Sequestro conservativo: come bloccare i beni del debitore

Il sequestro conservativo permette al creditore di bloccare beni e somme del debitore prima della sentenza, se il credito è probabile e c’è il rischio concreto di perderlo.

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Sequestro conservativo: come bloccare i beni del debitore

Il sequestro conservativo è il provvedimento con cui il giudice, su richiesta del creditore che teme di perdere la garanzia del proprio credito, blocca beni mobili, immobili o somme del debitore in attesa della decisione sul credito (art. 671 c.p.c.). Servono due condizioni: che il credito appaia probabile e che ci sia un pericolo concreto che il debitore disperda il patrimonio.

Questa guida spiega quando si può chiedere, quali prove servono, come si svolge il procedimento e cosa succede dopo, fino alla conversione in pignoramento.

In breve

  • Il sequestro conservativo si chiede al giudice quando il creditore ha un fondato timore di perdere la garanzia del credito (art. 671 c.p.c.).
  • Servono il fumus boni iuris, cioè la probabile esistenza del credito, e il periculum in mora, cioè il rischio concreto di dispersione dei beni.
  • Se chiesto prima della causa, il giudizio di merito va iniziato entro il termine fissato dal giudice e comunque entro 60 giorni (art. 669-octies c.p.c.).
  • Con la sentenza di condanna esecutiva il sequestro si converte in pignoramento (art. 686 c.p.c.).

A cosa serve il sequestro conservativo?

Una causa per ottenere il pagamento può durare a lungo. Nel frattempo il debitore potrebbe vendere la casa, svuotare il conto o intestare i beni ad altri. Il sequestro serve a congelare il patrimonio del debitore finché il giudice non decide: gli atti di vendita o di disposizione dei beni sequestrati non hanno effetto nei confronti del creditore che ha ottenuto il sequestro (art. 2906 c.c.).

Si possono sequestrare gli stessi beni che si potrebbero pignorare: immobili, auto, merci, macchinari, quote di società, somme sul conto corrente, crediti del debitore verso terzi (per esempio i canoni che riscuote da un inquilino). I limiti di pignorabilità valgono anche qui: non si può sequestrare ciò che la legge dichiara impignorabile.

Il sequestro è diverso dall’azione revocatoria, che serve a rendere inefficaci gli atti già compiuti dal debitore per sottrarre i beni ai creditori. I due strumenti possono anche essere usati insieme.

Quali condizioni servono?

Il giudice concede il sequestro solo se ricorrono due requisiti.

  • Fumus boni iuris: il credito deve apparire probabile sulla base dei documenti, come contratti, fatture, riconoscimenti di debito, scambi di email. Non serve la certezza, ma un quadro serio.
  • Periculum in mora: deve esserci un pericolo concreto di perdere la garanzia del credito. Il giudice guarda sia alla situazione oggettiva (patrimonio scarso rispetto al debito, beni facili da far sparire) sia al comportamento del debitore (vendite in corso, trasferimento dei beni, chiusura dell’attività, tentativi di fuga).

Il semplice fatto che il debitore non paghi non basta da solo a dimostrare il pericolo. Secondo l’orientamento della giurisprudenza, il creditore deve indicare elementi specifici che rendano verosimile la dispersione del patrimonio: per questo conviene raccogliere prima visure, certificati catastali, notizie su vendite o protesti.

Come si chiede e quanto tempo ci vuole?

La procedura segue le regole del procedimento cautelare uniforme. I passaggi sono:

  1. Ricorso al giudice competente per la causa di merito, oppure al giudice della causa già in corso, con le prove del credito e del pericolo.
  2. Decisione: il giudice di regola fissa un’udienza e sente il debitore; se convocarlo rischia di vanificare la misura, può concedere il sequestro senza sentirlo prima e fissare l’udienza successivamente.
  3. Esecuzione: il sequestro va eseguito entro 30 giorni dalla pronuncia, altrimenti perde efficacia (art. 675 c.p.c.). Sugli immobili si esegue con la trascrizione nei registri immobiliari, sui mobili con l’ufficiale giudiziario, sui crediti presso terzi con un atto notificato al terzo.
  4. Causa di merito: se il sequestro è stato chiesto prima della causa, va iniziata entro il termine fissato dal giudice, non superiore a 60 giorni; se non viene iniziata, il sequestro perde efficacia (art. 669-octies c.p.c.).

Contro l’ordinanza che concede o nega il sequestro si può proporre reclamo entro 15 giorni al collegio dello stesso tribunale (art. 669-terdecies c.p.c.). Il giudice può anche fissare un limite di valore ai beni da sequestrare, proporzionato al credito, e il debitore può evitare o far cessare il sequestro offrendo una cauzione adeguata.

Cosa succede dopo la sentenza?

Se la causa si chiude con una sentenza di condanna esecutiva, il sequestro si converte automaticamente in pignoramento (art. 686 c.p.c.): il creditore non deve ricominciare da capo e può procedere alla vendita dei beni già bloccati, con le regole dell’esecuzione forzata illustrate nella guida sul recupero crediti dalla diffida al pignoramento. Se nel frattempo altri creditori hanno pignorato gli stessi beni, il sequestrante partecipa con loro alla distribuzione del ricavato.

Se invece il credito viene respinto, il sequestro perde efficacia e il creditore può dover risarcire i danni causati al debitore, quando ha agito senza la normale prudenza. Per questo la richiesta va calibrata con attenzione, scegliendo beni di valore proporzionato al credito.

In alternativa al giudizio ordinario, per crediti documentati si può chiedere un decreto ingiuntivo, anche provvisoriamente esecutivo, che consente di iscrivere un’ipoteca giudiziale sugli immobili del debitore. Se il debitore ha sede all’estero, nell’Unione europea, il credito si può far valere con l’ingiunzione di pagamento europea e i conti esteri si possono bloccare con l’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari (Reg. UE 655/2014).

Domande frequenti

Posso chiedere il sequestro se il debitore non paga da mesi?

Il mancato pagamento da solo non basta. Bisogna dimostrare un rischio concreto che il debitore disperda i beni, per esempio perché li sta vendendo o perché il suo patrimonio è minimo rispetto al debito.

Il debitore può usare i beni sequestrati?

Il giudice di solito nomina un custode, che può essere lo stesso debitore. Il bene può restare in uso, ma non può essere venduto o vincolato in danno del creditore sequestrante.

Si può sequestrare il conto corrente?

Sì, le somme depositate sono crediti del debitore verso la banca e si sequestrano notificando l’atto alla banca, che diventa custode. Valgono gli stessi limiti previsti per il pignoramento.

Il sequestro conservativo funziona se è chiesto in tempo e con prove solide. Per valutare se ci sono i presupposti, le modalità di contatto dello studio sono nella pagina Sedi e contatti.

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