Una gravidanza extrauterina non diagnosticata dà diritto al risarcimento quando il medico, davanti a una donna con test di gravidanza positivo e sintomi come dolore addominale o perdite di sangue, non esegue gli accertamenti indicati per localizzare la gravidanza o li interpreta in modo errato, e quando il ritardo ha causato danni che una diagnosi tempestiva avrebbe più probabilmente evitato, come la rottura della tuba o la perdita della fertilità. L’errore va valutato sui dati disponibili in quel momento, non con il senno di poi.
La gravidanza extrauterina, o ectopica, è quella in cui l’embrione si impianta fuori dall’utero, quasi sempre in una tuba. Non può proseguire e, se non viene riconosciuta, può provocare un’emorragia interna. Vediamo quali obblighi hanno i sanitari, dove nascono gli errori, chi risponde e quali danni si possono chiedere. Le informazioni sono giuridiche: per i sintomi il riferimento è sempre il medico o il pronto soccorso.
In breve
- La diagnosi di gravidanza extrauterina si basa sulla combinazione del dosaggio dell’ormone della gravidanza (beta-hCG) nel sangue e dell’ecografia, spesso ripetuti nel tempo.
- Un’ecografia che non mostra la gravidanza nell’utero, con test positivo, impone di proseguire gli accertamenti: non consente di chiudere il caso.
- Della diagnosi mancata in ospedale risponde la struttura a titolo contrattuale (art. 7 della legge 24/2017).
- Il danno tipico riguarda la salute riproduttiva, gli interventi in urgenza e, nei casi più gravi, la vita della paziente.
Perché la gravidanza extrauterina può sfuggire?
Nelle prime settimane i sintomi possono essere sfumati e simili a quelli di una minaccia d’aborto, di un’infezione urinaria o di un disturbo intestinale. Inoltre la paziente può non sapere di essere incinta. Per questo la buona pratica prevede che, davanti a una donna in età fertile con dolore addominale o perdite anomale, si verifichi se è in corso una gravidanza e, in caso positivo, dove si trova.
Quando l’ecografia non mostra con chiarezza la gravidanza nell’utero, si parla di gravidanza a localizzazione non nota: la letteratura medica e i protocolli ospedalieri indicano di seguire l’andamento del beta-hCG e di ripetere l’ecografia, dando alla paziente indicazioni chiare su quando tornare. Le regole generali sono quelle dell’errore diagnostico e della diagnosi tardiva.
Quali errori si contestano più spesso?
- test di gravidanza non eseguito: il dolore viene attribuito ad altre cause senza verificare se la paziente sia incinta;
- ecografia letta in modo errato: un’immagine scambiata per una gravidanza nell’utero, o una raccolta di sangue nell’addome non segnalata;
- mancato monitoraggio: valori di beta-hCG non ripetuti o non confrontati, dimissione senza controlli programmati;
- diagnosi di aborto spontaneo non verificata: le perdite vengono interpretate come un aborto in corso senza accertare che la gravidanza fosse nell’utero;
- ritardo nell’intervento: la diagnosi viene posta, ma il trattamento arriva quando la tuba si è già rotta.
Gli esami del sangue possono essere a loro volta fonte di errore, se il risultato è sbagliato o non viene comunicato: è il tema dell’articolo sulle analisi di laboratorio sbagliate. Sulla lettura delle ecografie, la Cassazione ha affermato che chi esegue un esame deve leggerlo correttamente e, se ha dubbi, indirizzare la paziente agli approfondimenti necessari (Cass. civ., sez. III, ord. 16 giugno 2023, n. 17410, relativa a un’ecografia eseguita da un ginecologo).
Chi risponde: ginecologo, guardia medica o ospedale?
La paziente con dolore e perdite in gravidanza può rivolgersi al ginecologo di fiducia, al consultorio, alla guardia medica o al pronto soccorso. Se l’errore avviene in ospedale o in una struttura accreditata, risponde la struttura anche per l’operato dei medici non dipendenti (artt. 1218 e 1228 c.c., richiamati dall’art. 7 della legge Gelli-Bianco). Il ginecologo privato scelto dalla paziente risponde per contratto. Per il medico di turno valgono le regole spiegate nell’articolo sulla responsabilità della guardia medica; per le dimissioni affrettate, quelle sugli errori al pronto soccorso.
Quali danni si possono chiedere?
La gravidanza extrauterina, anche se riconosciuta in tempo, non può proseguire: la perdita della gravidanza in sé, quindi, non è il danno imputabile al ritardo. Il danno risarcibile è quello aggiuntivo causato dalla diagnosi tardiva:
- perdita della tuba o danno alla fertilità, quando una diagnosi tempestiva avrebbe consentito un trattamento conservativo;
- intervento in urgenza con le sue conseguenze, trasfusioni, ricovero più lungo;
- sofferenza fisica e morale legata all’emorragia e alle complicanze;
- spese mediche ed eventuali percorsi di procreazione assistita resi necessari dal danno.
Come si individuano e si provano queste voci è spiegato nella guida su quali danni si possono chiedere. Nei casi più gravi, in cui l’emorragia è stata fatale, i familiari possono agire per il danno proprio e per quello subito dalla congiunta.
Cosa fare in pratica?
- Richiedere tutta la documentazione: referti ecografici con le immagini, risultati del beta-hCG con data e ora, verbali di pronto soccorso, cartella dell’intervento.
- Ricostruire la cronologia dei sintomi, delle visite e delle indicazioni ricevute.
- Chiedere una valutazione medico-legale con un ginecologo, prima di avviare il percorso della legge 24/2017.
Domande frequenti
Mi avevano detto che era un aborto spontaneo, invece era una gravidanza extrauterina: c’è responsabilità?
Può esserci, se gli elementi disponibili imponevano di verificare la sede della gravidanza e questo non è stato fatto. Serve anche dimostrare che la diagnosi corretta avrebbe evitato o ridotto il danno.
Ho perso la tuba: avrei potuto conservarla?
Dipende dalle dimensioni, dallo stadio e dalle condizioni al momento in cui la gravidanza era riconoscibile. Il ginecologo che affianca il medico legale può stabilire se un trattamento conservativo era più probabilmente possibile.
La gravidanza era comunque destinata a interrompersi: si può chiedere il risarcimento?
Sì, ma non per la perdita della gravidanza in sé. Si risarciscono le conseguenze in più causate dal ritardo, come la rottura della tuba, l’intervento d’urgenza e il danno alla fertilità.
Ogni caso richiede l’esame attento della documentazione e un parere medico-legale prima di qualsiasi iniziativa. Se ritieni che una gravidanza extrauterina non riconosciuta in tempo abbia causato un danno a te o a una tua familiare, puoi chiedere una valutazione allo studio, che riceve a Palermo e a Mussomeli: i riferimenti sono nella pagina sedi e contatti.



