Indebito INPS: quando si devono restituire le somme

L’INPS chiede indietro somme già pagate? Non sempre sono dovute. Le regole per pensioni, NASpI e altre prestazioni, il ruolo della buona fede, il ricorso e la rateizzazione.

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Indebito INPS: quando si devono restituire le somme

Le somme pagate in più dall’INPS vanno restituite, ma con eccezioni importanti: per le pensioni non si restituisce quanto ricevuto in buona fede per un errore dell’Istituto, salvo il dolo o l’omessa comunicazione di fatti rilevanti (art. 52 L. 88/1989 e art. 13 L. 412/1991). Per le altre prestazioni, come la NASpI, vale la regola generale dell’indebito (art. 2033 c.c.), ma l’INPS deve chiedere la restituzione secondo buona fede, anche con una rateizzazione sostenibile.

Questa guida spiega quando la richiesta dell’INPS è fondata, come verificarla, come contestarla e cosa fare se la somma è effettivamente dovuta.

In breve

  • L’indebito è una somma pagata dall’INPS senza che ne esistessero i presupposti, in tutto o in parte.
  • Sulle pensioni pagate in base a un provvedimento formale, l’errore dell’INPS non si ripete sul pensionato in buona fede, salvo dolo od omessa segnalazione di fatti rilevanti (art. 52 L. 88/1989).
  • Per le prestazioni non pensionistiche si applica l’art. 2033 c.c., ma secondo la Corte costituzionale (sentenza n. 8/2023) la buona fede impone di rateizzare e può rendere la pretesa temporaneamente inesigibile.
  • Contro la richiesta si può proporre ricorso amministrativo all’INPS e poi ricorso al giudice del lavoro.

Cos’è l’indebito INPS e perché nasce?

Si parla di indebito previdenziale quando l’INPS ha pagato una prestazione che non spettava, o una somma maggiore del dovuto. Le cause più frequenti sono il ricalcolo dei redditi del pensionato, la mancata comunicazione di un nuovo lavoro durante la NASpI, la perdita di un requisito di una prestazione assistenziale, gli errori di calcolo dell’Istituto.

Un caso particolare riguarda chi ha percepito la NASpI dopo un licenziamento e poi ottiene dal giudice la reintegrazione: la disoccupazione viene meno per lo stesso periodo e l’INPS ne chiede la restituzione. È un aspetto da considerare quando si contesta un licenziamento per motivo oggettivo.

Quando non si deve restituire una pensione pagata in più?

Per le pensioni la legge tutela l’affidamento del pensionato. Le somme erogate in base a un provvedimento formale comunicato all’interessato non si recuperano, anche se il provvedimento era sbagliato per un errore di qualsiasi natura dell’INPS, salvo il dolo dell’interessato (art. 52, comma 2, L. 88/1989).

La tutela non vale quando l’indebito dipende dall’omessa o incompleta segnalazione, da parte del pensionato, di fatti che incidono sul diritto o sull’importo e che l’INPS non conosceva già (art. 13, comma 1, L. 412/1991). L’esempio tipico sono i redditi non dichiarati che riducono le prestazioni collegate al reddito, come le maggiorazioni, l’integrazione al minimo o l’assegno ordinario di invalidità per chi lavora. L’INPS verifica i redditi ogni anno e procede al recupero di quanto pagato in eccedenza (art. 13, comma 2).

Per le prestazioni di invalidità civile esistono regole specifiche, che cambiano a seconda che la revoca dipenda dai requisiti sanitari o da quelli di reddito: vanno verificate sul provvedimento.

E per la NASpI e le altre prestazioni?

Per le prestazioni non pensionistiche si applica la regola generale: chi riceve un pagamento non dovuto deve restituirlo (art. 2033 c.c.). Con la sentenza n. 8 del 2023 la Corte costituzionale ha però precisato che l’INPS, come ogni creditore, deve agire secondo buona fede (art. 1175 c.c.), tenendo conto della situazione di chi ha ricevuto le somme senza colpa.

In concreto la buona fede impone di rateizzare la somma tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali del debitore; finché la richiesta non è formulata in questo modo, la pretesa è inesigibile. In presenza di particolari situazioni personali la restituzione può essere temporaneamente inesigibile e, se sono in gioco diritti fondamentali, anche parzialmente. Il debito non si cancella, ma il modo e i tempi del recupero devono essere proporzionati.

Come si contesta la richiesta di restituzione?

  1. Leggere la lettera: deve indicare la prestazione, il periodo, l’importo e il motivo dell’indebito. Una motivazione generica è già un elemento da contestare.
  2. Verificare i calcoli e i presupposti: se il pagamento derivava da un errore dell’INPS, se i redditi considerati sono corretti, se una parte del periodo è prescritta (il termine ordinario è di dieci anni).
  3. Presentare ricorso amministrativo online o tramite patronato, di norma entro 90 giorni dalla comunicazione, al comitato competente dell’INPS.
  4. Chiedere la rateizzazione se la somma è dovuta, anche in via subordinata al ricorso: conviene chiederla con riserva, precisando che non vale come riconoscimento del debito.
  5. Rivolgersi al giudice del lavoro, per esempio al Tribunale di Palermo o di Caltanissetta, per far accertare che la somma non è dovuta o che va recuperata con modalità diverse.

Sulla pensione l’INPS può recuperare con trattenute mensili, entro i limiti fissati dalla legge per non intaccare il minimo necessario; i limiti generali alla pignorabilità di stipendi e pensioni sono spiegati nella guida sul pignoramento di stipendio e pensione.

Domande frequenti

L’INPS può chiedere indietro somme di molti anni fa?

Il diritto dell’INPS alla restituzione si prescrive di regola in dieci anni da ciascun pagamento. Per le pensioni, però, prima ancora della prescrizione conta se l’indebito era recuperabile secondo l’art. 52 L. 88/1989.

Ho ricevuto la NASpI in buona fede: devo restituirla tutta?

Se non spettava, la somma è in linea di principio dovuta, ma l’INPS deve concedere una rateizzazione proporzionata alle proprie condizioni economiche. Situazioni personali particolari possono giustificare una sospensione del recupero.

Se pago, posso comunque fare ricorso?

In genere sì: è prudente pagare o chiedere le rate con riserva e rispettare i termini del ricorso. Se il ricorso viene accolto, l’INPS deve restituire quanto ha incassato.

La richiesta di restituzione va esaminata subito, perché i termini del ricorso amministrativo sono brevi. Per una valutazione del caso concreto è possibile contattare lo studio dalla pagina sedi e contatti.

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