Il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo è il titolo che lo straniero può chiedere dopo almeno cinque anni di soggiorno regolare in Italia, se dimostra un reddito non inferiore all’assegno sociale e supera un test di italiano di livello A2 (art. 9 del Testo unico immigrazione, D.Lgs. 286/1998). A differenza degli altri permessi, attesta uno status permanente: il documento va solo aggiornato ogni dieci anni.
È il vecchio «permesso di soggiorno illimitato» o «carta di soggiorno». Vediamo i requisiti, come si presenta la domanda, quali diritti dà, quando può essere revocato e cosa vale per i familiari.
In breve
- Serve un permesso di soggiorno valido da almeno cinque anni e un reddito annuo lecito non inferiore all’assegno sociale, pari a 7.101,12 euro nel 2026 (art. 9, comma 1, T.U.).
- Bisogna superare un test di lingua italiana di livello A2, salvo esoneri (art. 9, comma 2-bis, T.U.).
- Il documento vale dieci anni per gli adulti e cinque per i minori, e si rinnova su domanda; lo status è permanente (art. 9, comma 2, T.U.).
- Si perde, tra l’altro, dopo dodici mesi consecutivi fuori dall’Unione europea o sei anni fuori dall’Italia (art. 9, comma 7, T.U.).
Quali sono i requisiti?
L’art. 9, comma 1, del Testo unico richiede tre elementi principali:
- cinque anni di soggiorno regolare, con un permesso di soggiorno in corso di validità;
- un reddito lecito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale: nel 2026 sono 7.101,12 euro (546,24 euro per 13 mensilità, circolare INPS n. 153/2025);
- l’assenza di pericolosità per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato: il questore valuta anche eventuali condanne, ma deve considerare la durata del soggiorno e i legami familiari e sociali (art. 9, comma 4).
Non tutti i periodi contano. Non si calcolano, per esempio, alcuni soggiorni di breve durata o per motivi di carattere temporaneo (art. 9, commi 3 e 5): il singolo caso va verificato. Chi è in Italia per studio o formazione non può chiedere il permesso di lungo periodo finché resta titolare di quel permesso: prima deve convertirlo, di solito in un permesso di soggiorno per lavoro.
E l’alloggio?
L’alloggio idoneo serve quando la domanda riguarda anche i familiari. In quel caso si deve dimostrare un’abitazione che rispetti i parametri dell’edilizia residenziale pubblica o i requisiti igienico-sanitari accertati dall’Azienda sanitaria, e un reddito calcolato secondo le regole del ricongiungimento familiare.
Come funziona il test di italiano A2?
Il rilascio è subordinato al superamento di un test di conoscenza della lingua italiana di livello A2, cioè un livello base: capire frasi semplici e comunicare nelle situazioni quotidiane. La domanda per il test si presenta online sul portale del Ministero dell’Interno e la Prefettura convoca la persona per la prova; chi non lo supera può ripeterlo.
Il test non serve, tra gli altri:
- ai figli minori di 14 anni;
- a chi ha gravi limitazioni nell’apprendimento della lingua, certificate da una struttura pubblica;
- a chi ha già un certificato di italiano di livello A2 o superiore rilasciato da un ente certificatore riconosciuto, oppure un titolo di studio conseguito in Italia;
- ai titolari di protezione internazionale (art. 9, comma 2-ter).
L’elenco completo degli esoneri è nel decreto ministeriale del 4 giugno 2010: conviene verificarlo con la Prefettura prima di prenotare.
Come si presenta la domanda e quanto costa?
- Superare il test di italiano, o procurarsi il documento che dà l’esonero.
- Raccogliere i documenti: passaporto, permesso in corso di validità, dichiarazioni dei redditi, buste paga o altri documenti sul reddito, certificato del casellario e dei carichi pendenti se richiesti, certificato di idoneità dell’alloggio se la domanda riguarda anche i familiari.
