Un intervento per ernia del disco o alla colonna dà diritto al risarcimento quando il danno dipende da un errore: un’indicazione sbagliata, l’intervento sul livello vertebrale errato, una lesione nervosa evitabile, una complicanza riconosciuta in ritardo o un’informazione insufficiente. Un dolore che persiste o un’ernia che si ripresenta, da soli, non bastano a dimostrare l’errore.
In questo articolo si vede quali sono gli errori più ricorrenti nella chirurgia della colonna, come incide la difficoltà dell’intervento, cosa deve contenere il consenso e quali prove servono.
In breve
- La struttura risponde a titolo contrattuale degli interventi alla colonna eseguiti da neurochirurghi e ortopedici di cui si avvale (art. 7 della legge 24/2017).
- L’intervento sul livello vertebrale sbagliato è un errore di sede, come l’intervento sul lato sbagliato.
- La limitazione alla colpa grave per gli interventi di speciale difficoltà (art. 2236 c.c.) riguarda l’imperizia e va provata dal medico.
- Il consenso deve indicare anche le alternative all’intervento (art. 1, comma 3, della legge 219/2017).
Quali sono gli errori più ricorrenti?
La chirurgia della colonna è eseguita da neurochirurghi e da ortopedici. Le contestazioni più frequenti riguardano alcune situazioni tipiche:
- Indicazione: un intervento proposto quando il quadro clinico non lo giustificava, o eseguito con una tecnica inadatta al caso.
- Livello sbagliato: l’intervento eseguito sul disco o sulla vertebra adiacente a quella malata.
- Lesioni nervose: danni alle radici nervose o, nei casi più gravi, al midollo.
- Lesioni della dura madre, la membrana che avvolge le strutture nervose, non riconosciute o non trattate.
- Mezzi di fissazione, come viti e barre, posizionati in modo scorretto e non corretti dopo i controlli.
Spesso la contestazione non riguarda un singolo gesto, ma la catena delle decisioni: perché si è scelto di operare, come si è operato, cosa si è fatto quando sono comparsi i primi segni di un problema. Gli esami eseguiti dopo l’intervento, come una TAC di controllo, sono spesso decisivi per capire se un mezzo di fissazione era mal posizionato o se una lesione era presente fin dall’inizio.
L’intervento sul livello sbagliato rientra tra gli errori che la Raccomandazione n. 3 del Ministero della Salute mira a prevenire con la verifica della sede prima dell’incisione: se ne parla nell’articolo sull’intervento sul lato o sul paziente sbagliato. Per le lesioni dei nervi in generale si veda l’articolo sulla lesione di un nervo durante l’intervento.
Quando l’indicazione all’intervento è sbagliata?
Non ogni ernia del disco va operata. La scelta tra intervento e altre terapie spetta ai medici, che devono valutare i sintomi, gli esami e l’andamento nel tempo. Sul piano giuridico conta che la scelta sia coerente con le linee guida e le buone pratiche, adattate al caso concreto (art. 5 della legge 24/2017).
Se in giudizio emerge che l’intervento non era indicato, la struttura può rispondere anche di complicanze che, in un intervento necessario, sarebbero state considerate inevitabili. Quanto pesano le linee guida nella valutazione del medico è spiegato nell’articolo su linee guida e buone pratiche.
C’è anche la situazione opposta: un’urgenza della colonna non riconosciuta in tempo, come la compressione delle radici nervose più basse, che può richiedere un intervento rapido. Il ritardo nella diagnosi segue le regole spiegate nell’articolo sull’errore diagnostico.
L’intervento difficile riduce la responsabilità?
L’art. 2236 c.c. prevede che, quando la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il professionista risponda solo per dolo o colpa grave. Nella chirurgia della colonna l’argomento viene spesso invocato.
Secondo l’orientamento consolidato della Cassazione la regola ha però confini stretti. Riguarda solo l’imperizia, cioè la carenza di abilità tecnica, e non la negligenza o l’imprudenza. Inoltre spetta al medico dimostrare che il caso presentava difficoltà eccezionali, superiori a quelle di un intervento ordinario della stessa disciplina. Una discectomia senza particolarità, per esempio, difficilmente rientra in questa ipotesi.
Cosa deve contenere il consenso?
Il paziente ha diritto di essere informato sulla diagnosi, sui benefici e sui rischi dell’intervento, ma anche sulle possibili alternative e sulle conseguenze del rifiuto (art. 1, comma 3, della legge 219/2017). Nella chirurgia della colonna questo significa sapere, per esempio, quali terapie non chirurgiche erano possibili e quali risultati realistici ci si poteva attendere. Per gli interventi con mezzi di fissazione, come l’artrodesi, l’informazione deve riguardare anche i tempi di recupero e la possibilità di nuovi interventi.
Un modulo prestampato e generico non dimostra che l’informazione sia stata completa. Le conseguenze di un consenso carente sono spiegate nell’articolo sul consenso informato mancante.
Cosa fare se l’intervento è andato male?
- Chiedi la cartella clinica con verbale operatorio, immagini e referti degli esami eseguiti prima e dopo l’intervento.
- Conserva gli esami che documentano l’evoluzione, come risonanze e TAC, su supporto digitale.
- Annota il decorso: sintomi, visite, fisioterapia, spese, giorni di lavoro persi.
- Fai valutare il caso da un medico legale insieme a un neurochirurgo o a un ortopedico della colonna.
- Rispetta la procedura: richiesta scritta e tentativo obbligatorio di conciliazione prima della causa (art. 8 della legge 24/2017).
Nelle cause per errori nella chirurgia della colonna il giudice affida la consulenza tecnica a un collegio composto da un medico legale e da uno o più esperti della disciplina (art. 15 della legge 24/2017): per questo è utile che anche la valutazione preliminare sia svolta con le stesse competenze.
Domande frequenti
Dopo l’intervento ho ancora dolore: c’è stato un errore?
Non necessariamente. Il dolore può persistere anche dopo un intervento eseguito correttamente. Serve una valutazione degli esami e della cartella per capire se c’è stato un errore e se il dolore ne è la conseguenza.
L’ernia si è ripresentata: posso chiedere i danni?
La recidiva, di per sé, non dimostra un errore. Diventa rilevante se dipende da una tecnica scorretta o se il rischio non era stato spiegato in modo adeguato.
Mi hanno operato senza provare prima altre terapie: è un errore?
Può esserlo, se le linee guida e il quadro clinico indicavano un percorso diverso. Lo stabilisce la consulenza medico-legale, tenendo conto dei sintomi e degli esami di quel momento.
La chirurgia della colonna richiede una valutazione tecnica accurata prima di qualsiasi iniziativa. Per una prima analisi della documentazione è possibile contattare lo studio a Palermo o a Mussomeli.



