Cittadinanza italiana per residenza: requisiti e domanda

Chi può chiedere la cittadinanza italiana per residenza: anni richiesti, reddito, lingua B1, domanda online, tempi del Ministero e ricorso contro il rifiuto.

6 min di lettura

Cittadinanza italiana per residenza: requisiti e domanda

La cittadinanza italiana per residenza si chiede al Ministero dell’Interno dopo un periodo di residenza legale in Italia: di regola 10 anni per i cittadini di Paesi non europei, meno per alcune categorie (art. 9 della legge 5 febbraio 1992, n. 91). Servono anche un reddito sufficiente, l’assenza di precedenti penali rilevanti e la conoscenza dell’italiano almeno al livello B1.

Non è un diritto automatico. La cittadinanza per residenza viene concessa con decreto del Presidente della Repubblica: l’amministrazione valuta se la persona è davvero integrata. In questo articolo spieghiamo chi può chiederla, come si presenta la domanda, quanto tempo ci vuole e cosa fare se arriva un rifiuto.

In breve

  • Per chi viene da un Paese non UE servono 10 anni di residenza legale continuativa in Italia (art. 9, comma 1, lett. f, L. 91/1992).
  • La domanda si presenta online sul portale del Ministero dell’Interno, con SPID o CIE, e costa 250 euro di contributo più 16 euro di marca da bollo.
  • È richiesta la conoscenza dell’italiano almeno al livello B1 (art. 9.1 L. 91/1992), salvo alcune esenzioni.
  • Il Ministero deve decidere entro 24 mesi, prorogabili fino a 36; contro il rifiuto si ricorre al TAR del Lazio.

Quanti anni di residenza servono?

Gli anni richiesti cambiano secondo la situazione personale. L’art. 9 della legge 91/1992 prevede questi periodi di residenza legale in Italia:

  • 10 anni per il cittadino di un Paese non appartenente all’Unione europea;
  • 5 anni per l’apolide (la persona senza cittadinanza) e per il rifugiato, che la legge equipara all’apolide (art. 16);
  • 5 anni dopo l’adozione per lo straniero maggiorenne adottato da un cittadino italiano;
  • 4 anni per il cittadino di uno Stato dell’Unione europea;
  • 3 anni per lo straniero nato in Italia;
  • 2 anni per chi ha un genitore o un nonno cittadino italiano per nascita (periodo ridotto dalla legge 74/2025).

«Residenza legale» significa avere insieme un permesso di soggiorno valido e l’iscrizione all’anagrafe del Comune (art. 1 del D.P.R. 572/1993). La residenza deve essere continuativa: periodi senza permesso o cancellazioni dall’anagrafe possono interrompere il calcolo.

Il referendum dell’8 e 9 giugno 2025, che proponeva di ridurre i 10 anni a 5, non ha raggiunto il quorum: l’affluenza si è fermata intorno al 30%. Il requisito dei 10 anni, quindi, resta in vigore. Chi è nato in Italia e vi ha sempre risieduto legalmente ha invece una strada diversa: può dichiarare di voler diventare cittadino entro un anno dai 18 anni (art. 4, comma 2).

Quali altri requisiti servono?

Gli anni di residenza non bastano. L’amministrazione controlla anche il reddito, la condotta e la lingua.

Il reddito

Il richiedente deve dimostrare di avere mezzi economici sufficienti. Secondo le indicazioni pubblicate dalle Prefetture, il reddito minimo annuo è di 8.263,31 euro per una persona sola, 11.362,05 euro con il coniuge a carico e 516 euro in più per ogni figlio a carico. Si guardano di solito i redditi dichiarati in Italia negli ultimi tre anni, e si può sommare il reddito dei familiari conviventi. Gli importi vanno comunque verificati al momento della domanda.

La condotta e i precedenti penali

Il Ministero valuta se la persona è integrata e non pericolosa per la sicurezza. Condanne penali, anche per reati non gravi, possono portare al rifiuto, perché la concessione è discrezionale. Per chi ha precedenti può essere utile valutare prima la riabilitazione penale.

