Se il servizio sanitario non riesce a garantire una visita o un esame entro il tempo massimo previsto dalla classe di priorità indicata sulla ricetta, l’azienda sanitaria deve assicurare la prestazione in altro modo: con l’attività libero-professionale intramuraria dei propri medici o con le strutture private accreditate, senza costi aggiuntivi per il paziente oltre al ticket, se dovuto. Lo prevede l’art. 3, comma 10, del decreto-legge 73/2024.
Le liste d’attesa sono uno dei problemi più sentiti della sanità pubblica, anche in Sicilia. Questo articolo spiega cosa sono le classi di priorità, cosa succede quando il CUP non trova posto nei tempi, come far valere i propri diritti e cosa fare se l’attesa ha causato un danno alla salute.
In breve
- Le classi di priorità per visite ed esami sono quattro: U (entro 72 ore), B (entro 10 giorni), D (entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami), P (programmata, entro 120 giorni), secondo il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa.
- Se i tempi non possono essere rispettati, le direzioni aziendali garantiscono la prestazione in intramoenia o nel privato accreditato, nei limiti delle risorse stanziate (art. 3, comma 10, D.L. 73/2024, convertito dalla legge 107/2024).
- Le aziende sanitarie non possono sospendere o chiudere le agende di prenotazione (art. 3, comma 9, D.L. 73/2024).
- Chi non può presentarsi deve disdire almeno due giorni lavorativi prima; in caso di mancata disdetta può essere chiesto il pagamento del ticket, anche agli esenti.
Cosa sono le classi di priorità sulla ricetta?
La classe di priorità è l’indicazione con cui il medico, sulla ricetta, stabilisce entro quanto tempo la prestazione deve essere eseguita, in base al sospetto clinico. È obbligatoria per i primi accessi, cioè per la prima visita o il primo esame legati a un problema di salute; non si applica di regola ai controlli successivi, che vengono programmati dallo stesso medico o dalla struttura.
I tempi indicati sopra sono quelli del Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2019-2021, a cui rinvia lo stesso D.L. 73/2024; le stesse soglie sono riprese nel nuovo piano per il triennio 2025-2027. Le Regioni possono fissare tempi più brevi. Anche i ricoveri e gli interventi programmati, come quelli di cataratta o di protesi, hanno classi di priorità proprie.
Cosa succede se il CUP non trova posto nei tempi?
Il D.L. 73/2024 prevede che, se i tempi delle classi di priorità non possono essere rispettati, le direzioni generali delle aziende sanitarie garantiscono comunque la prestazione attraverso l’attività libero-professionale intramuraria, le prestazioni aggiuntive o il sistema privato accreditato, sulla base della tariffa nazionale. I direttori generali devono vigilare, anche ai fini disciplinari, su chi è responsabile della mancata erogazione.
Una regola analoga esisteva già nell’art. 3, comma 13, del decreto legislativo 124/1998: se l’attesa supera il tempo massimo, il paziente può chiedere che la prestazione sia resa in libera professione intramuraria, pagando solo il ticket. Le modalità concrete, i cosiddetti percorsi di tutela o di garanzia, sono definite dalle Regioni e dalle singole aziende sanitarie e vanno verificate con il CUP o l’ufficio relazioni con il pubblico.
Il decreto ha introdotto anche il CUP unico regionale o infraregionale, che deve comprendere le agende delle strutture pubbliche e private accreditate, e il divieto di chiudere le prenotazioni: la risposta «le agende sono chiuse» non è ammessa.
Come far valere il diritto in pratica?
- Controlla la ricetta: deve riportare la classe di priorità e il quesito diagnostico. Se manca, chiedi al medico di indicarla.
- Prenota al CUP e chiedi la prima data disponibile nell’ambito previsto dalla tua Regione. Annota data, ora e risposta ricevuta.
- Se la data supera il tempo massimo, chiedi di accedere al percorso di garanzia previsto dall’azienda sanitaria.
- Presenta una richiesta scritta all’ufficio relazioni con il pubblico dell’azienda sanitaria provinciale, anche via PEC, chiedendo la prestazione nei tempi in intramoenia o in una struttura accreditata al solo costo del ticket.
- Conserva tutto: ricetta, risposte del CUP, richiesta inviata e ricevute.
Se l’azienda non risponde, si può inviare una diffida e, se necessario, agire contro il silenzio della pubblica amministrazione. Nei casi in cui l’attesa mette concretamente a rischio la salute, si può valutare un ricorso d’urgenza al giudice, con il supporto di una relazione medica.
E se l’attesa ha causato un danno alla salute?
Quando il ritardo ha impedito di scoprire o curare in tempo una malattia, può nascere una responsabilità dell’azienda sanitaria. Valgono le regole sull’errore diagnostico e la diagnosi tardiva: bisogna dimostrare che con una prestazione nei tempi l’esito sarebbe stato migliore, secondo il criterio del «più probabile che non».
Se questa prova non è possibile, si può valutare la perdita di una possibilità concreta di guarigione o di cure meno invasive, spiegata nell’articolo sulla perdita di chance. Per gli interventi programmati, un’attesa eccessiva può aggravare il quadro clinico e incidere anche sul risultato, come accade per la cataratta, trattata nell’articolo sugli errori in oculistica, o per le protesi, di cui si parla in quello sugli errori in ortopedia.
Domande frequenti
Se faccio la visita in intramoenia per i tempi superati, quanto pago?
Nel percorso di garanzia il paziente paga solo il ticket, se dovuto; la differenza resta a carico dell’azienda sanitaria. Se invece sceglie autonomamente la visita privata, senza passare dal percorso previsto, paga la tariffa piena.
Posso andare da un medico privato e chiedere poi il rimborso?
Di regola no, se la struttura non è accreditata e manca l’autorizzazione dell’azienda sanitaria. Prima conviene sempre chiedere per iscritto l’attivazione del percorso di garanzia e verificare le regole regionali.
Cosa succede se non disdico una prenotazione?
Il D.L. 73/2024 prevede che chi non si presenta senza giustificata disdetta, salvo forza maggiore, possa essere tenuto a pagare il ticket anche se esente, secondo le linee di indirizzo nazionali. La disdetta va fatta almeno due giorni lavorativi prima.
Se un’attesa eccessiva ti ha impedito di curarti in tempo o hai bisogno di far valere i tuoi diritti verso l’azienda sanitaria, lo studio può valutare la documentazione e indicarti la strada più adatta. Riceve a Palermo e a Mussomeli: trovi i recapiti nella pagina sedi e contatti.



