Ritardo dell’ambulanza e del 118: chi risponde dei danni

Quando il ritardo dell’ambulanza o un errore della centrale 118 danno diritto al risarcimento, chi risponde in Sicilia e quali prove raccogliere.

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Ritardo dell’ambulanza e del 118: chi risponde dei danni

Dei danni causati dal ritardo dell’ambulanza risponde l’ente che gestisce il servizio di emergenza quando il ritardo dipende da un errore o da una disfunzione organizzativa, nella gestione della chiamata, nell’invio del mezzo o nel soccorso, e quando è dimostrato che un intervento tempestivo avrebbe evitato o ridotto il danno. Il ritardo da solo non basta: serve il collegamento con l’esito.

Il sistema 118 lavora ogni giorno in condizioni complesse e nella grande maggioranza dei casi arriva in tempo. Quando non accade, le conseguenze possono essere gravi. Vediamo come è organizzato il servizio, in Sicilia e in generale, quando un ritardo diventa responsabilità e cosa conviene fare subito.

In breve

  • Il sistema di emergenza territoriale è organizzato dalle Regioni secondo il D.P.R. 27 marzo 1992: centrali operative che ricevono le chiamate, assegnano un codice di gravità e inviano il mezzo adeguato.
  • In Sicilia operano quattro centrali operative (Palermo, Catania, Caltanissetta e Messina) e ambulanze e autisti soccorritori sono forniti dalla società pubblica regionale SEUS 118.
  • La responsabilità richiede la prova che il ritardo o l’errore abbiano causato il danno, secondo il criterio del «più probabile che non», oppure la perdita di una possibilità concreta di guarigione o di sopravvivenza.
  • Registrazione della telefonata, orari e scheda dell’intervento sono le prove decisive: vanno chieste presto.

Come funziona il 118 e chi lo gestisce?

Il D.P.R. 27 marzo 1992 ha affidato alle Regioni l’organizzazione dell’emergenza sanitaria. La centrale operativa riceve la chiamata, raccoglie con domande mirate le informazioni sul paziente, attribuisce un codice di gravità e decide quale mezzo inviare: un’ambulanza di base, un mezzo con infermiere o con medico, l’elisoccorso. Coordina poi il trasporto verso l’ospedale più adatto.

In Sicilia le centrali operative sono quattro e coprono ciascuna più province: quella di Palermo comprende anche Trapani, quella di Caltanissetta anche Agrigento ed Enna. Ambulanze e autisti soccorritori sono forniti dalla SEUS 118, società interamente pubblica che opera per la Regione Siciliana.

Questa organizzazione su più soggetti rende importante individuare a chi indirizzare la richiesta: l’azienda sanitaria cui fa capo la centrale operativa o il personale intervenuto, la società che gestisce i mezzi o entrambe. È una valutazione da fare sul caso concreto, partendo dai documenti dell’intervento. Ai rapporti tra paziente ed ente si applicano, in linea generale, le regole della legge 24/2017 sulla responsabilità sanitaria.

Quando il ritardo diventa una responsabilità?

Non esiste un tempo massimo di arrivo superato il quale il risarcimento è automatico. I tempi tra chiamata e arrivo sono un indicatore della qualità del servizio, ma la responsabilità si valuta caso per caso. Le situazioni che più spesso vengono esaminate sono:

  • gestione della chiamata: domande insufficienti, sintomi gravi sottovalutati, codice di gravità troppo basso o mancato invio del mezzo;
  • mezzo non adeguato: ambulanza senza personale sanitario quando la situazione richiedeva un medico o un infermiere;
  • disfunzioni organizzative: mezzi insufficienti o non disponibili, guasti, coordinamento carente tra centrale e postazioni;
  • errori sul posto: manovre di soccorso non eseguite o eseguite male, rianimazione tardiva, valutazione clinica sbagliata;
  • destinazione sbagliata: trasporto in un ospedale privo dei reparti necessari, per esempio per un infarto o un ictus, quando un altro era raggiungibile.

Non sono invece addebitabili all’ente i ritardi dovuti a fattori esterni e imprevedibili, come un indirizzo sbagliato fornito da chi chiama o un evento eccezionale. Le carenze organizzative, di per sé, non sono una giustificazione: chi gestisce il servizio deve organizzarsi per garantirlo, e il giudice valuta cosa era ragionevolmente esigibile in quella situazione.

Come si dimostra che il ritardo ha causato il danno?

È il punto più delicato. Il consulente medico-legale deve stabilire cosa sarebbe accaduto con un soccorso tempestivo: se il paziente sarebbe sopravvissuto, se avrebbe avuto meno conseguenze, se la malattia sarebbe stata trattata in una fase più favorevole. Si usa il criterio del «più probabile che non».

Quando questa prova non è possibile, si può valutare la perdita di una possibilità concreta di guarigione o di sopravvivenza, un danno autonomo spiegato nell’articolo sulla perdita di chance. Se il paziente è deceduto, i familiari possono agire per il proprio danno e per quello del congiunto, con le regole descritte nell’articolo sulla morte del paziente e il risarcimento ai familiari.

Spesso il ritardo del soccorso si intreccia con ciò che accade dopo, in ospedale: le diagnosi mancate e le attese eccessive in emergenza sono trattate nell’articolo sugli errori al pronto soccorso; per i traumi curati poi in modo inadeguato si veda quello sugli errori in ortopedia.

Cosa fare dopo un soccorso arrivato in ritardo?

  1. Annota subito gli orari: quando è partita la chiamata, quante telefonate sono state fatte, quando è arrivato il mezzo. Il registro delle chiamate del telefono è una prova utile.
  2. Chiedi la documentazione: registrazione della telefonata, scheda di intervento con gli orari di partenza e arrivo, scheda sanitaria del soccorso, verbale di pronto soccorso. Le registrazioni non si conservano per sempre: conviene muoversi presto, anche con un’istanza di accesso agli atti.
  3. Raccogli i nomi dei testimoni presenti durante l’attesa e il soccorso.
  4. Fai valutare il caso da un medico legale, se serve con un medico dell’emergenza.
  5. Avvia il tentativo obbligatorio di conciliazione previsto dall’art. 8 della legge 24/2017, prima di un’eventuale causa.

Regole proprie valgono quando il 118 interviene per accompagnare una persona sottoposta ad accertamento o trattamento sanitario obbligatorio, che richiede un provvedimento del sindaco.

Domande frequenti

Posso avere la registrazione della mia chiamata al 118?

Chi ha chiamato, il paziente o i suoi familiari possono chiederla all’ente che gestisce la centrale operativa, come parte della documentazione sanitaria o con un’istanza di accesso. È bene farlo nelle prime settimane, perché i tempi di conservazione sono limitati.

Esiste un tempo massimo entro cui l’ambulanza deve arrivare?

Esistono obiettivi di tempo usati per misurare la qualità del servizio, ma non una soglia che faccia scattare da sola il risarcimento. Conta se il ritardo dipende da un errore o da una disfunzione e se ha inciso sull’esito.

Posso agire contro il singolo soccorritore?

Di regola la richiesta si rivolge all’ente, che risponde dell’operato del proprio personale. Il singolo operatore dipendente risponde solo a titolo extracontrattuale e in casi più limitati (art. 7, comma 3, legge 24/2017).

Se un ritardo nei soccorsi ha avuto conseguenze gravi per te o per un familiare, lo studio può esaminare la documentazione e valutare il caso con un medico legale. Riceve a Palermo e a Mussomeli: trovi i recapiti nella pagina sedi e contatti.

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