Responsabilità dell’équipe chirurgica: chi risponde e come

Come si dividono le responsabilità tra chirurgo, capo équipe, anestesista e infermieri, cos’è il principio di affidamento e perché il paziente si rivolge alla struttura.

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Responsabilità dell’équipe chirurgica: chi risponde e come

In un intervento chirurgico ogni componente dell’équipe risponde del proprio operato e, entro certi limiti, del controllo su quello dei colleghi; il capo équipe ha in più il compito di dirigere e coordinare il lavoro di tutti. Verso il paziente, però, risponde comunque la struttura sanitaria, che è tenuta a risarcire il danno chiunque lo abbia causato.

Vediamo come si dividono le responsabilità in sala operatoria, cos’è il principio di affidamento, quando non protegge chi lo invoca e cosa cambia per il paziente che chiede il risarcimento.

In breve

  • Per l’orientamento consolidato della Cassazione, ogni membro dell’équipe può confidare nel corretto operato degli altri (principio di affidamento), ma non quando l’errore altrui è evidente e riconoscibile.
  • Il capo équipe dirige e coordina l’intervento e deve vigilare sull’attività dei collaboratori, compresa la fase finale.
  • Verso il paziente risponde la struttura (art. 7, c. 1, legge 24/2017); tra i responsabili vale la solidarietà (art. 2055 c.c.).
  • Sul piano penale si applicano le regole sulla cooperazione colposa (art. 113 c.p.) e l’art. 590-sexies c.p.

Chi fa parte dell’équipe e cosa deve fare ciascuno?

L’équipe chirurgica riunisce professionisti con competenze diverse: il primo operatore, che esegue l’intervento; gli aiuti e gli eventuali medici in formazione; l’anestesista, che gestisce anestesia e parametri vitali; l’infermiere strumentista e l’infermiere di sala. Spesso il primo operatore è anche il capo équipe, ma non sempre.

Ciascuno risponde anzitutto degli errori nel proprio ambito. Il Ministero della Salute ha adottato raccomandazioni e una checklist per la sicurezza in sala operatoria, che scandisce i controlli da fare prima dell’induzione dell’anestesia, prima dell’incisione e prima che il paziente lasci la sala: identità del paziente, sede dell’intervento, conta di garze e strumenti. Il modo in cui la checklist è stata compilata è spesso uno dei primi documenti esaminati in caso di contestazione.

Gli errori tipici di questa fase sono trattati in articoli dedicati: l’intervento sul lato o sul paziente sbagliato e la garza o lo strumento dimenticato nel corpo.

Cos’è il principio di affidamento e quando non vale?

Il principio di affidamento consente a ogni professionista di concentrarsi sul proprio compito, confidando che gli altri facciano il loro con diligenza. Senza questa regola il lavoro di gruppo sarebbe impossibile: il chirurgo non può rifare il lavoro dell’anestesista, né controllare ogni gesto dello strumentista.

La Cassazione, con un orientamento consolidato, ne fissa però i limiti. L’affidamento non protegge chi:

  • ha già violato a sua volta una regola di prudenza, perché non può contare sulla correttezza altrui chi è in colpa;
  • poteva riconoscere l’errore del collega con le conoscenze comuni di un medico, per esempio un parametro vitale palesemente alterato o un’indicazione chiaramente sbagliata;
  • ha un dovere specifico di controllo, come il capo équipe rispetto ai collaboratori.

In questi casi ciascuno può essere chiamato a rispondere anche dell’errore commesso materialmente da un altro, se non ha fatto nulla per impedirlo pur potendolo riconoscere.

Che responsabilità ha il capo équipe?

Il capo équipe ha un ruolo di direzione e coordinamento: organizza l’intervento, distribuisce i compiti, verifica che ciascuno sia in grado di svolgere quello assegnato e vigila sull’andamento complessivo. Secondo la giurisprudenza non può disinteressarsi delle fasi che delega, per esempio la chiusura della ferita o la conta finale delle garze, né allontanarsi senza assicurarsi che l’intervento possa concludersi in sicurezza.

Questo non significa che risponda di tutto. Se l’errore riguarda un ambito tecnico diverso dal suo e non era riconoscibile, la responsabilità resta di chi l’ha commesso. Lo stesso vale per i medici in formazione, la cui posizione è spiegata nella guida sul medico specializzando, e per gli infermieri, trattati nell’articolo sulla responsabilità dell’infermiere.

Come si dividono le colpe tra chirurgo e anestesista?

Chirurgo e anestesista hanno competenze distinte, ma lavorano sullo stesso paziente nello stesso momento. L’anestesista risponde della valutazione preoperatoria, della scelta e della conduzione dell’anestesia e del monitoraggio; il chirurgo dell’atto operatorio. Le complicanze legate all’anestesia sono trattate nella guida sui danni da anestesia.

I confini, però, non sono rigidi. Le decisioni sul momento dell’intervento, sulla sua prosecuzione davanti a un peggioramento o sull’assistenza postoperatoria richiedono spesso una valutazione congiunta. Per gli errori nell’esecuzione dell’intervento e per i casi di chirurgia estetica si può leggere l’articolo sull’errore chirurgico.

Chi paga il risarcimento al paziente?

Per chiedere il risarcimento il paziente non deve individuare chi ha sbagliato all’interno dell’équipe. La struttura, pubblica o privata, risponde a titolo contrattuale dell’operato di tutti i professionisti di cui si avvale, anche se non sono suoi dipendenti e anche se il chirurgo è stato scelto dal paziente (art. 7, c. 1, legge 24/2017). Spetta alla struttura dimostrare che l’intervento è stato eseguito correttamente o che il danno dipende da una causa non evitabile.

Se più professionisti hanno contribuito allo stesso danno, rispondono in solido: il danneggiato può chiedere l’intero a ciascuno, e poi i responsabili ripartiscono tra loro il peso in base alla gravità della colpa e alle conseguenze (art. 2055 c.c.). La struttura o l’assicurazione che ha pagato può rivalersi sui singoli solo per dolo o colpa grave (art. 9, legge 24/2017).

Sul piano penale, quando l’evento è il risultato della condotta di più persone si applicano le regole sulla cooperazione nel delitto colposo (art. 113 c.p.); per ciascuno vale l’art. 590-sexies c.p., che esclude la punibilità per imperizia se sono state rispettate linee guida o buone pratiche adeguate al caso.

Domande frequenti

Bisogna sapere chi ha sbagliato per chiedere i danni?

No. Il paziente agisce contro la struttura, che risponde per tutta l’équipe. Individuare il singolo responsabile serve soprattutto ai rapporti interni e all’eventuale rivalsa.

Il chirurgo era un libero professionista scelto dal paziente: chi risponde?

Rispondono sia la struttura in cui si è svolto l’intervento sia il chirurgo, che ha concluso un contratto con il paziente e quindi risponde anche lui a titolo contrattuale (art. 7, c. 1 e 3, legge 24/2017).

Il capo équipe risponde sempre degli errori dei collaboratori?

No. Risponde degli errori che poteva riconoscere ed evitare con la vigilanza dovuta, non di sbagli tecnici di altri professionisti che non erano percepibili.

Ricostruire i ruoli in sala operatoria richiede la lettura del registro operatorio, della checklist e della cartella anestesiologica, con l’aiuto di un medico legale. Per un esame della documentazione lo studio riceve a Palermo e a Mussomeli: i recapiti sono nella pagina sedi e contatti.

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