Lesione di un nervo durante l’intervento: quando è risarcibile

Una lesione nervosa durante un intervento può essere una complicanza inevitabile o un errore: i criteri per distinguerle, il danno da posizionamento e cosa serve per agire.

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Lesione di un nervo durante l’intervento: quando è risarcibile

La lesione di un nervo durante un intervento è risarcibile quando si poteva prevedere ed evitare con la tecnica corretta, quando è stata riconosciuta e trattata in ritardo oppure quando il paziente non era stato informato del rischio. Se invece era inevitabile nonostante la diligenza richiesta, la struttura non risponde del danno in sé.

Di seguito si vede in quali interventi il problema si presenta più spesso, come si distingue l’errore dalla complicanza, cosa cambia per le lesioni dovute alla posizione sul tavolo operatorio e quali prove servono.

In breve

  • Che la lesione nervosa sia una «complicanza» descritta in letteratura non basta a escludere la responsabilità: conta se era prevedibile ed evitabile.
  • La struttura deve dimostrare di aver adottato la tecnica corretta e le precauzioni previste dalle buone pratiche (art. 1218 c.c. e art. 7 della legge 24/2017).
  • Le lesioni da posizionamento del paziente sul tavolo operatorio riguardano tutta l’équipe, compreso l’anestesista.
  • Il deficit va documentato con visite ed esami prescritti dai medici curanti e valutato quando i postumi si sono stabilizzati.

In quali interventi può essere leso un nervo?

Molti interventi si svolgono vicino a nervi importanti. Alcuni esempi, senza pretesa di completezza: il nervo che controlla le corde vocali nella chirurgia della tiroide, il nervo facciale negli interventi alla ghiandola parotide o all’orecchio, il nervo sciatico negli interventi all’anca, i nervi del collo nell’asportazione di linfonodi, le radici nervose negli interventi alla colonna. Il tema ricorre, per esempio, negli interventi alla prostata, per la vicinanza dei nervi alla zona operata.

Le conseguenze possono essere molto diverse: alterazioni della voce, paralisi di una parte del volto, deficit di movimento o di sensibilità di un arto, dolore persistente di origine nervosa. In alcuni casi la lesione è temporanea e si risolve in settimane o mesi; in altri è permanente. Anche una lesione temporanea, se evitabile, dà diritto al risarcimento del periodo di invalidità e delle cure. Per gli interventi su ossa e articolazioni si veda anche l’articolo sugli errori in ortopedia.

Complicanza o errore: come si distingue?

La lesione nervosa è spesso presentata come complicanza nota. Per la Cassazione questa etichetta, da sola, non ha valore giuridico: conta se l’evento era prevedibile ed evitabile con la diligenza richiesta al chirurgo di quella disciplina. Il criterio generale è spiegato nell’articolo su complicanza o errore medico.

Nella pratica, il consulente medico-legale si pone alcune domande:

  • Tecnica: il nervo è stato cercato e protetto, come prevedono le buone pratiche per quell’intervento?
  • Strumenti: dove le buone pratiche lo prevedono, sono stati usati strumenti di controllo del nervo durante l’intervento?
  • Anatomia: c’erano condizioni particolari, come aderenze o anomalie, che rendevano il nervo difficile da individuare?
  • Dopo l’intervento: il deficit è stato notato, annotato e trattato in tempo, anche con un intervento riparativo quando indicato?

Quando l’intervento comporta problemi tecnici di speciale difficoltà, il chirurgo risponde solo per dolo o colpa grave (art. 2236 c.c.). Secondo l’orientamento della Cassazione, però, la regola riguarda l’imperizia e spetta al medico dimostrare che quella difficoltà eccezionale c’era davvero: un intervento di routine non diventa difficile solo perché è finito male.

E se il nervo è stato leso dalla posizione sul tavolo operatorio?

Non tutte le lesioni nervose nascono dal bisturi. Un braccio mantenuto per ore in una posizione sbagliata, un punto di appoggio non protetto, una compressione prolungata possono danneggiare un nervo lontano dalla zona operata. Si parla di lesioni da posizionamento.

Queste lesioni colpiscono spesso nervi del braccio o della gamba e si manifestano al risveglio con formicolii, debolezza o perdita di sensibilità: è importante che il paziente le segnali subito e che vengano annotate in cartella.

La sistemazione del paziente sul tavolo e la protezione dei punti di pressione sono compiti condivisi da chirurgo, anestesista e infermieri. Per il paziente, che era addormentato, la prova è particolarmente difficile: per questo è decisivo che la struttura documenti in cartella come è stato posizionato. Sulle responsabilità legate all’anestesia si veda l’articolo sui danni da anestesia.

Il rischio era scritto nel consenso: cambia qualcosa?

Il consenso informato autorizza l’intervento con i suoi rischi inevitabili, non l’errore. Se la lesione era evitabile, la firma sul modulo non esclude il risarcimento.

Al contrario, se il rischio di lesione nervosa non era stato spiegato, può esserci un danno autonomo anche quando la lesione era inevitabile: il paziente deve però dimostrare che, informato, avrebbe rinunciato all’intervento o scelto un’alternativa. Il tema è approfondito nell’articolo sul consenso informato mancante.

Quali prove servono e quando si valuta il danno?

Una richiesta fondata si costruisce su documenti precisi:

  1. Cartella clinica completa, con verbale operatorio, scheda anestesiologica e diario infermieristico.
  2. Documentazione del deficit: visite neurologiche ed esami, come l’elettromiografia, prescritti dai medici curanti.
  3. Storia del recupero: fisioterapia, eventuali interventi riparativi, spese sostenute.
  4. Valutazione medico-legale, insieme a un medico della disciplina interessata.

Le lesioni nervose possono migliorare nel tempo. La percentuale di invalidità permanente si stima di solito quando i postumi si sono stabilizzati, senza però lasciar scadere i termini di prescrizione. Il ruolo del consulente che assiste il paziente è descritto nell’articolo sul medico legale di parte.

Domande frequenti

Dopo l’intervento alla tiroide ho la voce cambiata: è un errore?

Non necessariamente. Un’alterazione della voce può avere più cause, anche temporanee. Solo l’esame della cartella e del decorso permette di capire se il nervo è stato leso e se la lesione era evitabile.

Quanto tempo devo aspettare prima di chiedere il risarcimento?

La valutazione definitiva dei postumi richiede spesso mesi. Nel frattempo conviene raccogliere i documenti e far esaminare il caso, tenendo d’occhio la prescrizione.

Chi paga una lesione da posizionamento?

Risponde la struttura, che deve organizzare e documentare la corretta posizione del paziente. Il paziente non deve individuare il singolo operatore responsabile.

Ogni lesione nervosa va valutata sulla documentazione e con un parere medico-legale. Se ritieni di aver subito un danno di questo tipo, puoi contattare lo studio a Palermo o a Mussomeli.

Assistenza legale

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