Un errore in ortopedia dà diritto al risarcimento quando una frattura non diagnosticata, curata in modo scorretto o un intervento sbagliato hanno causato un danno che, con cure adeguate, si sarebbe evitato o ridotto. Non basta che la guarigione sia stata incompleta: occorre dimostrare che il risultato dipende da una condotta non conforme alle buone pratiche e non dalla gravità del trauma o dalle condizioni del paziente.
Le cure ortopediche sono tra le più frequenti, dal pronto soccorso per una caduta agli interventi programmati di protesi. Questo articolo spiega quali sono gli errori tipici, come si distinguono da un esito sfavorevole ma inevitabile, chi ne risponde e cosa fare.
In breve
- Degli errori commessi in ospedale o in clinica risponde la struttura a titolo contrattuale (art. 7, comma 1, legge 24/2017); il medico dipendente risponde a titolo extracontrattuale (art. 7, comma 3).
- Gli errori più comuni riguardano la diagnosi della frattura, la riduzione e l’immobilizzazione, i controlli successivi e l’esecuzione degli interventi.
- Contro l’intervento sul lato o sul paziente sbagliato il Ministero della Salute ha adottato la Raccomandazione n. 3 sulla corretta identificazione di paziente, sito e procedura.
- Se il paziente non ha seguito le indicazioni ricevute, per esempio sul carico, il risarcimento può essere ridotto (art. 1227 c.c.).
Quali sono gli errori più frequenti in ortopedia?
La valutazione medico-legale distingue di solito tra errori di diagnosi, di trattamento e di controllo. I casi che ricorrono più spesso sono:
- frattura non diagnosticata, perché la radiografia non è stata eseguita, non comprendeva la zona giusta o è stata letta male, spesso al pronto soccorso;
- riduzione o immobilizzazione scorretta, con una frattura che si salda in posizione sbagliata (consolidamento vizioso) o non si salda affatto (pseudoartrosi);
- gesso troppo stretto e dolore, gonfiore o formicolio sottovalutati, con il rischio di una sindrome compartimentale, cioè una compressione grave di muscoli e nervi;
- controlli radiografici non eseguiti o non valutati, quando avrebbero mostrato uno spostamento ancora correggibile;
- errori in sala operatoria: viti e placche mal posizionate, lesioni di nervi o vasi, protesi impiantata in posizione scorretta;
- prevenzione trascurata delle complicanze note, come la trombosi venosa dopo un intervento o un’immobilizzazione prolungata.
Le diagnosi mancate in emergenza e le dimissioni affrettate sono trattate nell’articolo sugli errori al pronto soccorso; se invece il trauma è avvenuto in strada e il problema riguarda i tempi del soccorso, valgono le regole sul ritardo dell’ambulanza e del 118.
Frattura curata male: come si capisce se c’è stato un errore?
Una frattura può guarire male anche con cure corrette. Contano il tipo di frattura, l’età, l’osteoporosi, il fumo, il diabete e la qualità dell’osso. Per questo il consulente medico-legale, insieme a un ortopedico, ricostruisce le scelte fatte e le confronta con le linee guida e le buone pratiche (art. 5 legge 24/2017): se la scelta tra gesso e intervento era corretta, se la riduzione era accettabile, se i controlli sono stati fatti nei tempi giusti.
Il nesso di causa si valuta con il criterio del «più probabile che non». Nel rapporto con la struttura il paziente prova la cura ricevuta, il danno e il collegamento; la struttura deve dimostrare di avere agito correttamente o che l’esito dipende da una causa che non poteva prevedere né evitare (art. 1218 c.c.).
Anche il comportamento del paziente conta. Se non ha rispettato il divieto di carico, ha tolto il tutore prima del tempo o ha saltato i controlli fissati, il danno può essere attribuito in parte a lui e il risarcimento si riduce in proporzione (art. 1227 c.c.).
Intervento sbagliato o protesi: cosa cambia?
L’intervento sul lato sbagliato, sull’articolazione sbagliata o sul paziente sbagliato è un evento che le procedure di sicurezza mirano a eliminare: la Raccomandazione n. 3 del Ministero della Salute prevede la marcatura del sito, le verifiche prima dell’ingresso in sala e la pausa di controllo prima dell’incisione. In questi casi l’errore è di solito evidente e la discussione riguarda soprattutto l’entità del danno.
Per gli interventi di protesi di anca, ginocchio o spalla occorre distinguere. Se il problema dipende dall’impianto o dalla scelta della protesi, risponde la struttura; se dipende da un difetto del dispositivo, può rispondere anche il produttore, come spiegato nell’articolo sulle protesi difettose.
In ogni caso il paziente deve essere informato delle alternative, per esempio tra trattamento conservativo e chirurgico, e dei rischi specifici. Se l’informazione è mancata, può nascere un danno da consenso informato mancante anche quando l’intervento è stato eseguito correttamente. Chi attende un intervento programmato nella sanità pubblica può far valere i tempi massimi delle liste d’attesa.
Cosa fare e cosa si può ottenere?
- Raccogli la documentazione: verbale di pronto soccorso, radiografie e TAC su supporto digitale con i referti, cartella clinica, verbale operatorio, lettere di dimissione.
- Annota il decorso: dolori, controlli, indicazioni ricevute sul carico e sulla riabilitazione.
- Fai valutare il caso da un medico legale affiancato da un ortopedico, prima di qualsiasi richiesta.
- Avvia il tentativo obbligatorio di conciliazione, con consulenza tecnica preventiva o mediazione (art. 8 legge 24/2017).
Il risarcimento comprende il danno biologico, cioè la parte di invalidità dovuta all’errore e non al trauma iniziale, le sofferenze, le spese per nuovi interventi e riabilitazione e l’eventuale perdita di guadagno. Per una stima indicativa c’è il calcolo del danno biologico. A Palermo e in Sicilia la richiesta va rivolta all’azienda sanitaria provinciale, all’azienda ospedaliera o alla struttura privata in cui sono state prestate le cure.
Domande frequenti
La frattura si è saldata storta: posso chiedere i danni?
Solo se il risultato dipende da un errore, per esempio una riduzione inadeguata o un controllo mancato che avrebbe permesso di correggere lo spostamento. Se la frattura era molto complessa e le cure sono state corrette, un esito imperfetto non dà diritto al risarcimento.
Si risarcisce tutta l’invalidità o solo una parte?
Solo la parte dovuta all’errore. Il medico legale stima quale sarebbe stato l’esito con cure corrette e lo confronta con quello reale: la differenza è il danno risarcibile.
Entro quanto tempo devo agire?
Verso la struttura il termine di prescrizione è di regola di dieci anni, verso il medico dipendente di cinque anni. Il termine decorre da quando il danno e il suo collegamento con le cure sono riconoscibili: conviene comunque non attendere.
Se pensi che una frattura o un intervento ortopedico siano stati gestiti male, lo studio può esaminare la documentazione e valutare il caso con un medico legale prima di qualsiasi iniziativa. Riceve a Palermo e a Mussomeli: trovi i recapiti nella pagina sedi e contatti.



