Al pronto soccorso si viene visitati in base alla gravità, non all’ordine di arrivo: il triage assegna un codice di priorità da 1 a 5, con un tempo massimo di attesa per ciascuno, e durante l’attesa il paziente ha diritto a essere rivalutato e informato. Le linee di indirizzo nazionali raccomandano che l’intero percorso in pronto soccorso non superi, di regola, le 8 ore dall’arrivo.
Le attese lunghe sono una delle esperienze più frustranti per chi ha bisogno di cure. Vediamo cosa prevedono le regole nazionali, quanto si può aspettare, quali diritti ha il paziente in sala d’attesa, quando si paga il ticket e come segnalare un disservizio.
In breve
- Le linee di indirizzo nazionali sul triage intraospedaliero sono state approvate con l’accordo Stato-Regioni del 1° agosto 2019 (Rep. Atti n. 143/CSR), insieme a quelle sull’osservazione breve e sul sovraffollamento.
- La prima valutazione all’ingresso va garantita di norma entro 5 minuti; l’attesa massima va dall’accesso immediato (codice 1) a 240 minuti (codice 5).
- Il paziente in attesa viene rivalutato: in modo costante per il codice 2, a giudizio dell’infermiere, su sua richiesta o allo scadere del tempo massimo per i codici 3, 4 e 5.
- L’ammissione in osservazione breve intensiva (OBI) deve avvenire entro 8 ore e la permanenza non deve superare le 44 ore dalla presa in carico al triage.
Come funziona il triage al pronto soccorso?
Il triage è la valutazione con cui un infermiere formato stabilisce la priorità di accesso alle cure. Le linee di indirizzo del 2019 hanno sostituito i vecchi quattro colori con cinque codici numerici, da 1 (emergenza) a 5 (non urgenza), ai quali le Regioni possono associare un colore. L’elenco completo dei codici e dei tempi è nell’articolo sugli errori al pronto soccorso, che spiega anche quando un codice sbagliato diventa un errore medico.
Il triage si svolge in quattro fasi: la valutazione sulla porta, la raccolta dei dati e dei parametri, l’assegnazione del codice e la rivalutazione. Per i problemi minori le linee prevedono percorsi rapidi, come il «fast track», che indirizza il paziente direttamente all’ambulatorio competente, e il «see and treat», in cui alcune urgenze minori sono trattate secondo protocolli definiti. Per i casi che non hanno carattere di urgenza può essere più adatta la guardia medica.
Quanto si può aspettare al pronto soccorso?
Ogni codice ha un tempo massimo di attesa per l’accesso alle aree di trattamento, ma questi tempi sono standard organizzativi: il codice può cambiare se le condizioni migliorano o peggiorano. Per l’intero percorso, dalla visita agli esami fino alla decisione finale, le linee raccomandano un tempo non superiore alle 8 ore dall’arrivo, anche nei casi complessi.
Al termine il paziente può essere ricoverato, trasferito in un’altra struttura, rimandato a casa con indicazioni per il medico di famiglia, oppure ammesso in osservazione breve intensiva. L’OBI serve a osservare per alcune ore chi non ha bisogno di un ricovero ma non può ancora essere dimesso in sicurezza: va attivata entro 8 ore e non deve superare le 44 ore. Quando il ricovero si conclude, valgono le regole sulle dimissioni dall’ospedale.
Le stesse linee chiedono a ogni struttura un piano per gestire il sovraffollamento, cioè i momenti in cui gli arrivi superano la capacità del pronto soccorso.
Quali diritti ha il paziente durante l’attesa?
Le linee di indirizzo descrivono l’attesa come una fase critica del rapporto con il Servizio sanitario e indicano obblighi precisi per la struttura:
- rivalutazione: le condizioni di chi aspetta vanno controllate periodicamente, con modalità diverse a seconda del codice;
- informazione: paziente e accompagnatori devono ricevere notizie comprensibili sul percorso e sui tempi, anche attraverso schermi che mostrano il carico di lavoro;
- attenzione ai più fragili: dolore, età, disabilità e fragilità vanno considerati nell’assegnazione della priorità, con scale specifiche per il dolore nei bambini;
- documentazione: orari, codici, rivalutazioni e informazioni date devono risultare dalla scheda di triage.
Anche al pronto soccorso il dolore va misurato e trattato: la legge 38/2010 impone di riportarlo in cartella insieme alla terapia somministrata. Chi decide di andarsene prima della visita deve avvisare il personale: l’allontanamento volontario viene registrato e il paziente si assume le conseguenze della scelta.
Si paga il pronto soccorso?
Le prestazioni urgenti sono a carico del Servizio sanitario. Per gli accessi che risultano non urgenti, di solito il codice bianco, e che non si concludono con un ricovero può essere dovuto un ticket, salvo le esenzioni previste. Importo e regole possono variare tra le Regioni: conviene verificarli con l’azienda sanitaria.
Cosa fare se l’attesa o l’assistenza non vanno?
Davanti a un’attesa che sembra eccessiva o a un peggioramento, queste sono le azioni utili:
- Segnala subito all’infermiere di triage ogni cambiamento dei sintomi e chiedi una rivalutazione.
- Annota orari e nomi: arrivo, triage, visita, esami.
- Ritira il verbale di pronto soccorso alla dimissione e, se serve, chiedi la documentazione completa secondo le regole sulla cartella clinica.
- Presenta un reclamo scritto all’URP dell’azienda sanitaria, che deve rispondere nei termini del proprio regolamento.
Il reclamo serve a segnalare il disservizio; se invece l’attesa o un codice sbagliato hanno causato un danno alla salute, serve una valutazione medico-legale. Se il ritardo riguarda l’arrivo dei soccorsi, il tema è trattato nell’articolo sul ritardo dell’ambulanza e del 118.
Domande frequenti
Dopo quante ore di attesa posso andarmene?
Il paziente capace può andarsene in qualsiasi momento, ma deve avvisare il personale, che registra l’allontanamento. Se i sintomi persistono o peggiorano, conviene rivolgersi di nuovo a un medico senza attendere.
Un familiare può restare accanto al paziente?
Dipende dall’organizzazione del singolo pronto soccorso e dagli spazi disponibili. Le linee di indirizzo chiedono di prendersi cura anche degli accompagnatori e di prestare particolare attenzione a bambini e persone fragili.
Un’attesa lunga dà diritto al risarcimento?
Non di per sé. Serve dimostrare che il ritardo ha inciso sulla salute, per esempio aggravando una malattia che andava trattata prima. In assenza di danno resta lo strumento del reclamo.
Se ritieni che un ritardo o una gestione scorretta al pronto soccorso abbiano avuto conseguenze sulla salute, lo studio può esaminare la documentazione con un medico legale. Riceve a Palermo e a Mussomeli: i recapiti sono nella pagina sedi e contatti.