La lingua italiana

Serve un titolo di studio italiano oppure una certificazione di livello B1 rilasciata da un ente riconosciuto (art. 9.1). Non devono presentarla chi ha firmato l’accordo di integrazione e chi è titolare del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 25 del 2025, ha esonerato anche chi ha gravi limiti di apprendimento dovuti a età, malattia o disabilità, certificati da una struttura sanitaria pubblica.

Come si presenta la domanda?

La domanda si presenta solo online. I passaggi sono questi:

  1. Accesso: si entra nel portale Cittadinanza del Ministero dell’Interno con SPID o CIE.
  2. Documenti: si caricano il documento d’identità, l’atto di nascita e il certificato penale del Paese di origine (legalizzati o con apostille e tradotti in italiano) e la certificazione di lingua.
  3. Pagamenti: si versano il contributo di 250 euro (art. 9-bis) e la marca da bollo da 16 euro, anche con pagoPA.
  4. Istruttoria: la Prefettura della provincia di residenza, per chi vive nel Palermitano quella di Palermo, controlla i documenti e raccoglie i pareri delle forze di polizia.
  5. Giuramento: se il decreto è favorevole, si giura fedeltà alla Repubblica in Comune entro sei mesi dalla notifica (art. 10). La cittadinanza vale dal giorno dopo il giuramento.

I figli minori che vivono con il genitore diventano anch’essi cittadini, ma dal 2025 solo se risiedono legalmente in Italia da almeno due anni continuativi, o dalla nascita se hanno meno di due anni (art. 14).

Quanto tempo ci vuole?

Per le domande presentate dal 20 dicembre 2020 il procedimento deve concludersi entro 24 mesi, prorogabili fino a 36 (art. 9-ter). Nella pratica i tempi dipendono dal carico di lavoro della Prefettura.

Se il termine scade senza risposta, la domanda non si considera accolta: per la cittadinanza il silenzio-assenso non vale. Si può però fare ricorso al TAR del Lazio contro il silenzio della pubblica amministrazione, per ottenere l’obbligo di decidere. Durante la pratica è bene non trasferire la residenza all’estero e mantenere il reddito, perché i requisiti devono esistere fino al decreto.

Cosa fare se la domanda viene respinta?

Prima del rifiuto la Prefettura invia di solito un preavviso di rigetto (art. 10-bis della legge 241/1990). Entro 10 giorni si possono presentare osservazioni e documenti: è il momento migliore per chiarire un reddito mancante o un precedente penale.

Contro il provvedimento definitivo si può fare ricorso al TAR del Lazio, sede di Roma, entro 60 giorni, oppure ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni. La competenza del TAR di Roma deriva dal fatto che il decreto è un atto dell’amministrazione centrale con effetti su tutto il territorio. Il giudice non può sostituirsi al Ministero, ma può annullare un rifiuto illogico o non motivato.

A volte esiste una strada più breve: il coniuge di un cittadino italiano può chiedere la cittadinanza per matrimonio, mentre chi discende da italiani deve considerare le nuove regole sulla cittadinanza per discendenza.

Domande frequenti

Posso chiedere la cittadinanza dopo 5 anni di residenza?

Solo se si rientra in una delle categorie con termini ridotti: apolidi, rifugiati, maggiorenni adottati da un italiano, cittadini dell’Unione, nati in Italia, discendenti di cittadini italiani per nascita. Per gli altri cittadini non europei restano 10 anni, perché il referendum del 2025 non ha raggiunto il quorum.

Conta anche il reddito di mio marito o di mia moglie?

Sì. Secondo la prassi delle Prefetture si considera il reddito complessivo del nucleo familiare convivente. Deve essere un reddito dichiarato al fisco italiano.

Cosa succede se non giuro entro sei mesi?

Il decreto di concessione perde efficacia e la cittadinanza non si acquista (art. 10 L. 91/1992). Chi è impedito da una grave disabilità è esonerato dal giuramento, come ha stabilito la Corte costituzionale.

Ogni domanda di cittadinanza ha una sua storia: anni di residenza, reddito, eventuali precedenti. Per una valutazione del caso concreto, anche con la collaborazione dell’Avv. Chiara Damiata, è possibile contattare lo studio.

Assistenza legale

Ogni caso ha le sue particolarità

Un articolo offre un orientamento generale. Per sapere come le norme si applicano alla tua situazione, lo studio esamina fatti e documenti e ti indica le strade percorribili, con tempi e costi.