La struttura sanitaria risponde di un’emorragia durante o dopo un intervento quando il sanguinamento dipende da un errore tecnico, da una cattiva gestione dei farmaci che influenzano la coagulazione, da una sorveglianza insufficiente dopo l’operazione o da carenze organizzative che hanno ritardato le cure. Un sanguinamento riconosciuto e trattato correttamente, invece, può essere una complicanza non risarcibile.
Di seguito si vede quando l’emorragia è un errore, perché la sorveglianza dopo l’intervento è spesso decisiva, quando conta l’organizzazione dell’ospedale, cosa accade se servono trasfusioni e chi va chiamato in causa.
In breve
- La struttura risponde a titolo contrattuale sia degli errori dei professionisti sia delle proprie carenze organizzative (artt. 1218 e 1228 c.c., art. 7 della legge 24/2017).
- Prima dell’intervento vanno valutati e gestiti i farmaci anticoagulanti e antiaggreganti del paziente.
- Dopo l’intervento i parametri vitali, gli esami del sangue e i drenaggi vanno controllati e annotati in cartella.
- Il ritardo nel riconoscere l’emorragia e nel tornare in sala operatoria è una delle contestazioni più frequenti.
Quando l’emorragia è un errore?
Ogni intervento comporta una perdita di sangue e un rischio di sanguinamento. Per la Cassazione, però, definire l’evento «complicanza» non basta: conta se era prevedibile ed evitabile e se è stato gestito correttamente. Le situazioni contestate più spesso riguardano tre momenti:
- prima: farmaci anticoagulanti o antiaggreganti non sospesi o non sostituiti come previsto, esami della coagulazione non eseguiti o non letti;
- durante: lesione di un vaso non riconosciuta, controllo del sanguinamento insufficiente prima di chiudere;
- dopo: segni di sanguinamento interno non colti in tempo.
La gestione dei farmaci è un equilibrio delicato: sospenderli troppo a lungo espone a trombosi, non sospenderli espone a emorragie. Il rischio opposto è trattato nell’articolo sulla mancata profilassi della trombosi.
La valutazione prima dell’intervento deve comprendere la raccolta delle terapie in corso, compresi i farmaci che il paziente assume per una malattia del cuore o dei vasi, e gli esami del sangue indicati. La decisione su come gestire questi farmaci va presa coordinando chirurgo, anestesista e, quando serve, il medico che li ha prescritti, e deve risultare dalla cartella.
Perché la sorveglianza dopo l’intervento è decisiva?
Un’emorragia interna può manifestarsi con segni progressivi: pressione che scende, battito accelerato, pallore, calo dell’emoglobina negli esami, sangue nei drenaggi. Se questi segni vengono registrati ma non interpretati, o non vengono controllati con la frequenza dovuta, il ritardo può trasformare un evento trattabile in un danno grave.
Le conseguenze di un’emorragia non trattata in tempo possono essere serie: shock, danni a organi come i reni o il cuore per la riduzione del flusso di sangue, ricoveri prolungati in terapia intensiva, nuovi interventi.
Anche quando il sanguinamento era inevitabile, il ritardo nel riconoscerlo e nel reintervenire può essere un errore autonomo. Il danno risarcibile è allora il peggioramento che una reazione tempestiva avrebbe evitato. Se non si può stabilire con la necessaria probabilità che un intervento tempestivo avrebbe cambiato l’esito, può venire in rilievo la perdita di chance.
Quando conta l’organizzazione dell’ospedale?
Non sempre il problema è un singolo medico. A volte il ritardo dipende dall’organizzazione: nessun chirurgo disponibile di notte, sala operatoria occupata, sangue non disponibile in tempo, posto in terapia intensiva mancante, trasferimento verso un altro ospedale lento o mal coordinato.
Queste carenze sono imputabili direttamente alla struttura, che deve organizzare il servizio in modo adeguato agli interventi che sceglie di eseguire. Il paziente non deve dimostrare quale ingranaggio dell’organizzazione si è inceppato: è la struttura a dover provare di aver predisposto mezzi e personale adeguati. Per questo gli orari annotati in cartella, come la chiamata del medico, la richiesta del sangue e l’ingresso in sala operatoria, hanno un peso decisivo. In una regione come la Sicilia, con ospedali di dimensioni molto diverse, il tema dei trasferimenti tra presìdi viene spesso in rilievo. Come si individua l’ente da chiamare in causa (azienda sanitaria provinciale, azienda ospedaliera, policlinico universitario) è spiegato nell’articolo su contro chi si fa causa in Sicilia.
E se sono servite trasfusioni?
Un’emorragia importante può richiedere trasfusioni di sangue. Le trasfusioni sono procedure regolate e sicure, ma possono comportare rischi propri. Se da una trasfusione deriva un’infezione o un altro danno permanente, oltre all’eventuale risarcimento può spettare l’indennizzo dello Stato previsto dalla legge 210/1992, spiegato nell’articolo sui danni da trasfusioni e vaccini.
La cartella deve riportare le unità trasfuse, i controlli eseguiti e le eventuali reazioni.
Cosa fare e chi chiamare in causa?
- Chiedi la cartella clinica completa, con verbale operatorio, grafica dei parametri, esami del sangue, diario infermieristico e registro delle trasfusioni.
- Ricostruisci gli orari: comparsa dei segni, chiamata del medico, esami, ritorno in sala operatoria.
- Fai valutare il caso da un medico legale insieme a un chirurgo della stessa disciplina.
- Segui la procedura: tentativo obbligatorio di conciliazione prima della causa (art. 8 della legge 24/2017).
Il paziente può agire contro la struttura e, nei casi previsti, direttamente contro la sua compagnia di assicurazione: le regole sono descritte nell’articolo sull’assicurazione della struttura e azione diretta. Come si ripartisce la responsabilità tra i medici è spiegato nell’articolo sulla responsabilità dell’équipe chirurgica.
Domande frequenti
Perdere sangue dopo un intervento è normale?
Una certa perdita è attesa e viene controllata dai medici. Diventa un problema giuridico quando il sanguinamento era evitabile o non è stato riconosciuto e trattato in tempo.
Mi hanno riportato in sala operatoria: significa che c’è stato un errore?
No. Un nuovo intervento può essere la gestione corretta di una complicanza. Bisogna verificare perché si è reso necessario e se è stato deciso con la tempestività dovuta.
Assumevo un anticoagulante e nessuno me l’ha chiesto prima dell’intervento: è un errore?
La raccolta delle terapie in corso fa parte della valutazione prima dell’intervento. Se è mancata e ha contribuito all’emorragia, può esserci responsabilità.
Ogni caso richiede l’esame della cartella e degli orari degli eventi. Per una prima valutazione è possibile contattare lo studio a Palermo o a Mussomeli.



