Un erede resta escluso dalla successione per indegnità quando ha commesso uno dei fatti gravissimi elencati dall’art. 463 c.c., come uccidere o tentare di uccidere il defunto o falsificarne il testamento. La diseredazione, invece, è la scelta del testatore di escludere con una clausola un parente che erediterebbe per legge: la Cassazione la ammette, ma non può togliere la legittima a figli, coniuge e, in mancanza di figli, genitori.
Le due figure si confondono spesso. Vediamo i casi di indegnità, chi la dichiara, come si può perdonare l’indegno e fin dove arriva il potere del testatore di escludere un familiare.
In breve
- Le cause di indegnità sono tassative (art. 463 c.c.): attentati alla vita del defunto o dei suoi stretti familiari, calunnia o falsa testimonianza gravi, decadenza dalla responsabilità genitoriale non revocata, violenza o dolo sul testamento, soppressione o falsificazione del testamento.
- Chi è indagato per omicidio volontario, anche tentato, del coniuge o dell’unito civile, di un genitore, di un fratello o di una sorella è sospeso dalla successione fino all’archiviazione o al proscioglimento (art. 463-bis c.c.).
- L’indegno può essere riabilitato dal defunto con atto pubblico o testamento (art. 466 c.c.).
- Per la Cassazione (sentenza n. 8352 del 2012) è valida la clausola che esclude un erede legittimo; i legittimari conservano comunque il diritto alla quota di riserva.
Che cos’è l’indegnità a succedere?
L’indegnità è una sanzione civile: la legge esclude dall’eredità, e anche dai legati, chi si è reso responsabile di comportamenti gravi verso il defunto o verso la sua libertà di fare testamento. I casi sono solo quelli previsti dall’art. 463 c.c., che riguardano chi:
- ha ucciso o tentato di uccidere volontariamente il defunto, il suo coniuge, un discendente o un ascendente, salvo cause di non punibilità, o ha commesso contro di loro un fatto a cui si applicano le norme sull’omicidio;
- li ha denunciati con una denuncia dichiarata calunniosa, o ha testimoniato il falso contro di loro, per reati puniti con l’ergastolo o con la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni;
- è decaduto dalla responsabilità genitoriale verso il defunto e non vi è stato reintegrato prima della morte;
- ha indotto il defunto con dolo o violenza a fare, revocare o cambiare il testamento, o gliel’ha impedito;
- ha soppresso, nascosto o alterato il testamento, o ne ha formato uno falso o ne ha fatto uso consapevolmente.
Non sono cause di indegnità, per quanto moralmente gravi, il disinteresse verso un genitore anziano o i litigi familiari: in questi casi l’unico strumento è il testamento, nei limiti della legittima.
Chi dichiara l’indegnità e cosa succede all’indegno?
Al di fuori dei casi di condanna penale, l’indegnità va fatta valere davanti al giudice civile da chi ha interesse, di solito i coeredi o chi erediterebbe al posto dell’indegno. Dal 2018 (L. 4/2018), quando pronuncia condanna o patteggiamento per uno dei fatti dell’art. 463, è lo stesso giudice penale a dichiarare l’indegnità (art. 537-bis c.p.p.).
La stessa legge ha introdotto la sospensione dalla successione: il coniuge, anche separato, o l’unito civile indagato per l’omicidio volontario o tentato dell’altro, e chi è indagato per l’omicidio di un genitore, fratello o sorella, resta sospeso fino all’archiviazione o al proscioglimento definitivo; nel frattempo si nomina un curatore dell’eredità (art. 463-bis c.c.).
Dichiarata l’indegnità, l’escluso deve restituire i frutti percepiti dopo la morte (art. 464 c.c.). I suoi figli possono subentrare al suo posto per rappresentazione, ma l’indegno non ha usufrutto né amministrazione dei beni che vanno a loro (art. 465 c.c.).
Si può perdonare l’indegno?
Sì. La persona della cui successione si tratta può riabilitare l’indegno in modo espresso, con atto pubblico o con testamento (art. 466 c.c.). Esiste anche una riabilitazione parziale: se il testatore, conoscendo la causa di indegnità, lo ha comunque nominato nel testamento, l’indegno può ricevere quanto previsto da quella disposizione e nulla di più.
Si può diseredare un figlio o un parente?
Il codice non regola la diseredazione, ma la Cassazione, con la sentenza n. 8352 del 25 maggio 2012, ha ritenuto valida la clausola con cui il testatore esclude un erede legittimo, anche se il testamento non contiene altre disposizioni. Fratelli, nipoti e cugini, che non sono legittimari, possono quindi essere esclusi; chi eredita per legge in assenza di testamento è indicato nella guida alla successione senza testamento.
Il limite riguarda i legittimari. Figli, coniuge o unito civile e, in mancanza di figli, genitori hanno diritto alla quota di riserva anche contro la volontà del defunto: il legittimario diseredato può ottenerla con l’azione di riduzione (vedi la guida alla quota legittima). Se il diseredato è un figlio, resta discusso se i suoi discendenti possano subentrare: è un punto da valutare con attenzione al momento di scrivere la clausola, magari con un testamento pubblico.
Il coniuge separato senza addebito conserva i diritti successori; quello a cui la separazione è stata addebitata con sentenza definitiva ha diritto solo a un assegno vitalizio se riceveva gli alimenti (art. 548 c.c.). Le regole per l’unito civile sono spiegate nella guida all’eredità dell’unito civilmente e del convivente.
Domande frequenti
Il figlio che non si è mai occupato dei genitori è indegno?
No. L’abbandono morale non rientra tra le cause tassative dell’art. 463 c.c. Il genitore può ridurre la sua parte con il testamento, ma non sotto la quota di legittima.
Chi ha falsificato il testamento perde l’eredità?
Sì, chi forma un testamento falso o ne fa uso consapevolmente è indegno. Contro il documento falso si agisce anche con l’impugnazione, spiegata nella guida su quando si può impugnare il testamento.
Serve una causa per far dichiarare l’indegnità?
Sì, se non c’è una condanna penale che la dichiari. Prima della causa va tentata la mediazione obbligatoria prevista per le controversie successorie.
L’esclusione di un erede, per legge o per volontà del testatore, è una delle questioni più delicate del diritto successorio. Per un esame del caso concreto, le modalità di contatto sono nella pagina Sedi e contatti.