- Spedire il kit postale dagli uffici postali abilitati, indirizzato alla Questura della provincia di residenza.
- Presentarsi in Questura il giorno fissato per le impronte digitali e poi per il ritiro.
Secondo le indicazioni delle Questure, il contributo per questo permesso è di 100 euro, a cui si aggiungono 30,46 euro per il documento elettronico, la marca da bollo da 16 euro e 30 euro per la spedizione. Gli importi vanno verificati al momento della domanda. Per legge il permesso è rilasciato entro 90 giorni (art. 9, comma 2).
Quanto dura e quali diritti dà?
Lo status di soggiornante di lungo periodo è permanente. Il documento che lo attesta, invece, è valido dieci anni per gli adulti e cinque anni per i minori, e alla scadenza si rinnova presentando la domanda con nuove fotografie, senza ripetere l’esame dei requisiti.
Il titolare può, tra l’altro (art. 9, comma 12):
- entrare in Italia senza visto;
- svolgere qualsiasi attività lavorativa, subordinata o autonoma, salvo quelle riservate ai cittadini;
- accedere alle prestazioni di assistenza e previdenza sociale e ai servizi pubblici, compresi quelli per la casa;
- partecipare alla vita pubblica locale, nei limiti previsti dalla legge.
Il permesso di lungo periodo è diverso dalla cittadinanza: non dà il diritto di voto nelle elezioni politiche né il passaporto italiano. Chi vuole diventare cittadino deve seguire la procedura della cittadinanza per residenza, che richiede in genere dieci anni di residenza legale.
Quando si può perdere?
L’art. 9, comma 7, del Testo unico prevede la revoca, tra l’altro:
- se il permesso è stato ottenuto con frode;
- in caso di espulsione;
- se vengono meno le condizioni di sicurezza richieste per il rilascio;
- in caso di assenza dall’Unione europea per dodici mesi consecutivi;
- se un altro Stato dell’Unione concede lo stesso status, e comunque in caso di assenza dall’Italia per più di sei anni.
Il titolare del permesso di lungo periodo è più protetto contro l’espulsione: l’espulsione è possibile solo nei casi più gravi indicati dall’art. 9, comma 10 (per esempio gravi motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato) e tenendo conto di età, durata del soggiorno e legami familiari e sociali. Su come si contesta un provvedimento di questo tipo si veda la guida sul ricorso contro l’espulsione. Contro il rifiuto o la revoca del permesso si ricorre di regola al TAR, che per Palermo ha sede a Palermo; se il provvedimento incide sull’unità familiare, può essere competente il tribunale ordinario.
A livello europeo la riforma della direttiva 2003/109/CE sui soggiornanti di lungo periodo, proposta nel 2022, non è stata approvata: le regole in vigore restano quelle dell’art. 9 del Testo unico. Per le questioni di immigrazione lo studio collabora con l’Avv. Chiara Damiata.
Domande frequenti
Il permesso di lungo periodo scade?
Lo status no, il documento sì. Ogni dieci anni (cinque per i minori) si chiede il rinnovo del documento, che è automatico se lo status non è stato revocato.
Posso chiederlo se ho perso il lavoro?
Il requisito è avere un reddito lecito almeno pari all’assegno sociale, non necessariamente un lavoro dipendente. Può contare anche il reddito dei familiari conviventi, secondo le regole sul ricongiungimento: la situazione va valutata con i documenti alla mano.
Posso vivere in un altro Paese dell’Unione con questo permesso?
Il permesso consente di viaggiare nell’area Schengen per brevi periodi. Per trasferirsi in un altro Stato dell’Unione servono le procedure previste da quel Paese, che per i soggiornanti di lungo periodo sono in genere agevolate.
Se stai preparando la domanda, o hai ricevuto un rigetto o una revoca, puoi chiedere allo studio una valutazione della tua situazione, a Palermo e a Mussomeli, dalla pagina sedi e contatti.



