Chirurgia bariatrica: complicanze, errori e risarcimento

Sleeve, bypass e bendaggio gastrico: quando un esito negativo della chirurgia dell’obesità è risarcibile, il ruolo del consenso, dei controlli successivi e della clinica.

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Chirurgia bariatrica: complicanze, errori e risarcimento

Dopo un intervento di chirurgia bariatrica si ha diritto al risarcimento quando il danno deriva da un errore: un’indicazione non corretta, una tecnica sbagliata, una complicanza riconosciuta in ritardo, controlli successivi inadeguati o un’informazione insufficiente. Un dimagrimento inferiore alle attese, da solo, non è un danno risarcibile.

Di seguito si vede come si valuta l’indicazione all’intervento, quali complicanze vengono contestate più spesso, cosa deve contenere il consenso, quali obblighi riguardano i controlli dopo l’operazione e chi risponde quando si opera in una clinica privata.

In breve

  • La chirurgia bariatrica, cioè la chirurgia dell’obesità, comprende interventi come la sleeve gastrectomy, il bypass gastrico e il bendaggio gastrico.
  • La struttura, pubblica o privata, risponde a titolo contrattuale anche quando il paziente ha scelto il chirurgo (art. 7, comma 1, della legge 24/2017).
  • Il ritardo nel riconoscere una complicanza dopo l’intervento è una delle contestazioni più frequenti.
  • Se il paziente trascura i controlli e le terapie prescritte, il risarcimento può essere ridotto (art. 1227 c.c.).

Quando l’intervento è indicato?

La chirurgia bariatrica non è un intervento estetico: cura l’obesità grave e le malattie collegate. L’indicazione si basa su criteri fissati dalle linee guida delle società scientifiche e richiede di regola una valutazione da parte di più figure: chirurgo, medico nutrizionista o dietologo, psicologo o psichiatra e, se necessario, altri medici.

Questa valutazione, con i colloqui, gli esami e il parere di ciascuna figura, deve risultare dalla cartella clinica. Una cartella che contiene solo il modulo di consenso e il verbale operatorio è già un elemento da approfondire.

Se la valutazione preliminare manca o è solo formale, e il paziente non aveva i requisiti o presentava controindicazioni non considerate, la responsabilità può riguardare la scelta stessa di operare. In questo caso la struttura può rispondere anche di conseguenze che, in un intervento correttamente indicato, sarebbero state considerate inevitabili.

Quali complicanze vengono contestate più spesso?

Gli interventi bariatrici modificano lo stomaco e talvolta l’intestino. Le contestazioni riguardano soprattutto:

  • perdite dalle suture (fistole o deiscenze), che possono causare peritonite e infezioni generalizzate;
  • emorragie durante o dopo l’intervento;
  • trombosi ed embolie, per le quali i pazienti con obesità hanno di regola un rischio più alto;
  • problemi a distanza, come restringimenti, ernie interne o carenze nutrizionali non seguite.

Molte di queste complicanze sono descritte in letteratura come possibili. Ma per la Cassazione l’etichetta di «complicanza» non esclude la responsabilità: bisogna capire se l’evento era prevedibile ed evitabile e se è stato riconosciuto e trattato in tempo. Spesso il punto decisivo è il ritardo: dolore, febbre, battito accelerato sottovalutati nei giorni successivi. Su questi temi si vedano gli articoli sulla sepsi non riconosciuta, sull’emorragia dopo l’intervento e sulla mancata profilassi della trombosi.

Cosa deve spiegare il consenso informato?

Nella chirurgia bariatrica l’informazione deve essere particolarmente completa, perché l’intervento cambia in modo duraturo l’alimentazione e lo stile di vita. Il paziente deve sapere quali sono i rischi immediati, i risultati realistici, le alternative e la possibilità o meno di tornare indietro.

Deve essere informato anche degli impegni successivi: controlli periodici, integratori, regole alimentari, a volte per tutta la vita. Se queste informazioni sono mancate, può esserci un danno anche quando l’intervento è stato eseguito correttamente, come spiegato nell’articolo sul consenso informato mancante.

Chi deve occuparsi dei controlli dopo l’intervento?

La cura non finisce in sala operatoria. La struttura e l’équipe devono organizzare il percorso successivo: dimissione con indicazioni chiare, controlli programmati, esami per individuare carenze di vitamine e minerali, disponibilità a rivedere il paziente in caso di sintomi.

Anche il paziente ha un ruolo. Se non si presenta ai controlli o non segue le terapie prescritte, e questo contribuisce al danno, il risarcimento può essere ridotto in proporzione (art. 1227, comma 1, c.c.). Per questo è utile conservare le prescrizioni ricevute e la prova dei controlli eseguiti.

In pratica, per tutelarsi è utile:

  1. conservare la lettera di dimissione e tutte le prescrizioni ricevute;
  2. annotare i controlli eseguiti, gli esami e gli integratori acquistati;
  3. in caso di sintomi, rivolgersi subito alla struttura e conservare traccia del contatto;
  4. chiedere la cartella clinica e far valutare il caso da un medico legale insieme a un chirurgo della stessa disciplina.

Chi risponde se si opera in una clinica privata?

Molti interventi bariatrici si svolgono in cliniche private, a pagamento o in convenzione con il Servizio sanitario. Le regole della legge Gelli-Bianco valgono allo stesso modo: la clinica risponde a titolo contrattuale dell’operato del chirurgo, anche se è stato scelto dal paziente. Le particolarità di queste strutture sono descritte nell’articolo sulla clinica privata o convenzionata.

Il chirurgo che ha concordato direttamente l’intervento e il compenso con il paziente risponde anch’egli a titolo contrattuale (art. 7, comma 3). Gli eventuali interventi di chirurgia plastica dopo il dimagrimento seguono le regole spiegate nell’articolo sull’errore chirurgico e chirurgia estetica.

Domande frequenti

Non ho perso il peso previsto: posso chiedere il risarcimento?

Di regola no. Il chirurgo non promette un risultato preciso. Diverso è il caso in cui il risultato insufficiente dipenda da un errore tecnico o da un’informazione non realistica sui risultati attesi.

Ho dovuto essere rioperato dopo pochi giorni: è un errore?

Non necessariamente. Un nuovo intervento può essere la corretta gestione di una complicanza. Bisogna verificare se la complicanza era evitabile e se è stata riconosciuta e trattata in tempo.

Ho scelto io il chirurgo: posso agire contro la clinica?

Sì. La legge prevede che la struttura risponda dell’operato dei medici di cui si avvale anche quando sono stati scelti dal paziente.

Ogni caso richiede l’esame della cartella clinica e del percorso prima e dopo l’intervento. Per una prima valutazione è possibile contattare lo studio a Palermo o a Mussomeli.

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