiglia non indirizza al dermatologo un paziente con una lesione sospetta.
Per l’errore del medico di famiglia, che coinvolge anche l’ASP, valgono le regole spiegate nell’articolo sulla responsabilità del medico di base. Quando la valutazione avviene a distanza, per esempio con l’invio di fotografie o con sistemi di teledermatologia, si pongono le questioni trattate nell’articolo su telemedicina e intelligenza artificiale.
Chi risponde del melanoma non diagnosticato?
Se la visita, l’asportazione o l’esame istologico sono stati eseguiti in un ospedale, in un ambulatorio dell’ASP o in una struttura accreditata, il paziente può rivolgersi alla struttura, che risponde anche dell’operato dei medici non dipendenti (artt. 1218 e 1228 c.c., richiamati dall’art. 7 della legge Gelli-Bianco). Se il paziente si è rivolto a un dermatologo privato, il medico risponde direttamente per contratto. Il laboratorio di anatomia patologica che ha letto il campione risponde del proprio referto. Quando più soggetti hanno sbagliato, la consulenza serve anche a capire in quale passaggio si è verificato l’errore.
La giurisprudenza ricorda che chi esegue un esame deve leggerlo con la diligenza richiesta e, in caso di dubbio, indirizzare il paziente agli approfondimenti: un principio affermato dalla Cassazione per gli esami diagnostici (Cass. civ., sez. III, ord. 16 giugno 2023, n. 17410) e applicabile anche alla valutazione delle lesioni cutanee.
Come si prova il danno da ritardo?
La domanda centrale è: se il melanoma fosse stato riconosciuto alla prima visita, in quale stadio sarebbe stato? Il consulente deve stimare, sulla base delle immagini, delle fotografie, del primo referto e della letteratura scientifica, quanto la malattia sia progredita nel periodo di ritardo. È una valutazione complessa, per la quale è utile affiancare al medico legale un dermatologo o un oncologo, come spiegato nell’articolo sul medico legale di parte.
Se si dimostra che il ritardo ha più probabilmente portato a uno stadio più avanzato, si risarciscono le cure in più, il danno alla salute e, nei casi più gravi, la riduzione dell’aspettativa di vita. Se questa prova non riesce, può essere risarcita la perdita di chance di una guarigione più probabile.
Cosa fare in pratica?
- Raccogliere fotografie della lesione nel tempo, anche quelle personali con data: possono documentarne l’evoluzione.
- Richiedere i referti di tutte le visite, le immagini dermatoscopiche archiviate e i referti istologici.
- Chiedere il riesame dei vetrini, che restano conservati nel laboratorio di anatomia patologica e possono essere rivalutati.
- Affidarsi a una valutazione medico-legale prima di avviare il percorso previsto dalla legge 24/2017.
Queste indicazioni non sostituiscono il parere del medico: chi nota un neo che cambia deve rivolgersi al proprio medico o al dermatologo.
Domande frequenti
Il dermatologo aveva detto che il neo era benigno: è responsabile?
Lo è se, con la diligenza richiesta e gli strumenti disponibili, la lesione presentava caratteristiche che dovevano indurlo a sospettare un melanoma e a disporne l’asportazione o un controllo ravvicinato. Il giudizio si fa sulle caratteristiche della lesione in quel momento.
Il neo è stato tolto ma nessuno lo ha analizzato: cosa si rischia?
Senza esame istologico una diagnosi di melanoma può sfuggire. Se la lesione era sospetta e l’analisi non è stata eseguita, la mancanza può costituire un errore, e l’impossibilità di ricostruire cosa fosse può pesare sul medico o sulla struttura.
Si può chiedere il risarcimento se il melanoma è stato poi curato con successo?
Sì, se il ritardo ha reso necessarie cure più pesanti o ha lasciato conseguenze. Se invece la diagnosi tardiva non ha cambiato né le cure né la prognosi, il danno può mancare.
Ogni caso di melanoma diagnosticato in ritardo richiede l’esame della documentazione e un parere medico-legale prima di qualsiasi iniziativa. Se ritieni che un ritardo nella diagnosi abbia peggiorato la tua situazione o quella di un familiare, puoi chiedere una valutazione allo studio, che riceve a Palermo e a Mussomeli: i riferimenti sono nella pagina sedi e contatti.



