Una perforazione durante una colonscopia o una gastroscopia dà diritto al risarcimento quando è dovuta a una manovra scorretta, a un esame non indicato, a una preparazione o a una sedazione gestite male, oppure quando non è stata riconosciuta in tempo dopo l’esame. Se invece si è verificata nonostante una tecnica corretta ed è stata trattata subito, si tratta di una complicanza che di regola non è risarcibile.
In questo articolo si vede come si distingue la complicanza dall’errore negli esami endoscopici, perché il ritardo nella diagnosi è spesso il punto decisivo, cosa deve contenere il consenso e quali passi è utile fare.
In breve
- La perforazione è un rischio noto degli esami endoscopici, ma per la Cassazione la qualifica di «complicanza» non esclude da sola la responsabilità.
- La struttura, compresa quella che esegue esami di screening, risponde a titolo contrattuale (art. 7 della legge 24/2017).
- Il ritardo nel riconoscere la perforazione dopo l’esame può aggravare molto il danno ed è autonomamente valutabile.
- Il consenso deve riguardare anche la sedazione e le eventuali manovre operative, come l’asportazione di polipi.
Quando la perforazione è un errore?
La colonscopia e la gastroscopia sono esami in cui una sonda flessibile viene introdotta nell’intestino o nello stomaco. A volte sono solo diagnostiche, altre volte servono anche a intervenire: asportare un polipo, dilatare un restringimento, fermare un sanguinamento. Le manovre operative comportano di regola rischi maggiori dell’esame semplice.
La perforazione è descritta in letteratura come un evento possibile. Per la Cassazione, però, la complicanza non ha rilievo giuridico in sé: occorre stabilire se l’evento era prevedibile ed evitabile con la diligenza richiesta. Il consulente medico-legale valuta in particolare:
- l’indicazione: l’esame o la manovra operativa erano giustificati dal quadro clinico?
- la tecnica: l’avanzamento della sonda, l’insufflazione e le manovre sono state eseguite con la prudenza richiesta, anche in presenza di condizioni che rendevano l’esame più delicato?
- le condizioni del paziente: preparazione intestinale, terapie in corso, malattie che aumentavano il rischio erano state considerate?
Il criterio generale è spiegato nell’articolo su complicanza o errore medico.
Il referto dell’esame dovrebbe descrivere le manovre eseguite, le eventuali difficoltà incontrate e la qualità della preparazione. Un referto molto sintetico rende più difficile la ricostruzione, ma le sue lacune non possono essere usate contro il paziente.
Perché il ritardo nella diagnosi è spesso decisivo?
Una perforazione riconosciuta durante l’esame o subito dopo può spesso essere trattata con conseguenze limitate. Se invece passa inosservata, il contenuto dell’intestino può causare una peritonite e un’infezione generalizzata, con interventi più invasivi e, nei casi più gravi, rischio per la vita.
Per questo molte contestazioni riguardano ciò che accade dopo l’esame: dolore addominale intenso, febbre, gonfiore sottovalutati, paziente dimesso senza un periodo di osservazione adeguato, sintomi riferiti per telefono e non approfonditi. Anche quando la perforazione era inevitabile, il ritardo nel riconoscerla può essere un errore distinto, con un danno proprio: il peggioramento che una diagnosi tempestiva avrebbe evitato.
Su questi aspetti si vedano gli articoli sulla sepsi non riconosciuta in tempo e sulle dimissioni dall’ospedale.
C’è poi la sedazione. Molti esami endoscopici si eseguono con una sedazione, più o meno profonda. Durante e dopo la sedazione il paziente va monitorato e non deve essere dimesso finché non ha recuperato. Una sedazione gestita male può causare danni propri, ad esempio respiratori, ma può anche rendere più difficile accorgersi dei sintomi di una perforazione.
Le regole sulla responsabilità per sedazione e anestesia sono descritte nell’articolo sui danni da anestesia.
Cosa deve contenere il consenso?
Prima dell’esame il paziente deve ricevere un’informazione chiara sui benefici, sui rischi e sulle alternative (art. 1, comma 3, della legge 219/2017). L’informazione deve riguardare anche la sedazione e le manovre operative che potrebbero rendersi necessarie durante l’esame, come l’asportazione di un polipo.
Il consenso firmato non copre una manovra eseguita male. Se invece il rischio non era stato spiegato, può esserci un danno autonomo, come illustrato nell’articolo sul consenso informato mancante.
Cosa cambia se l’esame era di screening?
In Sicilia, come nel resto d’Italia, le aziende sanitarie organizzano programmi di screening del tumore del colon-retto, in cui la colonscopia viene proposta dopo un test di primo livello. Le regole sulla responsabilità non cambiano: risponde la struttura che ha eseguito l’esame, pubblica o convenzionata.
Chi si sottopone a uno screening è spesso una persona senza sintomi. Questo rende ancora più importante un’informazione completa sui rischi e un’attenta sorveglianza dopo l’esame.
Cosa fare dopo una perforazione?
- Chiedi il referto endoscopico completo, con le eventuali immagini acquisite durante l’esame.
- Chiedi la cartella clinica del ricovero successivo, con gli orari dei sintomi, degli esami e dell’intervento.
- Ricostruisci la cronologia: quando sono comparsi i sintomi, a chi sono stati riferiti, cosa è stato risposto.
- Fai valutare il caso da un medico legale insieme a un gastroenterologo o a un chirurgo.
- Rispetta la procedura: tentativo obbligatorio di conciliazione prima della causa (art. 8 della legge 24/2017).
Se la perforazione ha avuto conseguenze mortali, i diritti dei familiari sono spiegati nell’articolo sul risarcimento ai familiari.
Domande frequenti
La perforazione era scritta tra i rischi del modulo: posso chiedere i danni?
Sì, se è dovuta a una manovra scorretta o se è stata riconosciuta in ritardo. Il modulo informa del rischio, ma non autorizza l’errore.
Mi hanno dimesso e il giorno dopo sono stato operato d’urgenza: è responsabilità della struttura?
Può esserlo, se i sintomi erano già presenti o se mancavano indicazioni chiare su cosa fare in caso di dolore o febbre. Va verificato sulla cartella e sulla cronologia.
Era un esame di screening gratuito: cambia qualcosa?
No. La gratuità dell’esame non riduce la responsabilità della struttura, che è tenuta alla stessa diligenza.
Ogni caso va valutato sui documenti dell’esame e del ricovero successivo. Per una prima analisi è possibile contattare lo studio a Palermo o a Mussomeli.



